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L’alimentazione e il pH

pH: Questo acronimo indica il grado di acidità di una soluzione, o meglio il livello di attività degli ioni idrogeno che vi sono dissolti. La lettera "H" sta per Hydrogen mentre il "p" evidenzia il potenziale. L'acqua pura a 25° C è neutra ed ha un pH vicino a 7, le soluzioni con indice inferiore sono considerate acide, quelle con indice superiore sono basiche o alcaline. Nell'essere umano si è in acidosi quando il pH ematico è inferiore a 7,35 ed in alcalosi superati i 7,45. Nei soggetti sani, il pH ematico si aggira intorno a 7,41 ed è quindi per natura leggermente alcalino.
Piccole variazioni di pH possono comportare squilibri importanti per il corpo: in particolare se il corpo va verso l’acidità per lungo tempo, è favorita ad esempio la decalcificazione delle ossa o l’insorgenza di tumori.
Anche un eccesso di alcalinità può provocare degli squilibri, anche se più facilmente il corpo si acidifica piuttosto che alcalinizza.
Ogni cellula, organo e distretto corporeo ha bisogno di un determinato pH per svolgere al meglio le sue funzioni; quindi il pH differisce nelle varie parti del corpo.
Ad esempio, grazie a questi processi, il pH del sangue è normalmente mantenuto su valori compresi tra 7,35 e 7,45.
Infatti una minima variazione di pH crea uno scompiglio nel corpo.
Ad esempio un pH sanguigno di 6,95 produce il coma diabetico e poi la morte, mentre un pH di 7.7 causa convulsioni tetaniche e anche la morte.
Più piccole variazioni di pH nel sangue possono provocare verso l’acido il rallentamento del battito cardiaco, e verso il basico l’acceleramento del battito.
Dal punto di vista nutrizionale la classificazione degli alimenti in acidificanti o alcalinizzanti, viene fatta in base all’influenza che questi esercitano sul corpo e non in base alla loro acidità o alcalinità.
Infatti molti alimenti che hanno un gusto acido (l’uva e gli agrumi) sono considerati alcalinizzanti , perché dopo essere stati metabolizzati, producono un residuo alcalinizzante: gli acidi organici che influenzano le papille gustative, vengono sciolti e trasformati in anidride carbonica e acqua, mentre i minerali servono a neutralizzare gli acidi organici.
Questo vale per la maggior parte della frutta e della verdura che contengono un’alta percentuale di minerali tampone (sodio, potassio, calcio, magnesio e ferro).
Anche il caffè, se non è decaffeinato, può essere alcalinizzante perché la caffeina è un alcaloide; il resto del caffè è molto acido.
Anche il sale, per il suo contenuto di sodio, è un elemento alcalinizzante.
Molti alimenti che contengono amidi (farina, cereali) sono spesso, anche se non sempre, acidificanti: durante il metabolismo essi rilasciano residui di acido solforico, acido fosforico e acido cloridrico.
Gli unici alimenti vegetali acidificanti sono: i mirtilli, le susine e le prugne secche.
Anche lo zucchero e i dolcificanti concentrati, i grassi e quasi tutte le proteine di origine animale sono acidificanti dopo essere stati metabolizzati.
L’unica eccezione sono l’amido di patate e il latte crudo (non pastorizzato) in quanto il contenuto in calcio è ancora elevato per neutralizzare gli acidi.
In generale possiamo dire che gli alimenti alcalinizzanti tamponano quelli acidificanti.
Alcuni alimenti possono essere dei tamponi sia dell’acido che del basico, in quanto moderano entrambi gli effetti.
Renderanno l’acido meno acido, per il contenuto in minerali, e il basico meno basico, per il contenuto in proteine.
Fra questi alimenti troviamo i latticini e i derivati della soia che si associano bene sia ai cibi alcalini che a quelli acidi.
A questo gruppo appartiene anche il burro, che è stato riconosciuto come un alimento neutro (né acido né alcalino).
Alla lista dobbiamo poi aggiungere tutte le sostanze additive agli alimenti naturali, come i conservanti, i coloranti, ecc. che hanno chiaramente una funzione acidificante nel corpo.
Come sempre, in maniera nutrizionale, le corrette proporzioni di ogni pasto variano a seconda del metabolismo di ogni soggetto, della quantità di attività fisica, degli alimenti consumati in precedenza ed eventualmente anche della profondità e del ritmo respiratori (una respirazione profonda alcalinizza l’organismo).
Come possiamo sapere quindi se il nostro equilibrio acido-alcalino è alterato? È sufficiente prestare attenzione a tutti i piccoli segnali inviatici dal corpo nel tentativo di adattarsi per conservare il proprio equilibrio, e intervenire tempestivamente sulla situazione di squilibrio per evitarne l’aggravamento.
È più facile diventare iperacidi che iperalcalini. Tendiamo a rimpinzarci di dolci, farinacei, grassi, che sono tutti acidificanti.
Quando soffriamo di un eccesso di acidità, ci svegliamo con un forte gusto amaro in bocca. Per liberarcene, ci tuffiamo quasi automaticamente sul caffè o sul succo di arancia che sono alcalinizzanti.
Bisognerebbe quindi interpretare il gusto amaro in bocca come un segnale di allarme che ci indica che il corpo ha un eccesso di acido.