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Domanderanno: “Chi vi ha dato il diritto di osare?”. Rispondete: “Osiamo per diritto evolutivo, che sta scritto a fuoco nel nostro cuore”. Non ci si può rifiutare la verità che l’ascesa è costante.  Sia tra la folla che in solitudine sappiamo qual è il nostro diritto inalienabile. Possiamo affermare che solo il cieco non vede dove tende l’evoluzione. Ma quando la porta della conoscenza si profila con chiarezza, la lotta per uscire dalle tenebre non è difficile”. (Morya, “Agni Yoga”, ver 49)

 
Attraverso la Meditazione in Cammino si ha la possibilità si vivere in piccolo ciò che accade durante un’intera incarnazione. Infatti, il sentiero che si percorre in montagna è paragonato e può essere accostato all’intera vita, in cui all’inizio la Coscienza, prima di incarnarsi, vede l’obiettivo e incarnandosi deve cercare di mantenerlo superando annebbiamenti, ostacoli, paure, ma anche gioia e amore, per cercare di arrivare alla meta. Sentiamo che la Metodologia della Meditazione in Cammino permette di ripercorrere tale processo.
 
Prima di iniziare la vera e propria camminata il gruppo che ha deciso di compiere questa esperienza condivide, insieme, una nota mentale tratta da un libro allineato; tale nota ha l’obiettivo di “accendere” il fuoco mentale in modo da immettere una nota che vibrerà poi per tutta la giornata. Dopo aver attivato il processo mentale del gruppo, leggendo insieme una frase, si attiva il fuoco mentale del singolo ,che condivide con gli altri compagni di cammino il suo obiettivo legato alla giornata, in modo tale che la meta del singolo sia chiara all’intero gruppo.
 
Solo dopo aver attivato il piano mentale, entra in azione il piano fisico, attraverso il camminare. Camminando la nota mentale immessa precedentemente si fa strada internamente, passo dopo passo. Osservando da vicino il processo del camminare, come staff abbiamo notato che il percorrere un sentiero di montagna, in salita, immersi nella natura permette l’avvio di un processo di ripulitura che riguarda tutti i corpi.
 
Si parte dal corpo mentale che, dovendo seguire la nota immessa all’inizio dell’esperienza, è costretto a allinearsi ed a ripulire tutti i pensieri più pesanti e quotidiani. Si scende poi al corpo emotivo che dovendo accogliere la fatica, ma anche la gioia di stare in un luogo aperto, è chiamato ad allinearsi per seguire un obiettivo. Il corpo eterico passo dopo passo entra in contatto con l’energia dell’ambiente e crea con questo uno scambio che nutre e purifica. Il corpo fisico si ripulisce grazie alla fatica ed all’emissione del sudore e nel movimento del corpo.
 
In particolare abbiamo deciso di portare l’attenzione a tutti i tipi di paure “antiche” che si attivano durante la meditazione in Cammino, per comprendere il lavoro che svolge il corpo mentale su di esse, in modo da leggerle e trasformarle in senso più ampio e per un obiettivo elevato.
 
Le paure che maggiormente abbiamo incontrato andando in montagna sono la paura della fame E la paura degli agenti atmosferici: è abbastanza facile riconoscere la paura che sta alla base di queste paure appena citate, ovvero la paura della morte. “Sono vivo perché la fame, il freddo, la pioggia non mi raggiungono, o sono vivo perché io sono?” Questa è uno dei pensieri che gira nella testa quando ci si sperimenta in situazioni extra-cittadine. È la presa di coscienza della propria scintilla di vita, che va al di là del panino che si ha nello zaino, al di là del piumino che si indossa, al di là della giacca impermeabile che protegge. Liberandosi dalle paure, inizia la scoperta dalla propria vera natura.
 
Attraverso la Meditazione in Cammino, ogni volta si lascia morire una parte di Sé, per cui la morte è intesa come ripulitura, come un’opportunità di andare a toccare passo dopo passo gli aspetti di sé da abbandonare e da lasciare andare.
 
Sentiamo che la lettura sottile e la trasformazione di tali paure è possibile solamente se il piano mentale è aperto ed attento a ciò che accade ed in collegamento con le note immesse. Il processo di trasformazione, infatti, deve iniziare dai piani più elevati per poi ridiscendere verso il basso in modo da riuscire a vedere ciò che è in basso, accettarlo e modificarlo.
 
“L’emozione che spinge a vivere rettamente è a metà sciupata se la limpida luce dell’intelletto non illumina la via da seguire” (Annie Besant).