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Uso di Simboli ed Archetipi nel Contatto con la Coscienza

L’utilizzo dei simboli come strumenti di espressione del contatto con la Coscienza fa riferimento all’opera di Jung, che evidenzia come il simbolo sia “La macchina psicologica che trasforma l’energia” (Jung, La dinamica dell’inconscio, pag. 55). Questa particolare proprietà è spiegabile in quanto il simbolo emana dagli archetipi ed esprime la loro energia.
Gli archetipi sono definiti come ordinatori di rappresentazioni, cioè “forme presenti universalmente ed ereditate che nella loro totalità costituiscono la struttura dell’inconscio” (Jung, Simboli della trasformazione).
Essi si rivelano solo indirettamente, attraverso le rappresentazioni e appaiono forniti di un’energia che non è misurabile, ma può essere valutata in termini psicologici, facendo riferimento all’intensità del sentimento che suscitano nell’individuo.
In questo senso, il simbolo è un trasformatore di energia perché apporta un nuovo “sapere”, svela l’essenza di una situazione che l’individuo sta già vivendo, ma quasi senza saperlo: come, talvolta, la conoscenza di un particolare ignoto può mutare il senso di un’intera situazione, così l’incontro con il simbolo può dissolvere vecchi equilibri psichici, indicarne di nuovi, chiarire situazioni ancora immerse nel caos iniziale.
Gli archetipi non sono quindi idee, ma possibilità di rappresentazioni, ossia disposizioni a riprodurre forme e immagini virtuali, tipiche del mondo e della vita, le quali corrispondono alle esperienze compiute dall’umanità nello sviluppo della Coscienza. Essi si trasmettono ereditariamente e rappresentano una sorta di memoria dell’umanità, sedimentata in un inconscio collettivo.
Gli archetipi lasciano le loro tracce nei miti, nelle favole e nei sogni, che sono espressioni dell’inconscio collettivo: esso indica l’esistenza, nella psiche, di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque.
Come ci dice la Scienza dello Spirito, i simboli sono il linguaggio universale dell’arte e del Divino: essi sono il “trait d’union” fra l’apparenza materiale del mondo degli uomini e la realtà Spirituale.
Quando un’idea o un’energia divina prende contatto con la sostanza materiale, forma un simbolo che costituisce una sorta di vestito che vela la Realtà, perché il sapere degli uomini non è in grado di accedere ad essa. Più un’energia è elevata, più il simbolo assume vesti armoniche ed astratte.
L’uomo per entrare in contatto con la Divinità deve innalzare la vibrazione della propria mente sino alle frequenze della Mente Astratta.
Il compito dei Maestri e dei Discepoli è sempre stato quello di esprimere le qualità di questi piani, attraverso l’uso dei Simboli. Quindi, i simboli costituiscono elementi, che fanno da tramite tra il mondo delle Idee dei piani Spirituali elevati e la conoscenza umana.
Come scrive A. Bailey “Questi antichi Misteri furono originariamente rivelati all’umanità dalla Gerarchia, e contengono la chiave del processo evolutivo, celata nei numeri, nel rituale, nelle parole e nella simbologia, i quali velano il segreto dell’origine e del destino dell’uomo e sono una immagine, raffigurata nei riti e nei rituali, del lungo sentiero che deve percorrere per far ritorno alla luce.” (A. Bailey, Il Ritorno del Cristo, pag. 122).