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Il Teatro e la Ricerca

Il teatro può rappresentare uno strumento di Ricerca personale e di gruppo ed è possibile, attraverso di esso, percorrere un sentiero che va dalla crescita personale alla Ricerca Spirituale. Con la possibilità rappresentativa e narrativa, il teatro offre infatti numerose strade attraverso le quali il Sè si può esprimere, la personalità può armonizzarsi e l’essere umano può sperimentare la connessione che lega la dimensione terrena a quella più Elevata.

A tal fine, l’individuo utilizza tutte le dimensioni (fisica, emotiva, mentale, spirituale) che possiede, armonizzandole, fino a diventare canale delle vibrazioni più sottili, che sul palcoscenico del teatro e della vita, possono esprimersi.

Questa consapevolezza è assente in molte scuole di recitazione, che si basano esclusivamente sulla performance.
Il teatro, più che una tecnica, è da intendersi quindi come un processo, che cerca di portare alla luce personaggi e caratteristiche che sono intimamente legati al Sè e alla sua storia nel corso della vita, entrando nella profondità di ogni persona, attingendo anche alle immagini che emergono durante le rappresentazioni.

Nel lavoro di Grotowski, ad esempio, il teatro è inteso proprio come percorso che permette la crescita Spirituale e la fusione e che favorisce la liberazione e la conoscenza delle maschere che
quotidianamente si indossano, fornendo una scelta su come utilizzarle. In questo senso, si può dire che alla base del teatro, in senso Evolutivo, non c’è la “recitazione”, ma “l’interpretazione”.

Per recitazione possiamo intendere una riproduzione comportamentale realizzata attraverso l’uso di gesti e parole, di emozioni e comportamenti e può implicare l’estetizzazione o l’amplificazione
dell’espressione stessa, mettendo in scena, quindi un “falso”, una maschera.

Per interpretazione, invece intendiamo l’espressione di una dimensione interna vissuta ed agita nella vita quotidiana e nelle relazioni, anche se inconsapevolmente. La possibilità che questa dimensione offre è quella di dar voce ad uno spazio interno, magari poco esplorato consapevolmente.

Questa forma espressiva può anche perdersi nel tempo, andare a ricercare nell'intimo, nel profondo e nel sacro di ognuno, offrendo al Sè un palcoscenico dove può presentarsi, prendere corpo, vivere e rivivere situazioni ed eventi salienti, che non ha mai dimenticato e che, spesso, ancora riproduce attraverso la forma fisica che l'individuo che la ospita, assume in questa vita.

In questa fase possono comparire nuove immagini (quello che Dario Fo descrive come “telecamera nel cranio dell’uomo”), che si perdono nel tempo, che si muovono in avanti e indietro, riportando spesso ai ricordi che l’individuo ha conservato da precedenti esistenze, rievocandone le vicende, i rapporti, le caratteristiche, i momenti salienti della storia. E’ a questo punto, che il teatro può diventare un vero e proprio strumento per raccontarsi, per rievocare, per ripercorrere il cammino compiuto fino a quel momento e per comprenderne il senso.

Bibliografia

1. Grotowski J. (1970). Per un teatro povero, Roma: Bulzoni
2. Orioli W. (1995). Far teatro per capirsi, Forlì: Edizioni Macro
3. Orioli W. (2001). Teatro come terapia, Forlì: Edizioni Macro
4. Richards T. (1993). Al lavoro con Grotowski sulle azioni fisiche, Milano: Ubulibri

Sitografia

1. www.psyche-net.it
2. www.teatrodinessuno.it
3. www.teatroterapia.it