La voce strumento di guarigione

I benefici del canto partono dall’India col canto carnatico, una tecnica di rilassamento che venne ripresa da un ginecologo parigino e utilizzata per gestire gravidanza e parto.

Il canto ha il potere di lavorare contemporaneamente sul piano emotivo e su quello fisico, per questo è utile rispetto alla rimozione di blocchi, di paure, tensioni, rigidità, attraverso il riequilibrio degli stati emotivi, la regolazione del respiro e la presa di consapevolezza del proprio corpo.

Studi del settore hanno dimostrato che il canto attiva all’unisono quasi tutte le aree del cervello, stimolando connessioni e impulsi che favoriscono la memoria, il linguaggio, la concentrazione. Infatti nei musicisti si è riscontrato un ispessimento del corpo calloso, con la conseguenza di un maggiore scambio tra i due emisferi cerebrali.

La canto terapia ha portato benefici sia in caso di ictus, di Parkinson, in caso di deficit del linguaggio, balbuzie e alcuni casi di autismo, perché permette di creare dei percorsi cerebrali alternativi, aggirando le zone cerebrali danneggiate. Inoltre, il canto costringe a ad attivare un doppio circuito nel cervello, perché l’ascolto è diretto sia verso l’esterno che verso l’interno.

Il canto è particolarmente funzionale rispetto all’armonizzazione di un gruppo. Si è visto che il coro riesce a sincronizzare il proprio battito cardiaco, così come si sincronizza tutto l’apparato cardio-respiratorio. Cantare in coro permette ai sistemi simpatico e para-simpatico di lavorare in modo ottimale, in quanto viene regolata l’attività del nervo vago, riducendo i sintomi patologici.

Il nervo vago nasce dalla base del cranio e si divide in tante ramificazioni: un ramo sale verso la testa e l’orecchio, uno scende lungo la laringe e i polmoni, per poi discendere nell’addome, coinvolgendo tutti gli organi addominali, uno scende fino al cuore. Esso ha la funzione di far lavorare al meglio tutti gli organi coinvolti. Il canto corale stimola anche la produzione di ossitocina, identificato come “ormone di legame”, in quanto è associato a sentimenti di amore e di vicinanza emotiva. Il canto mette in comunicazione le persone anche senza parlare e nella distanza, quindi stimola la connessione sottile. Il canto migliora l’umore e rafforza il sistema immunitario.

Attraverso la laringe, il nervo vago può attingere energia e trasportarla, attraverso la vibrazione, agli organi del corpo, fino a quello gastroenterico. Anche i gargarismi hanno una funzione di stimolo sulla funzionalità vagale. Lo humming è una delle tecniche più funzionali per aiutare il nervo vago, sia su tonalità basse che alte.

Alexander Lowen, padre della Bioenergetica, psichiatra e psicoterapeuta, pensava che le tensioni croniche potessero creare degli elementi di costrizione, visualizzabili come anelli, lungo il canale del tratto orale e vocale, inibendo anche alcune espressioni del viso. Sul piano emotivo, questi anelli rappresentano una difesa di fronte alla possibilità di essere costretti ad ingoiare qualcosa di sgradito.

Anche il respiro viene coinvolto, riducendo il passaggio dell’aria.

Questi anelli sono tre e si trovano: uno all’altezza dell’articolazione del capo con il collo, uno tra il collo e la cavità toracica, uno all’altezza del palato. Più numerosi sono gli elementi che non si accettano, più forte è la chiusura, che crea irrigidimento muscolare.

Il grido è uno strumento che sostiene nello sbloccare questi anelli e liberare il canale vitale, favorendo il benessere.

Il kiai è un’arte sviluppata in Giappone dai Samurai, impiegato nelle arti marziali, che consiste nell’emissione di un grido tanto forte da destabilizzare il nemico. Il grido stimola le strutture cerebrali a livello del talamo, stimolando i riflessi del sistema para-simpatico del nervo vago e il sistema simpatico a vascolo-umorale.

In sintesi, cantare fa bene alla salute. Il vecchio motto “canta che ti passa” ha il suo fondamento.

Buon canto a tutti!

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