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Paolo Menghi descrive come tra gli obiettivi fondamentali della relazione di coppia ci sia la possibilità di favorire il processo evolutivo di coloro che ne fanno parte.

Egli afferma che “una coppia sta tanto meglio quanto più riesce ad adattarsi alle esigenze connesse con il processo evolutivo dei due individui che la compongono; non solo adattarsi, ma favorirne lo sviluppo. Ciò avviene quando ciascuno è in grado di utilizzare lo scambio con l’altro in una prospettiva evolutiva che li riguardi entrambi. Ovviamente quando si dice “sta meglio” non si riferisce al benessere come assenza di sofferenza ma piuttosto alla capacità di contatto raggiunta e quindi a quella di approfittare dei fastidi e delle eventuali sofferenze come stimolo ad una spinta evolutiva e a una comprensione maggiore”.

Questa prospettiva implica l’utilizzo consapevole e coraggioso della crisi, termine che deriva dal greco: separazione, scelta, trasformazione, cambiamento.

In virtù di un rapporto che ci preme, dobbiamo separarci da parti di noi a cui siamo attaccati come la colla. In virtù di quel rapporto possiamo scegliere quella separazione che è unione ad un altro livello” (Menghi P., 1997, Zone di silenzio, Roma: Mandala Scuola di Normodinamica).

Il concetto di crisi viene ripreso anche da Cigoli e Scabini (2000), che, facendo riferimento ai concetti di patto dichiarato e patto segreto, individuano un modello circonflesso di funzionamento della coppia, composto da quattro aree periferiche di cui due sono di “anti-patto” e due esprimono il pericolo grave per il legame. Esiste, poi, una posizione centrale “creativa”, che indica la zona in cui patto segreto e patto dichiarato si incontrano, divenendo praticabili e flessibili, consentendo, dunque, di realizzarne l’obiettivo e di effettuare la transizione.

Gli autori specificano che tale passaggio, avviene attraverso crisi, cioè processi di separazione e scelta, relativamente, alla vita di coppia. La collusione viene, all’interno di tale cornice, letta come un’apertura necessaria che consente la seduzione reciproca che attiva la relazione. Il problema non è la collusione in sé ma la trama che da essa si crea. Le coppie caratterizzate da creatività riescono, infatti, a far nascere un corpo condiviso di coppia e a sostenerlo. Questo processo avviene sia accettando l’ambiguità nei confronti dell’altro, sia decidendo più volte, nel tempo, a favore del patto con l’altro. Il partner è degno di fiducia, presenta una bellezza e un valore aldilà dei suoi limiti. In tal senso merita il sacrificio e il dono di sé. Da tale posizione derivano l’amore e la reciprocità che valgono al di sopra dell’invidia, del deprezzamento e dell’attacco dell’altro.

In un’ottica evolutiva, una “crisi” si inserisce naturalmente nel processo di crescita e di cambiamento costante, e non solo viene riconosciuta e letta nel suo senso più circolare, ma, addirittura viene consapevolmente ricercata ed agevolata.

Le crisi sono occasioni rilevanti per scoprire l’entità della nostra forza, sviluppando la consapevolezza di ciò che possiamo finalmente lasciar andare, perché, nell’universo più ampio che riusciamo ad intravedere dopo una crisi, ciò che ci appariva piccolo magari ora è diventato importante, e, viceversa, ciò che ci appariva fondamentale ora è diventato insignificante.

L’attivazione consapevole della crisi è simile alla stimolazione continua di un punto cristallizzato, che contiene al suo interno una quantità enorme di energia, tenuta ferma e stabile, cristallizzata, e che resta chiaramente sconosciuta e inutilizzata.

Avviare il processo di crisi vuol dire muoversi riconoscendo intuitivamente quell’energia non utilizzata, affinché possa delicatamente sprigionarsi, dando luogo ad un’apertura e a un’espansione.

L’impatto che de-cristallizza può non essere piacevole, può produrre dolore, o un intenso contatto con il vuoto interno, o con la paura di lasciare una rassicurazione stabile, per dirigersi verso parti di sé poco esplorate, verso esperienze mai sperimentate e quindi, verso una ricchezza nuova (Sepe D., Onorati A., Rubino M.P., Folino F., 2011, La funzione evolutiva della crisi: dalla terapia alla ricerca. Rivista di Psicologia Clinica).

In questa ottica, i due partner possono essere visti come due apprendisti guerrieri che incontrandosi, possono allearsi sulla possibilità di toccarsi sui rispettivi punti sensibili e, attraverso un dolore consapevolmente ricercato, produrre una trasformazione di quegli aspetti su cui ognuno fonda la proprie rassicuranti certezze di personalità.

Questo processo è, dunque, finalizzato a far emergere quei diaframmi legati a pensieri, credenze, paure, traumi o dolori, che non permettono l’apertura all’Amore. Attraverso la crisi, si attiva la rottura dell’equilibrio precedente e si genera un’espansione di consapevolezza che permette di conoscere parti di sé inesplorate e di aprirsi all’altro attraverso una nuova possibilità di comprensione e visione.