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La scelta del nome nella storia di un bambino

Associazione Dhyana ONLUS Educazione Evolutiva Nome Giu 2019

Nella favola di Pinocchio il momento della scelta del nome è un momento magico e fondamentale, pieno di commozione.
“Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino.
— Che nome gli metterò? — disse fra sé e sé. — Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna”.
Sappiamo che Pinocchio, uno dei libri più tradotti al mondo, è una favola ricca di significati simbolici e, se impariamo a leggerlo con gli occhi di un educatore attento alla visione evolutiva e spirituale, ci renderemo conto che nulla è lasciato al caso, ma ogni piccolo particolare rappresenta un messaggio preciso e importante.
 
Lo stesso nome scelto per l’irrequieto burattino di legno, “Pinocchio”, può essere letto almeno con due livelli di significato: allude al “pino”, da cui forse proveniva quel magico ciocco di legno, ma anche alla ghiandola pineale (pin – occhio = occhio pineale), il “terzo occhio”, responsabile dell’apertura della mente intuitiva nell’uomo, di cui il burattino avrà bisogno per diventare un bambino (uomo) vero.
 
Generalmente, scegliere il nome di un figlio non è cosa facile e la scelta ha tante possibilità: da quelle più affettive, connesse magari alla perdita e ricordi di persone care, ai legami familiari e culturali, alle tradizioni, ai sogni e desideri di mondi lontani e irrealizzati.
 
Un passaggio importante riguarda la possibilità di accogliere dentro di sé l’inevitabile presenza di aspettative, desideri, piccole o grandi ferite non sanate per le quali la motivazione della scelta del nome di un figlio può essere una “piccola” compensazione.
 
Quando si decide il nome di un bambino, si decide una nota importante da immettere nella sua vita. Sarà il nucleo della sua identità che, a seconda del suo percorso, sarà più vicina agli aspetti materiali o agli aspetti spirituali della vita.
La scelta del nome risponde alla Legge Spirituale detta “Legge di Fissazione”, secondo cui “Come l’uomo pensa, tale egli è”; i suoi pensieri governano i suoi desideri e le sue azioni, e così ne consegue il futuro. Nel nostro nome si sintetizza il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro, questo sia che ne siamo consapevoli sia che non lo siamo.
 
Come possiamo rendere la scelta del nome di un bambino il più rispettosa possibile del suo progetto evolutivo? Come conciliare le aspirazioni dei genitori con l’accoglienza e la valorizzazione delle qualità migliori del bambino che verrà?
 
Nella nostra esperienza, è fondamentale, per preparare l’arrivo e la conoscenza di un bambino, l’avvio di un dialogo con lui prima della sua nascita, dal momento in cui si decide il suo concepimento, nella fiducia che lui sentirà la nostra presenza e noi la sua più di quanto non ci rendiamo conto.
In questo, la sensibilità delle coppie e delle donne durante la gravidanza può essere utilizzata come un vero e proprio campo di ricettività, atto a cogliere i messaggi che arrivano dal nascituro. Sappiamo che i sogni in questo periodo possono essere particolarmente importanti e preziosi, ricchi di simbolismo, e dare indicazioni precise sull’identità del bambino che sta arrivando. Nella nostra esperienza, abbiamo visto arrivare ad alcuni genitori precise indicazioni sul nome del bambino che non necessariamente incontravano i loro “desideri” e i bisogni, ma piuttosto precise esigenze evolutive del bambino stesso.
 
E’ il caso, per esempio, di Elisabetta, una madre in attesa della sua bambina, che dopo un sogno, e dopo aver meditato, ha scritto, di getto, questa lettera in suo “nome”: “Sono Monica, tua figlia, il mio nome significa “Solitaria”, è così che sono, è così che mi sento, è su questo punto che la mia storia mi ha portato.
 
Ora sento che devo fare dei passi per andare avanti, per trasformare la mia solitudine, intesa come abbandono, come il sentirsi abbandonata ed il lasciarsi sola, per portarla ad un livello più elevato, alla solitudine come momento necessario per contattare l’Assoluto. Ho scelto te, come madre, perché so che questo punto ti è familiare, che hai conosciuto la solitudine, che ti sei sentita abbandonata e tradita e di ciò hai sofferto, fino a scegliere di rimanere sola per non toccare più il dolore legato al distacco. Ma ora stai rivedendo tutto questo, con nuovi occhi, sotto una luce diversa e stai facendo i tuoi passi.
 
Sappi che anche io, come te, ho paura di stare sola, ho paura di perdere le persone care, a cui sento che la mia Anima è legata. So che tu stai sentendo questa mia paura e l’angoscia che mi accompagna. E confido nel fatto che mi aiuterai a trasformare questo, come io sto aiutando te, in questo momento, nel portarti a chiedere aiuto e lasciarti sostenere, perché ne hai bisogno, ad affidarti completamente, perché ora puoi farlo e devi farlo, perché è bene per te”.