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In ogni questione la conquista dell’equilibrio è così prioritaria,
che il Magnete esercita la massima attrazione in vista di tale equilibrio.
Il ritmo, evidente in tutto il Cosmo,
rivela questo principio che governa qualsiasi attività in natura.
La facoltà costruttiva dipende da questo elevato principio.
Com’è possibile non realizzare questo processo naturale?
E lo stesso principio inevitabilmente dirige l’edificazione della vita.
Ritmo, esplosioni, attrazione magnetica: tutte queste forze devono essere convertite
nel principio di equilibrio. Se la razza moritura ha trasgredito la legge delle Origini,
la nuova razza deve dare conferma del nuovo potere, necessario all’equilibrio cosmico.
È vero, il principio del Magnete cosmico muove il progresso su una spirale ascendente,
ed è impossibile disgiungere le maestose spirali cosmiche delle ascese evolutive.
Quando la nuova razza avrà affermato il potere delle Origini,
l’equilibrio cosmico sarà realmente raggiunto.


(Morya, Infinito, vol. 1, 226)

 

Premesse

Il seguente articolo affronta il concetto dell’Equilibrio, sia come elemento cardine del movimento scenico, sia riferendosi all’Equilibrio tra Coscienza e personalità che il Teatro Evolutivo cerca di favorire, ma soprattutto rispetto alla concetto di Equilibrio tra le Polarità, condizione necessaria affinché il Potere Creativo possa sprigionarsi.
Premettiamo, al fine di comprendere meglio le righe che seguiranno, che per “personalità” intendiamo l’involucro più esterno dell’essenza di un uomo, ovvero l’insieme dei desideri e delle abitudini individuali tesi alla conservazione di ciò che si è, e di ciò che già si conosce; mentre per “Coscienza” intendiamo l’Essenza più preziosa dell’uomo, la parte connessa all’Umanità intera e collegata all’impulso ad evolvere e ad elevarsi, in linea ed in direzione dei Valori Spirituali.

Il movimento scenico e l’Equilibrio nel Teatro

E’ di fondamentale importanza comprendere il senso nel movimento scenico. Questo comporta necessariamente un’educazione del corpo alla scena teatrale, senza la quale, soprattutto chi è più inesperto, si trova diviso tra il non conoscere bene le sue capacità professionali e il desiderio di recitare un ruolo per come se lo immagina.

Affinché il movimento generico diventi elemento di Coscienza interiorizzato dall’attore, bisogna passare per lo studio e la comprensione della biomeccanica teatrale, disciplina che ha lo scopo di evidenziare le capacità dell’attore e di formare in lui l’esigenza di un movimento espressivo.

L’Equilibrio è il punto cardine sul quale convergono tutti gli aspetti del movimento scenico, da quelli particolari, legati all’azione fisica, a quelli generali legati più ad una dimensione di Creatività.

Il processo creativo dell’attore infatti sta nel cambiamento del rapporto con le proprie possibilità e capacità. Per fare ciò, ovviamente, esistono degli esercizi fisici che aiutano l’attore a trovare il proprio punto di equilibrio: “Immaginiamo di spostare il corpo prima avanti e indietro, poi destra e sinistra, stando su un piede, immaginiamo di camminare su una fune sopra un precipizio … si può percepire, col tempo, un maggiore grado di armonia nel corpo, man mano che si prende confidenza con il nuovo spazio creato” (Karpov, Lezioni di movimento scenico).

Per acuire la percezione di equilibrio dell’attore, esistono una grande varietà di esercizi, a volte molto stravaganti, quali ad esempio il tenere l’equilibrio su di un tallone, una spalla o addirittura, una mano o un dito. La loro finalità è la ricerca dell’Equilibrio, a partire da una condizione diciamo di “disequilibrio”: significa “cercare la quiete, dopo la tempesta”, ovvero attraversare una situazione critica ed uscirne rinforzati, in termini di consapevolezza corporea, ma non solo.

Ma nel lavoro degli attori, l’Equilibrio non è semplicemente fisico. Infatti, forse la parte più impegnativa è la ricerca del punto di mezzo tra quella che è la personalità dell’attore ed il personaggio che si vuole rappresentare che, inevitabilmente va a cogliere parti intime dell’attore stesso. Quindi l’Equilibrio è sicuramente supportato dal coordinare questi due aspetti che si possono gestire sempre meglio considerando, in fase di studio, tutte le possibili varianti per le quali il personaggio interno viene messo alla luce.

L’equilibrio nel Teatro Evolutivo

“Due cose il discepolo deve imparare: star leggero in sella (per usare una vecchia frase) e l’umorismo, cioè la vera (non forzata) capacità di ridere di sé e con il mondo.
Questo è un equilibrio che è proprio di chi opera realmente nella luce mentale”
(Bailey, Riflettici, pag. 150).

Il concetto di Equilibrio è intimamente connesso a quello di conflitto.
Il conflitto, nel teatro, è l’elemento su cui si fonda la rappresentazione, perché muove all’azione i personaggi e, se ben articolato, genera negli spettatori immedesimazione e compartecipazione crescente. Nel Teatro Evolutivo, il conflitto è incentrato proprio sul rapporto tra i due poli opposti, quelli della Coscienza e della personalità ed è teso verso la trasformazione, l’elevazione e la risoluzione, processo che si esprime proprio attraverso il raggiungimento di un punto di Equilibrio.
La rappresentazione pone in essere la trasformazione del personaggio verso la progressiva armonizzazione del rapporto tra questi due elementi, ovvero la Coscienza e la personalità, andando a creare sintesi via via sempre più elevate.
Il personaggio evolve attraverso il conflitto e la ricerca costante di un nuovo Equilibrio, che genererà un nuovo conflitto per poi stabilizzarsi in un equilibrio ad una voluta sempre più alta della Spirale Evolutiva.
E’ nel punto di Equilibrio che le due forze opposte trovano un bilanciamento, che porta poi alla risoluzione temporanea del conflitto. È importante entrare in profondità nel personaggio, cogliendo quante più sfumature possibili rispetto al conflitto che vive, in modo che il processo di armonizzazione e risoluzione sia graduale, accompagnando lo spettatore a entrare nelle pieghe più intime della Coscienza.
Il personaggio così può svelare in modo intimo e reale la sua fragilità, permettendo allo spettatore di “fare sua” l’esperienza rappresentata, entrando in risonanza con l’attore.
Ogni sfumatura del conflitto rappresenta un passaggio, una piccola sintesi intermedia che il personaggio sperimenta nel processo che lo conduce alla risoluzione finale.
Lajos Egri, scrittore e regista teatrale, chiama queste piccole sintesi, “Transizioni”.
I conflitti minori, che definiamo “transizione”, portano il personaggio da uno stato mentale all’altro, fino a quando si vedrà costretto a prendere una decisione. Attraverso queste transizioni o conflitti minori, il personaggio si evolverà in maniera lenta e costante” (Egri, L’arte della scrittura drammaturgica, pag. 94).
Ad esempio se un personaggio esprime all’inizio della rappresentazione una forte nota di rabbia, per arrivare ad esprimere l’accettazione dovrà passare negli stadi intermedi del sentire la solitudine generata da quella rabbia, al sentire una forte dispersione, fino al sentire di essere bloccato e di non riuscire ad evolvere, etc.

L’equilibrio tra le Polarità e la Creatività nel Teatro

La potenzialità creativa nasce nel momento in cui esiste un Rapporto Reciproco tra due Polarità.
Se questa Reciprocità esiste solo su un piano fisico, tra un uomo e una donna, la creatività si esprimerà su quel piano, con dei figli fisici. Se il Rapporto avverrà sui piani emotivi e mentali, avremo, come figli, emozioni e idee più o meno raffinate. Se la Reciprocità sarà stabilita con la propria Coscienza che accompagna la Coscienza di Coppia, si creeranno figli sottili e si offriranno al Servizio.
In questo punto può avvenire l’opera Creativa, per cui la personalità integrata (ovvero allineata ai Valori) ed armonizzata (e quindi non più preda dei desideri e delle emozioni), traduce quanto intuito nel rapporto con la Coscienza. Perché questo sia possibile è necessario che la personalità sia appunto integrata e che il Canale di trasmutazione dell’energia sia libero.
Allo stesso modo è necessario che ci sia un contatto con la propria Coscienza. Chi riesce a stabilire i primi contatti di Reciprocità diventa irradiante e magneticamente attrae quello che serve per ampliare il proprio Servizio e la propria opera Creativa.
La parola e il linguaggio in generale, inteso in senso ampio, sono strumenti importantissimi, con cui condividere l’opera creativa e diffonderla in termini di Cultura. La traduzione dell’intuizione creativa porta in essere l’opera d’arte e la rende fruibile al mondo esterno. Ricordiamo sempre che: “L’energia segue il pensiero e la parola è ciò che lo concretizza”.
Più in generale, la vibrazione delle due Polarità, Maschile e Femminile, nel Teatro Evolutivo la possiamo scorgere nell’atto rappresentativo in sé. Se pensiamo a come è formato un teatro vediamo che c’è uno spazio, il palcoscenico, che accoglie la rappresentazione e che è di forma tondeggiante, aperta verso il pubblico, e vuota. Questa parte rappresenta senz’altro la polarità femminile.
Allo stesso tempo, la rappresentazione è un’azione, porta un messaggio verbale e non verbale che inizia nello spazio del palcoscenico e si espande verso il pubblico. L’atto del rappresentare porta con sé, quindi, la vibrazione della polarità maschile, che insieme allo spazio scenico femminile si fondono ed offrono un prodotto al pubblico, che a sua volta è raccolto da uno spazio ampio, circolare e vuoto, la platea, femminile e che contiene delle presenze, persone attive nel loro assistere ed accogliere i messaggi offerti dallo spettacolo; reagendo a questo, esprimono così, di nuovo, la polarità maschile. Insieme, le due Polarità si fondono e si intrecciano con le Polarità del pubblico.

Conclusioni

Ci auguriamo che attraverso queste righe il lettore abbia potuto trarre spunti di riflessione utili alla ricerca del proprio Equilibrio interno ed alla comprensione di come il Teatro in generale ed il Teatro Evolutivo in particolare, possano favorire la rottura di vecchi Equilibri, nell’intento di crearne di nuovi, più Armonici dei preesistenti, ed orientati sempre di più alla Luce della Coscienza.

Bibiliografia

  1. Bailey A. (1971). Riflettici, Roma: Edizioni Nuova Era
  2. Bailey A. (1974). Psicologia Esoterica, Vol. I, Roma: Edizioni Nuova Era
  3. Egri L. (2003). L’arte della scrittura drammaturgica, Roma: Dino Audino Editore
  4. Morya (1930). Infinito, formato elettronico
  5. Nikolaj Karpov (2007). Lezioni di movimento scenico, Corazzano (PI): Edizioni Titivillus