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 “Il Mondo è ciò che sogni, ammonisce la tradizione originaria, suggerendo che ogni sguardo sul mondo è determinato dall’idea che noi ne abbiamo. Le antiche tradizioni spirituali ricordano che la Realtà è un’illusione che vela l’Essenza”, diceva Lattuada, in un articolo del 2013, dal titolo “Una lettura transpersonale dell’opera teatrale”.

Riteniamo che avere dei sogni, delle Aspirazioni e nutrirle giorno dopo giorno con Coraggio, sia uno degli aspetti fondamentali in un Percorso di Ricerca e che sia compito di Insegnanti ed Educatori accendere nei ragazzi proprio questo tipo di consapevolezza.

Nelle righe che seguiranno, raccontiamo l’esperienza realizzata con il Teatro Evolutivo presso la Scuola Superiore Carducci di via Asmara a Roma, attraverso un percorso in 5 incontri, per due diverse classi di Prima Superiore, con il Progetto “Miti, Teatro Evolutivo e Adolescenti: uno strumento per sviluppare la consapevolezza emotiva”.

Il Teatro Evolutivo è infatti un processo di crescita e ricerca personale e di gruppo, che utilizza come strumento l’arte teatrale e la sua tecnica. Non è fine a se stesso e non ha come obiettivo la recitazione in senso ludico, ma l’evoluzione dell’essere umano, poiché tende all’espressione del Sé, sciogliendo le varie maschere che indossiamo nei ruoli quotidiani e stimolando in ciascuno una riflessione su di sé e sull’essere umano. Si rivolge quindi a tutti coloro che sono interessati all’introspezione, alla consapevolezza delle proprie emozioni, alla liberazione delle proprie potenzialità espressive, alla ricerca di un contatto con l’equilibrio e con la propria Creatività.

Nello specifico di questa esperienza realizzata con i ragazzi adolescenti, nel lasso di tempo di 5 incontri a cadenza quindicinale, abbiamo chiesto loro di inventare un personaggio, partendo con il dargli un nome e poi descrivendolo su un foglio e per chi voleva, realizzando un disegno del personaggio stesso.

I ragazzi hanno colto lo stimolo senza troppe difficoltà e si sono messi a lavoro. Attraverso il foglio, hanno sentito la libertà di tirare fuori parti di se stessi: hanno descritto quello che avrebbero voluto essere, quello che non gli piaceva di loro, le loro paure, le loro angosce, i temi che evidentemente li assillano nella quotidianità, di fatto descrivendo il loro personaggio.

Successivamente, ogni ragazzo singolarmente ha ripreso in mano il suo personaggio e l’ha arricchito, in particolare descrivendo quali erano i suoi sogni e le sue Aspirazioni e le emozioni che provava.
Si sono creati poi dei sotto-gruppi costituiti dai 4 ai 6 personaggi ciascuno e così suddivisi, i ragazzi hanno cominciato a ideare la trama di una rappresentazione: cosa accadeva ed in quale luogo, come evolvevano gli eventi, lo scopo della scena. Ogni gruppo si è appuntato su un foglio la trama ed alcune battute possibili, raffinandole e dettagliandole meglio via via, sia nell’ambientazione, che negli accadimenti, che nelle battute.

L’indicazione che abbiamo dato è stata che la creatività poteva spaziare liberamente, ma alla fine dove esserci una sorta di “lieto fine”, ovvero gli eventi dovevano dipanarsi in modo positivo, seguendo un corso di evoluzione ed una trasformazione.
Abbiamo cercato di sostenerli in una visione positiva e là dove abbiamo sentito più resistenze, li abbiamo sostenuti per portare una trasformazione in positivo.
Sono emerse tutte le inquietudini dei ragazzi e tutte le loro angosce, abbiamo cercato di accettarle e poi di proporre, laddove non veniva spontaneo all’interno del gruppo, appunto l’elemento trasformativo.

Il senso che abbiamo voluto dare al lavoro è stato proprio quello di aiutare i ragazzi a contattare i loro sogni ed a credere nella possibilità di poterli realizzare; infatti in ogni scena, oltre all’aspetto trasformativo, avevamo anche chiesto loro quale fosse l’elemento di Aspirazione che volevano mettere in atto e gli abbiamo chiesto di provare a dargli vita, nell’idea che è soltanto grazie agli altri, ovvero ai Rapporti, che è possibile raggiungere e realizzare i propri sogni. Abbiamo visto infatti interagire i personaggi ed aiutarsi in scena per raggiungere l’obiettivo desiderato.

In alcune scene sono stati portati alla luce situazione difficili e dolorose, come la disoccupazione, la dipendenza da sostanze, le difficoltà nell’ orientamento di genere e questo parla probabilmente delle angosce che i ragazzi vivono ed anche delle difficoltà di rapporto con i loro corpi e con tutta una serie di emozioni per le quali spesso non ci sono contesti di adeguata accoglienza. Anche in questi casi, abbiamo cercato di portare come messaggio l’importanza di condividere le fragilità affinché possano trasformarsi in Qualità da condividere e donare poi nei Rapporti.

Pensiamo che il modo più bello per chiudere queste riflessioni sia riportare quanto loro stessi hanno descritto sul blog della Scuola.

“La classe 1^AL ha avuto l’opportunità di partecipare a un progetto scolastico di teatro, in orario curricolare.
Il teatro è una disciplina che si basa sull’arte del rappresentare, e per noi questo significa mettere da parte la timidezza.

L’esperienza di teatro evolutivo dell’associazione Dhyana ci è stata utile per conoscere altri aspetti di noi stessi, e per sentirci più uniti come classe.

Al primo incontro, ognuno si è descritto con una parola sola, ed al secondo tutti gli alunni hanno inventato un personaggio con caratteristiche fisiche e psichiche. La Dott.ssa Folino e la sua collega a capo del progetto hanno poi formato dei gruppi con personaggi simili tra loro, ed ogni gruppo ha messo in scena una piccola rappresentazione.

Quest’ultimo evento, avvenuto nell’ultimo incontro del 9 maggio, ha avuto un esito molto positivo, perché la lezione si è conclusa con un coro al quale hanno partecipato tutti.
Sicuramente questo progetto ha avuto una ricaduta positiva anche sulle relazioni tra compagni di classe”.

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