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Guarigione implica cura e cura a volte significa anche Conoscenza.

Oggi vogliamo portare la nostra attenzione su un gesto apparentemente innocuo, che ripetiamo ogni giorno nelle nostre cucine: l’incontro tra il cibo – che è la nostra prima medicina – e la plastica che lo custodisce.

  1. L’inganno invisibile e il cortocircuito dei messaggi biologici

Dietro la comodità dei contenitori che affollano le nostre dispense si nasconde una dinamica sottile. Le plastiche alimentari, nate dalla trasformazione degli idrocarburi, per diventare flessibili, morbide o trasparenti vengono arricchite di additivi chimici. Molte di queste sostanze hanno una natura lipofila: amano i grassi, vi si legano e tendono ad accumularsi silenziosamente nei nostri tessuti adiposi.

Il punto centrale, che tocca da vicino la nostra salute e quella delle generazioni future, riguarda la presenza di veri e propri “ingannatori biologici”: gli interferenti endocrini.

Queste molecole mettono in atto un vero e proprio inganno recettoriale. Si sostituiscono agli ormoni naturali (come gli estrogeni), occupandone il posto nei recettori cellulari. Questo “corto circuito” invia messaggi distorti al corpo, attivando o inibendo funzioni vitali nei momenti sbagliati. Le conseguenze possono tradursi in squilibri metabolici, neurologici e riproduttivi. Una vulnerabilità che, attraverso modifiche epigenetiche, rischia di trasmettersi anche a chi verrà dopo di noi, specialmente se l’esposizione avviene in fasi sacre e delicate come la gravidanza e la crescita dei più piccoli.

I principali protagonisti di questo silenzioso dialogo biochimico da monitorare sono:

  • Il Bisfenolo A (BPA): comune nelle plastiche rigide (siglate con il codice 7) e nei rivestimenti interni delle lattine. È sotto osservazione per le sue correlazioni con alterazioni tiroidee, del neurosviluppo e sindromi metaboliche.
  • Gli Ftalati e il DEHA: utilizzati per rendere flessibile il PVC. Migrano con estrema facilità nei cibi grassi o conditi, rappresentando un carico di lavoro tossico per organi emuntori preziosi come fegato e reni.

 

  1. I tre “acceleratori” della migrazione chimica

La materia, lo sappiamo, non è statica: si trasforma in base alle relazioni a cui è sottoposta. La stabilità della plastica dipende da fattori precisi, che agiscono come acceleratori del rilascio di queste sostanze nel cibo:

  1. Lo Shock Termico: il calore delle pietanze bollenti o l’uso del microonde indeboliscono la struttura molecolare della plastica, facilitando il passaggio dei contaminanti.
  2. L’Affinità Chimica: alimenti ricchi di grassi (sottoli, formaggi, salumi) o fortemente acidi (sughi di pomodoro, succhi d’agrume) si comportano come veri e propri solventi naturali.
  3. La Degradazione Meccanica: l’usura, i graffi dovuti all’uso e i lavaggi aggressivi in lavastoviglie aumentano la superficie utile per il rilascio delle tossine.

  1. Gesti di cura: l’alternativa consapevole.

La guarigione inizia quando la consapevolezza si traduce in una nuova ecologia domestica. Bastano piccoli, costanti gesti d’amore per ridurre drasticamente l’esposizione chimica e ristabilire un contatto sano con ciò che ci nutre:

  • Scegliamo la purezza della terra e dei metalli: Per la conservazione a lungo termine e, soprattutto, per accogliere i pasti caldi, preferiamo sistematicamente materiali nobili e inerti come il vetro, la ceramica o l’acciaio inossidabile.
  • Riscaldiamo con rispetto: Evitiamo di scaldare le pietanze nel microonde all’interno di contenitori di plastica, anche se dichiarati idonei. Abituiamoci al gesto antico e curativo di trasferire il cibo in un piatto di ceramica prima di accendere l’elettrodomestico.
  • Leggiamo le etichette attentamente: Quando acquistiamo le pellicole trasparenti per gli alimenti, verifichiamo sempre la presenza della dicitura “PVC Free” o “Senza Ftalati”.
  • Onoriamo il ciclo di vita degli oggetti: Non riutilizziamo le bottiglie d’acqua in plastica come contenitori permanenti e lasciamo andare (smaltendoli correttamente) gli utensili graffiati, opachi o deteriorati.
  • Torniamo alla semplicità della stoffa e della carta: Per i piccoli spuntini o le merende, riscopriamo la bellezza e la sicurezza dei sacchetti in tessuto o carta: un’alternativa ecologica che azzera alla radice ogni rischio di migrazione chimica.

Custodire la salute significa anche questo: pronunciare una parola di guarigione attraverso le scelte quotidiane, proteggendo quel flusso perfetto e armonioso che è la vita biologica all’interno dello spettacolo della nostra coscienza.

 

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