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Nell’avvenire agisci “come se” per te non esistessero più annebbiamenti
e osserva, fratello mio, cosa accadrà
Sforzati sempre di vivere nell’ambito dell’Ashram,
che è isolato dagli annebbiamenti emotivi,
e agisci “come se” la coscienza dell’Ashram fosse intrinsecamente la tua coscienza
Continua nel servizio che fai come se” rimanessi irremovibile nell’Ashram;
vivi sempre “come se” gli occhi dell’Ashram fossero su di te
Per il resto della vita fa in modo che il concetto filosofico esoterico “come se”
sia il movente del tuo agir
e Sarà questa costante consapevolezza delle due parole “come se” a produrre in te
un nuovo impiego dell’immaginazione creativa
(MT, Il Discepolato nella Nuova Era vol. 2, pag. 555).

Premessa

Nel Dhyana Yoga il significato e l’obiettivo delle Asana è strettamente collegato ovvero alla creazione di “giusti Rapporti” sia con sé stessi che in relazione al gruppo in cui si pratica.
Nel Dhyana Yoga, l’apprendimento delle diverse posizioni viene guidato, letto e orientato in relazione al gruppo in cui si svolge la pratica, e le Asana vengono considerate come una rappresentazione simbolica di quanto è necessario per costruire il Petalo della Civiltà. In questo senso, esse riguardano l’apprendimento e la costruzione di un atteggiamento di “equilibrio verso il mondo”. In altre parole, i Valori cui fa riferimento la Civiltà trovano espressione simbolica nelle Asana che vengono praticate con una sempre maggiore consapevolezza del loro significato nei termini di Rapporti e Ideali.
Nel realizzare le Asana occorre trovare il modo per dare la giusta importanza alla dimensione fisica, sapendo però che la giusta posizione fisica è la rappresentazione, sul piano materiale, di un’attitudine che nasce e si costruisce sul piano sottile. Ciò avviene dapprima attraverso la nota della Volontà e quindi attraverso lo strumento della mente, per poi utilizzare anche l’energia del Cuore, connessa all’Amore, alla Fusione con il Tutto e all’Offerta di sé. Tale attitudine, è alla base dell’istinto della propensione al Servizio.
Porsi nella giusta posizione, corrisponde al compiere la giusta azione, quella pertanto, che è amorevole verso l’altro, che è volta al favorire il Bene altrui, a stimolare la sua Necessità Evolutiva. Essa quindi, è strettamente connessa alla Volontà di Servire e all’Amore come offerta generosa e disinteressata di sé e del proprio Cuore.
Quindi, diviene chiaro come le Asana, correttamente assunte (nella classe di DY così come nella Vita quotidiana in qualità di azioni), favoriscano la strada del Servizio, e permettano l’Unione progressiva di Mente e Cuore, stimolando le note della Volontà e dell’Amore.
All’interno di una Classe di DY, possiamo considerare la Civiltà come l’immissione della nota più elevata, connessa all’Alto e alla Gerarchia Spirituale.
Se consideriamo le Asana come una rappresentazione simbolica di quanto è necessario per costruire Rapporti Etici e Civili, la loro corretta assunzione, la “giusta posizione”, corrisponderà all’assunzione dei comportamenti corretti, che rappresentano, quindi, un tentativo di portare in azione le parole indicate dai Maestri. In questi termini, l’assenza di una tensione nella tenuta delle posizioni produce una mancanza, che si esprime su diversi livelli sottraendo energia al Gruppo. In termini etici, si può anche far riferimento alla costruzione dei giusti rapporti, così come espressi dai precetti di Patanjali, Yama e Niyama.
La difficoltà a tenere la giusta tensione in Gruppo, può essere inteso come una sottrazione di energia al Gruppo, che può essere associabile ad un comportamento non etico, come il “rubare”. Al contrario, nel fare il massimo tentativo, ogni membro sostiene l’elevazione dell’energia di Gruppo e, in tal senso, favorisce la costruzione di rapporti etici basati sulla correttezza e l’autenticità.

La tensione verso l’Irremovibilità

La possibilità per ogni studente, all’interno di una Classe di DY, di tenere la giusta tensione nella realizzazione delle Asana, rende evidente che per ognuno, al proprio livello, è possibile tendere verso un punto di Irremovibilità.
Il rischio insito nel considerare il concetto di “tensione” è di considerarlo solo sul piano fisico, collegandolo allo sforzo quotidiano e non alla Coscienza.

“«Ci si diriga verso una nuova tensione». L’interpretazione della frase presenta delle difficoltà. Ciò è dovuto alla falsa impressione data attualmente dalla parola “tensione”.
Nella mente del lettore essa è associata all’idea di nervi, a punti di crisi, al coraggio e alla stanchezza, non è vero? Ma in realtà, la tensione, in senso occulto non è affatto associata a questi aspetti della reazione della personalità. Il significato esoterico della parola tensione (nella misura in cui posso spiegarlo con parole che limitano) è “Volontà irremovibile focalizzata”. La vera tensione è l’identificazione del cervello e dell’anima con l’aspetto volontà, e il mantenere quest’identificazione — immutabile e irremovibile — qualunque siano le circostanze e le difficoltà. Potete quindi notare quanto quest’insegnamento sia più avanzato degli atteggiamenti e degli scopi attuali. L’identificazione con l’anima e con la Gerarchia dipende dalla capacità del discepolo di amare correttamente È l’emergere del secondo aspetto divino, poiché l’amore è l’espressione della vita di gruppo, cosa veramente rara ai nostri giorni. La giusta tensione indica l’emergere del primo aspetto, della volontà, e per ora essa si trova raramente, tranne che fra i discepoli e gli iniziati più avanzati, membri della Gerarchia» (A. Bailey, Trattato dei 7 Raggi, Vol. 5 pag. 45).

«Voglio essere irremovibile» è il primo proposito, che l’Aspirante sul Sentiero attiva, per tentare di allinearsi alla Volontà come Valore più elevato, scegliendo quindi, di sviluppare una Tensione che richiede Disciplina, Accettazione, Sacrificio.
E’ in questo modo che la Tensione diviene “Volontà irremovibile focalizzata”, dove l’energia della mente viene diretta, in maniera focalizzata verso un obiettivo, nei confronti del quale compiere ogni possibile sforzo.
Ognuno, al proprio livello di Coscienza, è in grado di tendere alla dimensione dell’Irremovibilità, ogni volta che risponde con piena onestà e Obbedienza alla propria Necessità Evolutiva. L’Irremovibilità è legata, quindi, sia alla Volontà che all’Amore e nasce dall’unione di Mente Astratta e Cuore. Il Cuore è la capacità di amare e discriminare tenendo sempre presente il Noi.
Quando il Cuore si sintonizza alle note più elevate, si libera dalle catene degli attaccamenti e vola leggero espandendosi nelle note della Gioia, della Fiducia, della Fratellanza.
Inoltre, il Cuore, riconoscendo ciò che appartiene alla propria Natura, si identifica progressivamente con le forme più elevate e sottili, permettendo all’Aspirante di realizzare l’ascesa verso la piena Identificazione con la parte di sé più elevata.
E’ grazie al Ripudio del Cuore di quegli aspetti non più utili che in una Classe di DY si può sperimentare la tenuta della Tensione, rinunciando alla tentazione di accomodarci, ed identificandoci progressivamente con il Valore rappresentato dalla sequenza di Asana.
E, nella vibrazione della Fratellanza, la posizione assunta non è più la «mia» posizione, ma la posizione che avvicina di più al Valore, cui sta tendendo il tentativo del Gruppo.

«L’anima è flessibile nell’adattarsi ma irremovibile nel proposito».
(MT, Il Discepolato nella Nuova Era vol. I, 243).

Il DY e la trasmutazione dei corpi

Il Dhyana Yoga sostiene attraverso il lavoro con le Asana, il processo di elevazione e trasmutazione delle energie.
Questo concetto diviene ancor più chiaro se si considera quanto il processo di elevazione si leghi alla progressiva acquisizione della capacità di «ordinare» i corpi e le entità elementali, di cui essi sono costituiti. Ogni elementale è dato da una numerosissima serie di vite minori che sono attratte al suo centro per affinità di vibrazione con la Coscienza, come residui karmici presenti dalle incarnazioni precedenti.
Nel lavoro con il Dhyana Yoga e nella realizzazione delle diverse Asana è utile, dunque, considerare che si stanno dando degli «ordini» a tali vite e che, in tal modo, si sta avviando un processo di trasmutazione e raffinamento tanto più profondo quanto più si mantiene il collegamento con la Coscienza e si fa partire il comando dall’Alto.
Nella tenuta di un Asana, la vibrazione che si riesce ad esprimere, attraverso la corretta postura fisica, dà la misura del livello di perfezionamento cui sono giunti i corpi e permette di cogliere la qualità energetica a cui rispondono gli elementali che li costituiscono.
Le eventuali difficoltà nella tenuta, le rigidità, i cali nella tensione, rendono evidenti gli elementi di natura karmica ancora presenti.
Il portare alla luce gli aspetti su cui la personalità agisce ancora un controllo, attraverso l’osservazione della loro espressione sul piano materiale (corpo fisico), sostiene il processo di consapevolezza di sé e la progressiva trasformazione ed elevazione.
Nel momento in cui avviene una trasmutazione energetica dei corpi, si realizza un processo di liberazione delle entità minori e, nel far questo, si svolge un Servizio.

L'Allineamento

L’allineamento è il processo per cui la personalità si mette in rapporto con l’Anima. Se ne possono studiare due fasi precise:

  1. L’allineamento dell’Anima e della personalità, risultante in un rapporto cosciente con il Regno di Dio (allineamento individuale)
  2. L’allineamento dell’Anima e della personalità con l’Ashram, risultante in un rapporto cosciente con il Maestro dell’Ashram (allineamento al gruppo).

Nello specifico, il Maestro Tibetano spiega che l’allineamento individuale deve procedere secondo alcuni passaggi:
Come primo processo, bisogna focalizzare l’attenzione nel punto focale, sede dell’Anima. Questo esercizio viene suddiviso in tre stadi:

  • Elevazione della Coscienza nella testa
  • Il pensiero e la Coscienza vengono proiettati verso l’alto, attraverso il corpo astrale e la mente, fino all’Anima
  • La Coscienza della personalità viene identificata con la coscienza dell’Anima e le due vengono percepite essere una cosa sola.

Una volta compiuto questo allineamento, da quel punto bisogna assumere, coscientemente, l’atteggiamento dell’Osservatore. Anche questo passaggio implica tre stadi:

  • La personalità deve essere osservata e considerata dal punto di vista del corpo eterico
  • L’energia dell’Anima viene inviata coscientemente verso il basso, al 7° chakra e da qui scende in tutti i corpi, per poi risalire, lentamente, attraverso i cinque centri e i due centri della testa (l’ajna e il centro superiore della testa), fino al corpo dell’Anima
  • Ciò collega la personalità e l’Anima in una unità fusa: questo potrebbe essere definito l’apice dell’allineamento.

Rispetto all’allineamento di gruppo, possiamo riconoscere in esso l’obiettivo di collegare il gruppo al Cuore di gruppo, sfera di luce irradiante, fusione dell’energia di Amore e della Coscienza.
Il Maestro Tibetano pone particolare attenzione nella connessione e nella Meditazione di gruppo:

Accentuo la parola insieme e continuerò a farlo nella speranza che il gruppo avanzi, procedendo uniformemente, in quanto ciò produrrà maggiori e più rapidi risultati. Sarà bene tenere presente che quanto maggiore sarà il vostro impegno in questo esercizio e quanto più rapido e stretto sarà il vostro allineamento, tanto migliore sarà l’allineamento di gruppo
(A. Bailey, Il Discepolato nella Nuova Era 2, Pag. 129).

L’Allineamento ed il contatto con l’Alto sono collegati con l’Aspirazione, e con ciò che questo concetto implica esotericamente.
Per Aspirazione possiamo intendere il perfezionamento, o la trasmutazione, del desiderio. Il termine desiderio indica l’aspirazione che ha uno «scopo naturale nella Coscienza dell’uomo». Il termine «aspirazione» indica il «desiderio trasmutato che fa dell’Anima la meta fissa dell’uomo incarnato»; il desiderio infatti riguarda la natura umana, che comprende in essa quella animale.
L’aspirazione riguarda invece la Coscienza, come possibilità di esprimere la natura divina dell’essere umano nel corpo fisico, passando per il corpo astrale, che ne qualifica la nota e porta a manifestazione il proposito.
Nella testa esistono due centri, l’Ajna e quello della Corona: due globi di fuoco, simboli della Coscienza ignea dell’Anima. Mano a mano che si procede nell’Evoluzione, questi due centri (ghiandola pineale e corpo pituitario) divengono vibranti e intensamente attivi: con il Servizio, la Meditazione e la giusta Aspirazione, progressivamente, si stabilisce una linea di contatto fra loro.
Alla sommità della colonna vertebrale troviamo un ulteriore punto di emissione di energia ignea, l’Alta Major. Quando la vita dell’Anima s’intensifica, la radiazione di questi centri aumenta e si forma un duplice campo magnetico. Essi sono “magneticamente sospinti l’uno verso l’altro” e verso l’energia accumulata nella spina dorsale, e localizzata nei Chakra.
La pratica del Dhyana Yoga, attraverso l’Allineamento, la pratica delle Asana, la Meditazione e l’esperienza di gruppo, ha tra i suoi obiettivi quello di accompagnare a conoscere e vivificare queste connessioni nella testa, per permettere una completa proiezione e apertura verso l’Alto.