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L'embrione spirituale negli occhi dei bambini secondo Maria Montessori

Associazione Dhyana ONLUS Educazione Evolutiva Nov 2018

L’Educazione Evolutiva accompagna a fondere una personalità disciplinata con una Coscienza libera di esprimersi.

Citando Maria Montessori diciamo che il neonato è “spirito chiuso nella carne”: non è un essere nuovo venuto dal nulla. I principi dell’Educazione Evolutiva ci accompagnano a chiedere come mai quel corpo vivente e complesso sia venuto ad incarnarsi proprio qui, in questa famiglia.

L’incarnazione è un processo, pieno di mistero, di un’energia che animerà il corpo del neonato e che gli darà il potere di agire secondo la propria volontà, agendo progressivamente sul corpo fisico, sul mondo delle sue emozioni e sui suoi pensieri.

Il bambino, futuro uomo, è un’anima imprigionata che cerca di animare una carne “inerte”. Nulla è preparato per accoglierla.

“Il bambino che si incarna è un embrione spirituale
che deve vivere, per se stesso, nell’ambiente.
Ma come l’embrione materno, così questo embrione spirituale
ha bisogno di essere protetto da un ambiente esterno, animato, caldo d’amore,
ricco di nutrizione, dove tutto l’accolga e niente l’ostacoli.”

(M. Montessori, Il bambino in famiglia, pag. 29)

Il bambino, come embrione spirituale, ci impone nuove responsabilità, ci incute riverenza.

L’adulto pensò di fare un’opera creativa, attribuendosi un potere divino, pensandosi creatore. L’intervento di un adulto, mosso dal suo illusorio potere, può in realtà smorzare le potenzialità del bambino.

La Coscienza del bambino è impegnata in uno sforzo continuo e strenuo di realizzarsi. Appena una vita delicata affiora alla conoscenza, si mette in rapporto con il mondo attraverso i sensi, ed è necessario che per questa manifestazione laboriosa ci si trovi pronti, perché è in questo periodo creatore che si determina la futura personalità dell’uomo.

Crediamo che la testimonianza di una mamma ci possa accompagnare in questa esperienza, a sostegno di altre madri e degli educatori che si trovano ad affrontare questa delicatissima fase della vita: “Quando avevo Teodoro tra le braccia nelle sue prime ore di vita, era molto minuto, uno “scriccioletto”, così piccolo e gracile che faceva un po’ timore, a chi non aveva molta dimestichezza con i neonati, nel toccarlo e nel prenderlo tra le mani. Ma il suo sguardo, oltre quella fragilità, trasmetteva una forza e una determinazione a vivere che mi hanno sostenuto ad affrontare tutte le difficoltà e le mie paure di quel periodo. Nel suo sguardo c’era tutta la potenza del suo nome (“donato da Dio”), e il Mistero della forza che si cela nella delicatezza. Sono riuscita ad avere con lui la Costanza, l’applicazione e la tenacia necessarie per affrontare i problemi di nutrizione che motivavano la sua gracilità proprio grazie a quel Mistero”.

All’interno di questo processo si sviluppa un’opera creativa supportata dalla Luce di quegli occhi, a testimonianza di quanto, nella Luce, possiamo scorgere la scintilla della Creazione e la nostra Funzione di Educatori.