Questo sito si avvale di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all’utilizzo del sito stesso. Cliccando sul bottone accetto si acconsente al loro utilizzo in conformità alla nostra Cookie Policy.

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati e Fortunata Folino *

 

Il termine «Necessità» deriva dal latino Necessitatem, proveniente da Necessus, o Necesse (il necessario); Necessus, a sua volta, si compone di Nec (non) e Cessus (participio passato di cedere): letteralmente, «non cedere», cioè, incessante, o non cedibile. Questa radice ci riporta a ciò che in ogni organismo vivente non è cedibile, o non cede, nel senso che incessantemente tende a manifestarsi: la scintilla divina, l’Anima, l’essenza. Questo significato ci indica che, per coltivare l’essenza, occorre eliminare il superfluo (cedibile) e tenere solo «il necessario».
Al tempo stesso, Necessus è anche riconducibile alla radice Nac, che ha il senso di raggiungere e di conseguire; ancora più indietro, troviamo la radice greca a-nagke, costringimento, bisogno, necessità.
Pertanto, se proviamo a sintetizzare le tre radici ottenute (incessante, conseguire e bisogno), ricaviamo il cuore del significato del termine necessità: una scintilla di luce divina, costretta nella profondità della materia, che rappresenta l’essenza non cedibile di ogni organismo e che, incessantemente, manifesta la sua necessità di raggiungere il suo obiettivo, ossia la fioritura della Coscienza dell’organismo, che essa anima.

La Necessità e lo sviluppo evolutivo

L’essere umano, nel suo sviluppo evolutivo, risponde, alla Legge del Karma, per cui dovrà vivere consapevolmente tutti gli effetti delle proprie azioni precedenti, in modo da comprendere, sul piano della Coscienza, le Cause ed il Senso di tutto quello che gli accade e dei suoi comportamenti. Per una buona parte delle sue vite, tutto questo accade in modo inconsapevole e per tentativi ed errori, dato che il magnete fondamentale che direziona le sue scelte e le sue azioni, è quello del desiderio.

Nell’essere umano, quindi, ogni comportamento è dominato dall’esigenza di soddisfare un qualche desiderio o necessità, che muta secondo il livello evolutivo della persona. La soddisfazione del desiderio, infatti, è una caratteristica dell’uomo, a qualsiasi livello di sviluppo: essa può esprimersi nell’impulso istintivo di conservazione (tipico dei selvaggi), quanto nei problemi economici dell’uomo moderno; sia nell’impulso alla riproduzione che nell’espressione del desiderio sessuale; sia nel desiderio di avere una fama riconosciuta, di essere rispettato e stimato (tipico della personalità che ha potere); sia nel desiderio di soddisfazione intellettuale e di conquista mentale del vero, o nel bisogno profondamente radicato di «paradiso e di pace» tipico del cristiano, o nella «aspirazione alla Luce» del mistico, o nell’anelito a identificarsi con la realtà, che è il “desiderio” dell’occultista.

Il Buddha, nel suo insegnamento, consapevole di quanto il desiderio, nelle sue diverse forme, condizioni l’umanità e causi i maggiori problemi dell’umanità, ribadisce l’importanza del suo dominio.
Le Quattro Nobili Verità infatti, ribadiscono il valore del dominio del desiderio:

1. L’esistenza nell’universo fenomenico è inseparabile dal dolore e dalla sofferenza
2. La causa della sofferenza è il desiderio di esistere nell’universo fenomenico (Legge di Necessità e del Karma)
3. Alla cessazione della sofferenza si perviene sradicando il desiderio per l’esistenza fenomenica (attaccamento alla forma ed alla materia)
4. La Via che conduce alla fine della sofferenza è il nobile ottuplice sentiero: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione.

Ognuno di questi passaggi rappresenta un discostamento dalla necessità legata alla materia ed un accostamento allo Spirito.
Anche il Cristo, avendo compreso la necessità, per l’uomo, di esser liberato dal desiderio insito nella sua stessa natura, fondò il suo insegnamento sulla necessità di cercare il bene del prossimo anziché il proprio, e di realizzare una vita di servizio, di sacrificio di sé e di amore per tutti gli esseri che potesse distogliere dal desiderio personalistico e condurre all’aspirazione all’Alto.
Solo in questo modo la mente e “l’occhio del cuore” (visione vera) possono essere distolti dalle soddisfazioni personali, e rivolti alle più profonde esigenze dell’umanità.
In tal modo, pian piano, si passa dal rispondere alle esigenze della personalità (soddisfazioni esterne, tangibili e materiali) al perseguire quelle dell’Anima.

La Funzione dei Valori e degli Ideali

Nel lento e faticoso passaggio tra la Personalità e la Coscienza, i Valori e gli Ideali svolgono una fondamentale funzione: quella di agenti catalizzatori.
Infatti, una Personalità Integrata, non orientata ad alcun valore, con un forte potere di azione, è un vero e proprio pericolo: essa, infatti, cercherà di accrescere il suo potere, utilizzando qualsiasi tipo di strumento ("il fine giustifica i mezzi") e cercando di portare le sue regole e di privilegiare i propri interessi, prima di ogni altra cosa.

L’Ideale costituisce un Punto di Tensione esterno, a cui la Personalità comincia a guardare, un po’ alla volta: infatti, dopo la fase della Personalità Integrata, troviamo quella dell’Idealista, dove il filo della Necessità Evolutiva si esprime attraverso la tensione impiegata, per raggiungere l’Ideale, considerato di valore.

Questa tensione dura vite e vite e produce una lenta e graduale trasmutazione della personalità, i cui meccanismi vengono pian piano depotenziati, per fare posto all’Ideale, a cui si aspira. In tal modo, la vita, in questa fase, ci offre una lunga serie di prove alle quali impariamo a rispondere, incrementando, di prova in prova, il livello di coerenza tra la risposta della personalità ed il Valore scelto.

 

Ottobre 2011

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia