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Madre Natura ci dona ogni giorno dei piccoli miracoli che spesso diamo per scontati: profumi, panorami, suoni, colori…

Per cogliere appieno la bellezza che ci circonda, possiamo provare a tenere un’attitudine di ascolto e silenzio, in modo da percepire i messaggi sottili che la Natura ci regala.
Questo può essere fatto durante una passeggiata, un’escursione o anche durante un’arrampicata. In quest’ultimo caso l’obiettivo non è la performance o il tecnicismo, ma l’armonia e la fusione; non il superamento del limite fisico, ma il confronto con la nostra personalità, nel tentativo di orientarla all’alto, all’Anima.
La parete è “diretta” nel metterci in contatto con i nostri automatismi, i limiti, le paure o con le nostre risorse, capacità e talenti, più o meno consapevoli.
Nel salire lungo la via, possiamo provare a stare in un’attitudine di ascolto, apertura e accettazione di ciò che incontreremo nell’esperienza. La parete diviene una compagna che non bluffa, non protegge e non collude, ma esprime esattamente ciò che le portiamo. Cerchiamo all’inizio di prendere un po’ di confidenza con la parete e l’attrezzatura e poi, gradualmente, possiamo cercare di conoscere la reazione della nostra mente quando viene messa in contatto diretto col vuoto, utilizzando il respiro e la concentrazione per accogliere le vibrazioni che emergono.
Occorre imparare a restare rilassati ed attenti, accettando ciò che succede, osservando con distacco i pensieri automatici che salgono e lasciando fluire il contatto con noi stessi.
Per chi osserva e per chi fa da sicura, è importante sostenere il compagno che arrampica con pensieri positivi e di fiducia, dando solo le indicazioni necessarie, al fine di mantenere un clima di ascolto e silenzio.
E’ utile osservarsi, anche nel tentativo di compiere tentativi e movimenti nuovi, considerando che sulla parete si portano sia propri automatismi ed autosabotaggi (che si cerca di conoscere ed affrontare), che i propri talenti ancora inespressi.
In questo lavoro diventa fondamentale il sostegno del gruppo (i compagni che arrampicano con noi), che ci aiuta a toccare e varcare il nostro limite e a scoprire e conoscere il nostro potere.
Sarebbe utile, infatti, intervallare le esperienze in parete con condivisioni in cui ciascuno esprima i propri vissuti e rimandi all’altro ciò che ha visto: i passi mossi e i punti da affrontare, in un clima intimo e delicato.
In tal modo l’esperienza di arrampicata diviene anche una valida palestra per i nostri rapporti, nel tentativo di coltivare la cooperazione, la fratellanza, la fiducia e i giusti e retti rapporti.

 

Imparate dunque a coordinare il cuore con il silenzio.
Ma questo silenzio non è semplice vuoto;
al contrario, esso soffonde lo spazio con la sintesi del pensiero.
Come al cuore non occorrono parole per pregare,
così a questo silenzio pregnante non occorrono formule.
Il silenzio intenso presuppone grandi accumuli di pensiero e desideri benevolenti.
Così il cuore, intento nel silenzio, carico di energia come una dinamo,
batte il ritmo dell’Universo,
e i desideri personali si trasmutano nella Volontà direttiva universale.
In tal modo si collabora con i mondi lontani.
(Morya, Cuore, ver 68)