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L’ambiente nel quale si pratica il Dhyana Yoga è necessario che sia opportunamente scelto.

Deve essere un luogo silenzioso, pulito, curato.

Ogni luogo ha di per sé una propria energia, legata alla sua storia e a tutto ciò che in esso si è verificato ed è accaduto, fino a quel momento. E’ interessante vedere, ad esempio, che i posti all’aperto hanno, solitamente, un’energia più pulita, spesso impregnata delle presenze che l’hanno attraversato o che vi hanno sostato. L’energia dei luoghi aperti in Natura, inoltre, è più immediatamente collegata all’energia dell’Assoluto, essendo direttamente in contatto con la sua espressione naturale, nelle sue molteplici forme, nella terra, nelle piante, nel cielo: ci sono meno barriere tra lo studente e l’energia della Natura.

Il luogo chiuso in cui meditare, sarebbe opportuno fosse sempre lo stesso, e dedicato in maniera particolare proprio alla pratica, quotidiana o periodica che sia. Ciò considerando che, ogni spazio, conserva in sé l’energia collegata alla sua storia, in particolare collegata alla pratica dello Yoga, della Meditazione, della Condivisione e degli scambi relazionali armonici avvenuti in passato.

Inoltre, i vari spazi in cui vengono praticati con costanza la Meditazione o il Dhyana Yoga, con il tempo, si ripuliscono dell’energia più congesta ed acquisisce delle qualità dapprima sottili e poi anche visibili, del cambiamento di energia che si è realizzato.

Per esempio, meditare in un luogo in cui ci sono delle piante, a seconda della qualità e della costanza della pratica svolta in quel contesto, può dar luogo ad una crescita più o meno armonica delle piante, che come la Natura, rispondono sensibilmente alle vibrazioni che vengono immesse sul piano sottile.