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Storia dell’Educazione: dall’Umanesimo all’Illuminismo

Nell’Umanesimo la cultura è intesa come base della formazione di un uomo capace di vivere una vita piena nella realtà terrena. L’educazione è improntata alla ricerca, nell’idea che l’uomo debba divenire costruttore di sé e del suo stato, in collaborazione con altri uomini. Hanno un posto privilegiato gli studi letterari, in quanto il linguaggio è il mezzo attraverso il quale gli uomini si connettono ai loro simili.

L’accento è posto sulla formazione morale e civile dell’individuo, si dà molta importanza allo studio dei classici. Montaigne sottolinea l’importanza del fatto che il precettore sia un uomo avveduto piuttosto che un dotto, l’importanza del dubbio come metodo educativo e valorizza l’irrobustimento del corpo utile a calare i propri pensieri nella realtà. È in questo periodo che nascono le prime scuole a tempo pieno (ad esempio la “Casa Zoiosa” di Vittorino da Feltre) e si capisce l’utilità della vita comunitaria. L’istruzione umanistica è limitata alla classe aristocratica.
Parallelamente, nel periodo rinascimentale, si sviluppano scuole in cui si insegna in lingua volgare, che danno una formazione commerciale. Si insegna a leggere, scrivere, fare contabilità. Queste scuole condividono con quelle umanistiche un ideale di uomo come “faber fortunae suae”.

La Riforma, negando la funzione intermediaria della Chiesa nell’interpretazione dei testi sacri, vede nell’educazione estesa a tutti il solo modo per attuarsi e rinforzarsi. Si gettano le basi per un’istruzione elementare statale e obbligatoria (tutti i fanciulli devono saper leggere) e si rivaluta il ruolo del maestro. In molte scuole l’impostazione degli studi è umanistica.

Durante la Controriforma l’educazione è lo strumento positivo per arginare lo scisma luterano. La realizzazione del compito educativo è demandata alle congregazioni religiose insegnanti, in special modo alla Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola. Il piano educativo dei Gesuiti è regolato dalla “Ratio studiorum”, l’insieme di norme minuziose fissate in modo definitivo nel 1599, a cui tutti gli insegnanti dell’ordine devono attenersi. Si prescrive di tenere un costante controllo sugli allievi, di organizzare la vita della classe come una gara, di verificare con prove ed esercizi prestabiliti il profitto degli scolari. Si sacrifica ogni iniziativa personale e ogni spirito di libertà. I collegi dei Gesuiti sono scuole complete che si dividono in due gruppi di studi: uno di lettere e l’altro di filosofia e teologia.

Tommaso Campanella (1568-1639) espone la sua concezione educativa nel saggio utopico “La Città del Sole”. L’ideale è quello di un comunismo etico tendente a potenziare le varie attività umane, attraverso processi di istruzione che valorizzino un apprendimento. L’educazione è affidata all’ambiente, sia fisico sia sociale, parte dall’esperienza diretta e dal continuo contatto con la natura.

Francis Bacon (1561-1626) propone una comunità utopica, la Nuova Atlantide: la scienze è liberata dagli errori e si fonda sul metodo induttivo. Si educa più con le cose che con le parole. L’educazione è volta a sviluppare nell’individuo, attraverso la formazione di un metodo, le capacità per agire direttamente sul mondo reale a vantaggio di tutta l’umanità. Bacone è un sostenitore delle scuole di Stato.

Per Amos Comenio, educare significa insegnare tutto a tutti. L’istruzione ha lo scopo di insegnare agli individui ad essere uomini, attraverso lo studio attento della natura, facendo loro riscoprire la loro origine divina e indicando la via per risalire fino a Dio. Si insiste sull’importanza di non incorrere in pregiudiziali differenziazioni tra gli studenti. Comenio distingue quattro fasi di età crescente: infanzia (0-6 anni), puerizia (6-12 anni), adolescenza (12-18 anni), giovinezza (18-24 anni). Ad ogni fase corrisponde una tappa di istruzione assegnata ad un particolare tipo di scuola.
L’insegnamento nel primo grado si basa sui sensi, nel secondo sull’immaginazione e sulla memoria, nel terzo sulle cognizioni intellettuali e sul giudizio, nel quarto sulla conoscenza intellettuale e sull’armonico concorso di tutte le facoltà dell’individuo.

Per i Giansenisti l’educazione deve essere volta a dare all’individuo il controllo degli affetti, dei sentimenti e dei pensieri, senza per questo indulgere mai a metodi autoritari e repressivi.
L’educazione serve a perfezionare la ragione: Pascal dice che il compito della ragione è quello di avviarci verso uno stato in cui la ragione non è più necessaria, allo stato della fede. Si ha una visione pessimistica dell’uomo, l’allievo viene concepito come un ammalato che ha bisogno di continue cure.

Gli Oratoriani sottolineano l’importanza della formazione della mente per il conseguimento di una vita morale e religiosa. L’atteggiamento dell’educatore è comprensivo e liberale. I Fratelli della Dottrina Cristiana, fondati da De La Salle (1651-1719) si preoccupano dell’istruzione popolare, sostenendo che l’istruzione deve essere a servizio di tutto il popolo e quindi in costante rapporto con il mondo del lavoro. Il metodo è improntato sulla severità e si ricorre alle punizioni corporali.
L’atmosfera delle scuole è cupa e oppressiva, perché ritenuta più consona all’educazione delle classi popolari.

François Fénelon (1651-1715) valorizza il metodo dell’educazione indiretta: si offrono all’allievo possibilità di vivere esperienze mediate su cui riflettere poi assieme al maestro. Compito dell’educazione è diffondere la moralizzazione dei costumi. Fénelon si occupa anche dell’educazione femminile, scrivendo un trattato su questa che sarà una delle opere più influenti per almeno un secolo.

I Pietisti intendono diffondere uno spirito di devozione e fratellanza fra il popolo, ogni disciplina inserita nel piano educativo deve essere volta a scopi moralmente e socialmente utili.
August Hermann Francke (1663-1727) organizza un sistema che prevede una scuola gratuita per i poveri, una scuola tedesca per borghesi, una scuola latina, dove si studiano i classici, le discipline scientifiche e la storia, un paedagogium, per i nobili, dove si studia il latino, la filosofia, la medicina e il diritto, un seminarium, per la formazione degli insegnanti. Infine pensa ad una Realschulen, un paedagogium particolare, che mira all’insegnamento dell’economia rurale e dell’amministrazione agricola, della professione di commerciante , di funzionario, di artigiano.

In John Locke (1632-1704) non c’è una concezione ottimistica dell’infanzia. I giovani hanno bisogno del precettore per attingere alle possibilità di miglioramento del carattere, da soli non ne sospetterebbero l’esistenza. Si vuole formare un individuo che sappia autogovernarsi, dominando le proprie inclinazioni per l’amore di quanto la ragione gli consiglia come conveniente. Si insiste sull’importanza di un’educazione del corpo, secondo la massima: mens sana in corpore sano. Il lavoro manuale è un aspetto basilare della formazione dell’uomo. Locke accentua l’importanza che intervengano nell’educazione tutte le figure che stanno vicine al bambino, genitori, parenti, servitù. L’educazione è fatta da un insieme di interventi che sia basano sulla considerazione dei bambini reali che hanno un loro modo di essere e un modo di essere percepiti in quella determinata società. È importante dare spazio al gioco come forma di apprendimento e giustificare razionalmente le proibizioni per instaurare velocemente le buone abitudini.

Giambattista Vico (1668-1744) individua delle tappe in cui si snoda l’educazione: il senso nell’infanzia, la fantasia nella fanciullezza, la ragione nella giovinezza. Lo studio della storia ha un posto importantissimo nel curriculum scolastico, poichè attraverso questa disciplina l’individuo può conoscere il suo passato e quindi se stesso. Si rivendica l’importanza della fantasia e della memoria, della capacità di sintesi, per la formazione dell’individuo, di elementi razionali e irrazionali.

Nel periodo dell’Illuminismo, la natura è vista come un sistema di leggi universali che costituiscono l’essenza della vita umana e ne guidano lo sviluppo in senso positivo. L’impostazione è laica, l’educazione deve sradicare i pregiudizi e le superstizioni. Si sente l’esigenza di una riforma del sistema sociale, l’educazione deve essere estesa a tutti e vigilata dallo Stato. In questo periodo si inizia a intravedere una sensibilità nei confronti del diverso e si iniziano a considerare metodi di
educazione per i bambini con handicap (Itard, Séguin). Gli handicap maggiormente considerati sono la cecità e il sordomutismo.

Antonio Genovesi (1713-1769) afferma che le azioni degli individui sono determinate dall’ambiente esterno, per cui l’educazione consiste nella possibilità di plasmare razionalmente
l’uomo, tenendo in debito conto le inclinazioni naturali, secondo il criterio dell’interesse generale.
La pedagogia deve indirizzare le passioni dell’uomo nel giusto senso, grazie ad esempi da imitare.
Genovesi sottolinea la necessità che la scuola si fondi su un’unità linguistica.

Vincenzo Cuoco (1770-1823) afferma che l’educazione deve mirare alla liberazione del popolo
infondendogli una coscienza morale. Distingue il tipo di educazione a seconda delle classi sociali a cui si rivolge. Pensa sia necessario che ci sia un’istruzione per pochi, una per molti e una per moltissimi. L’educazione dei molti ha lo scopo di facilitare la comunicazione tra i pochi e i moltissimi.

Per Lessing (1729-1781) l’educazione è la voce di Dio comunicata all’individuo tramite la parola.
Essa permette di abbreviare i tempi per decodificare il messaggio divino e tende a fortificare l’intelletto e la volontà. Dalla scuola devono essere banditi premi o punizioni, in quanto essa deve fondarsi sulla serenità e sulla gioia di ritrovarsi insieme.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) ritiene che l’educazione debba mirare ad un radicale rinnovamento della società, sviluppando le tendenze naturali degli individui, così da formare
uomini capaci di trovare in sè la forza e l’equilibrio necessari a far fronte alle varie situazioni sociali. Il metodo si basa su un’educazione negativa, che consiste nel proteggere il cuore dal vizio e la mente dall’errore, piuttosto che nell’insegnare la virtù. Si concepisce inoltre un’educazione indiretta, basata sull’esperienza che fa il fanciullo rispetto a ciò che è utile per la sua età.
Attraverso l’educazione è possibile raggiungere i cuori degli uomini e rinnovare la società, costituendo uno stato di giustizia e uguaglianza sociale.

Per Immanuel Kant (1724-1804) l’educazione è il mezzo principale per sottomettere la natura, gli istinti, alla ragione, facendo dell’uomo un essere libero che subordina le sue azioni alla legge che egli stesso si impone. Le massime devono scaturire dall’anima stessa dell’uomo. L’educazione mira alla libertà, abituando l’individuo al rispetto della legge, della disciplina che la sua stessa ragione gli impone. Una morale autentica non ha bisogno di appoggiarsi a nessuna religione confessionale.
Fin da piccolo il bambino ha bisogno di contrarre buone abitudini, già all’interno della famiglia. Le scuole dovrebbero garantire la libertà e stimolare sentimenti di amore per il prossimo e cosmopolitici; in esse il maestro dovrebbe momentaneamente rappresentare la legge per il fanciullo, l’esempio vivente che è possibile sottomettere l’istinto e raggiungere la libertà.