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Storia dell'Educazione: dalle civilta orientali alla scolastica

Nella civiltà sumera (4500-2057 a.C.) e assiro-babilonese (2000-539 a.C.) e in quella egiziana (3238-525 a.C.), l’istruzione viene impartita in scuole dirette da sacerdoti e ha come ideali educativi il sentimento patriottico e l’ubbidienza al sacerdote supremo, al principe o al faraone. Consiste in un apprendimento mnemonico di elenchi di vocaboli e testi scritti e mira alla formazione di scribi. Esistono anche delle scuole tecniche, dove si apprendono da maestri artigiani le arti e i mestieri.

Nella civiltà fenicia (1500-500 a.C.) le scuole hanno carattere commerciale e vi si insegnano le abilità pratiche (lettura, calcolo) necessarie a diventare artigiani, mercanti e navigatori. Gli insegnanti sono maestri privati.

Nella civiltà ebraica antica (1100 a.C.-70 d.C.) l’educazione consiste nell’insegnamento della Bibbia ed è volta a promuovere l’obbedienza incondizionata alla legge del Signore. Il padre ha come primo dovere di insegnare un mestiere al proprio figlio, mentre l’istruzione elementare (lettura e scrittura sul Talmud), viene impartita in scuole annesse alla sinagoghe, aperte a tutti. É interessante sottolineare che in questa civiltà gli educatori seguono chiare indicazioni, scritte sul Talmud, sull’importanza della gradualità dell’insegnamento, dell’attenzione psicologica all’allievo, sulla limitazione massima delle punizioni corporali.

Nella civiltà indiana (1800-300 a.C.) l’istruzione è di appannaggio delle classi superiori, mira a sviluppare la conoscenza e l’obbedienza alle leggi sacre, col fine del perfezionamento spirituale volto al mantenimento di una prosperità comune, garantita da un corretto comportamento morale. Nel periodo braminico l’educazione viene impartita mediante lezioni individuali di maestri detti bramani; dopo l’avvento del buddismo l’istruzione viene aperta a tutti coloro che se ne mostrino meritevoli e viene impartita in classi all’interno dei conventi.

Nella civiltà cinese (2500 a.C.-476 d.C.) l’educazione è aperta a tutti, ma richiede un costo elevato che di fatto la rende di appannaggio dei ricchi. É sostenuta da maestri privati, ma viene controllata dallo stato attraverso severi esami locali e nazionali. L’obiettivo dell’educazione è quello di promuovere la conoscenza di se stessi, di sviluppare la bontà insita in ogni uomo, che deve portare all’adoperarsi continuo per il benessere materiale della comunità.

Nella civiltà greca arcaica (XXI sec.-VII sec. a.C.) l’insegnamento dei doveri pubblici ha un’impronta laica, la cultura letteraria viene trasmessa per via orale dai cantori dei poemi epici, che stimolano una comunicazione emotiva inconscia, basata sull’imitazione e sulla memoria, volta al mantenimento di una sorta di “memoria collettiva”.

Nella civiltà spartana (X-VIII sec. a.C.) l’educazione è essenzialmente corrispondente all’addestramento militare, molto duro e obbligatorio. È volta a promuovere l’emulazione e l’agonismo, la costante tensione a dimostrarsi degno del maestro, fino a raggiungere eccessi quali quello della pederastìa, diffusissima peraltro in tutta la Grecia arcaica.

Nella civiltà ateniese del VII-VI sec. a.C. l’educazione mira a formare la condotta del buon cittadino e implica un addestramento militare. L’istruzione è aperta a tutti, ma di fatto pochi possono permettersela, le scuole sono rette da maestri privati, diversi per disciplina, che si occupano solo di insegnare le materie come la grammatica, la musica, la ginnastica, senza entrare propriamente nel campo dell’educazione morale, che è affidata ai genitori e al pedagogo, un schiavo che sorveglia il fanciullo durante tutto l’arco della giornata. Le discipline sono insegnate seguendo un piano analitico razionale che non considera accorgimenti di carattere psicologico. L’organizzazione educativa è controllata dallo Stato tramite specifici funzionari.

Con l’avvento della sofistica (V sec. a.C.) l’educazione ateniese è volta alla formazione dell’uomo politico e si estende a tutti gli strati sociali. I sofisti inaugurano lo studio di discipline a carattere generale che servano a fornire una cultura di base e diano pieno potere ai procedimenti logici, senza paura per le conclusioni che ne possono trarre. Purtroppo questo ha portato ad una degenerazione dell’arte della controversia, che viene utilizzata principalmente in funzione di critica. Socrate (470-399 a.C.) riprende dai sofisti la convinzione che ogni uomo abbia diritto di divenire artefice del proprio destino e che tutto può essere discusso.
L’imperativo morale è: “conosci te stesso!”. L’insegnamento si articola nei due momenti dell’ironia (fingere di approvare le opinioni dell’interlocutore per rilevarne poi l’incongruenza) e la maieutica (aiutare l’interlocutore, con opportune domande, a trovare in se stesso la verità).
Platone (427-347 a.C.) fonda l’Accademia, un istituto di educazione in cui si intende risvegliare nel discepolo la conoscenza che ha in potenza, tramite il rapporto di Amore, all’interno di una debita disciplina che non permetta nessuna mollezza. Lo scopo è quello di formare cittadini in grado di conoscere e praticare la virtù. Si sottolinea la necessità dell’individuazione delle capacità del singolo e del gioco come mezzo migliore per favorire l’apprendimento nei bambini.
Aristotele (384-322 a.C.) definisce che lo Stato deve provvedere all’educazione dei cittadini in modo da perpetuare le istituzioni vigenti. Lo scopo dell’educazione è la virtù, raggiungibile attraverso la ragione, virtù che deve essere sia individuale che sociale. L’educazione si rivolge ad una élite, visto che per questo autore c’è una parte dell’umanità (gli schiavi ad esempio) incapace di svolgere attività veramente umane. Il periodo ellenistico (dal IV sec. a.C.) vede il fiorire di scuole di retorica, in cui si impara la tecnica oratoria, contrapposte a scuole dialettiche e filosofiche, nelle quali si promuove l’argomentazione e la riflessione. In generale l’ideale educativo è volto alla formazione del burocrate attraverso studi umanistici, promuovendo una cultura enciclopedica.

Nella civiltà romana (753 a.C.-476 d.C.) l’ideale educativo si incarna nel buon oratore, che deve avere una conoscenza completa delle varie discipline. Seneca sottolinea l’importanza della filosofia per l’educazione morale. I primi anni dell’educazione familiare sono vissuti dai bambini insieme ai fratelli di latte e alla moltitudine di figure che, con ruoli diversi, ruotano attorno a loro. Il principale canale educativo è rappresentato dai racconti, diversi a seconda dell’oratore.
Tutta una serie di divinità sono preposte alla guida del bambino durante la sua crescita. Nel periodo repubblicano ci sono tre gradi principali di scuole, tutte a pagamento. Nel ludus litterarius si insegna a leggere, scrivere e far di conto ai fanciulli dai 7 ai 12 anni, con metodo analitico. Nel ludi grammatici si insegnano ai ragazzi dai 13 ai 17 anni la poesia, la storia, l’interpretazione dei testi e la critica letteraria. Infine il ludus rethoris è una scuola di eloquenza che prevede una specializzazione in Grecia o a Rodi. In ogni tipo di scuola domina l’apprendimento mnemonico. La professione del maestro è screditata e mal pagata, all’ultimo posto nella scala sociale, ed essi sono poco preparati e spesso abusano delle punizioni corporali. A partire dall’intervento di Vespasiano lo Stato si occupa direttamente dell’educazione istituendo scuole e occupandosi della remunerazione dei maestri.

Nel cristianesimo primitivo i fedeli frequentano le scuole pagane e ricevono parallelamente un’educazione religiosa incentrata sugli ideali della carità e della giustizia evangelica. L’insegnante, che spesso coincide con la figura del sacerdote, ha un altissimo rilievo ed è colui che detiene la verità da instillare nell’allievo. S. Agostino sottolinea il rapporto di anime che c’è tra insegnante e allievo e il contingente cambiamento che l’atto educativo determina in entrambi. In seguito i monasteri si rivelano i luoghi privilegiati dell’istruzione: in essi si promuove l’ideale ascetico e si insegnano i salmi a interni ed esterni. Le pene corporali sono un simbolo dell’educazione. Dal 787 in poi Carlo Magno si adopera per una ristrutturazione dell’organizzazione educativa trasformando i monasteri in scuole di pubblica frequenza e prevedendo di pari l’istituzione di scuole rurali, in
modo da permettere a quanti ne fossero in grado, di essere raggiunti dall’istruzione. La grammatica costituisce la base dell’insegnamento e l’apprendimento è mnemonico.

Dall’XI al XIV sec. si consolidano le città e si incrementano le scuole cattedrali, fino alla istituzione delle Università, che garantiscono diritti e privilegi all’alta borghesia nascente. Inoltre si consolidano le scuole episcopali e si istituiscono le scuole delle corporazioni, destinate alla piccola borghesia artigiana. La nuova complessità politica necessita della formazione di uomini competenti specializzati in vari campi. La Scolastica (X-XV sec.) rivendica i diritti della ragione, sistematizzando il sapere in argomentazioni raccolte nella Summae, promuovendo uno studio logico-analitico, purtroppo troppo astratto e slegato dalla realtà. Per Tommaso D’Aquino l’educazione vede coinvolti Dio, che infonde la luce della conoscenza, il maestro, che traduce questa luce in principi e il discente, che riceve dal maestro le conoscenze e deve adoperarsi per metterle in atto. L’autore insiste sulla gradualità dell’insegnamento per stimolare la cooperazione dell’allievo.