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Il passaggio alla Quarta Dimensione

Ognuno di noi ha esperienza diretta di cosa voglia dire “connessione a distanza”: quella sensazione di essere collegati, al di là della separazione spazio-temporale; un qualcosa che ci viene da chiamare come “telepatia”. L’esperimento del fisico francese Alain Aspect ha esplorato la misurazione del collegamento istantaneo esistente tra due particelle distanti, un collegamento che va oltre la velocità di trasmissione di qualunque segnale; se nessun segnale poteva essere trasmesso, allora le due particelle erano collegate, anche se a distanza.

Un’altra teoria che può essere connessa al concetto di collegamento a distanza tra due particelle è la più recente TOE (Theory of Everything, teoria del tutto), ossia la Teoria delle Stringhe (TdS nel seguito). L’aspetto più noto della TdS è la presenza non più di 3 dimensioni spaziali, ma addirittura di 10 dimensioni spaziali, più una temporale: 11 dimensioni in tutto. La teoria si chiama “delle stringhe” come traduzione un po’ forzosa della parola inglese “string”, cordicella. La teoria delle cordicelle ha questo nome, in quanto descrive le particelle non più come “puntiformi”, bensì come “cordicelle” in vibrazione, per cui i comportamenti della materia e delle varie particelle elementari che la fisica ci ha insegnato (fermioni, bosoni, et similia) sono descritti non più dalle 3 coordinate spaziali, bensì dai modi di vibrazione di queste “cordicelle”.

Ma torniamo alle 10 dimensioni spaziali. La nostra mente è abituata a ragionare sulla base di ciò che vede, e lo spazio-tempo al nostro livello, che non è né microscopico né astronomico, è indubitabilmente a 3 dimensioni. Per questo, ci è difficile visualizzare le dimensioni superiori, e riuscire a capire “dove” stanno. In questo opuscolo proveremo a guidare nella corretta visualizzazione delle dimensioni superiori.

La tecnica che adottiamo è quella della trasposizione e dell’analogia: immaginiamo perciò di incontrare un mondo bi-dimensionale in cui esistono solo 2 dimensioni, in cui gli abitanti conoscono, vivono e sperimentano solo 2 dimensioni; e immaginiamo di voler spiegar loro la 3^ dimensione. Ecco, se ci immedesimiamo nella loro difficoltà di comprendere la 3^ dimensione, dovrebbe essere più facile percorrere il nostro salto di astrazione necessario per comprendere la 4^ dimensione, la dimensione che noi non vediamo.

Il mondo a due dimensioni ha un nome: Flatland, letteralmente “terra piatta”. È stato immaginato in un romanzo, scritto nel XIX secondo da Edwin Abbott, appositamente allo scopo di guidare in questo salto di astrazione.

L’idea è semplice: gli abitanti di Flatland si muovono come pedine su un foglio di carta; sanno cosa è destra e sinistra, cosa è avanti e indietro, ma non sanno cosa voglia dire su e giù: 2 sole dimensioni, appunto. La loro vita scorre su questo ipotetico foglio di carta. Se si incontrano, non possono “scavalcarsi”, appunto perché non esiste un “sopra”. Occhio quindi a non farsi ingannare dalla metafora delle pedine: per noi le pedine sono “sopra” il foglio di carta, mentre nel mondo di Flatland le pedine sono “nel” foglio di carta.

Un “muro” di Flatland lo possiamo disegnare come una linea sul foglio di carta. Gli abitanti di Flatland non vedono attraverso questo muro. Noi però, osservatori esterni 3D, vediamo benissimo “oltre” questi muri. È già stiamo cominciando a farci un’idea della differenza di percezione tra loro e noi.

Inoltre, noi riusciamo a guardare “dentro” un abitante di Flatland, a vederne gli organi interni.

Potremmo pensare di accarezzare un Flatlander, andandogli a toccare direttamente il cuore, senza passare attraverso la “pelle”, come devono invece fare i Flatlander tra loro.
Ma l’esperimento che più dà l’idea della differenza di percezione tra noi, esseri 3D, e loro, è quello di una sfera che attraversa il piano di Flatland. Ai loro occhi, appare come un punto comparso dal nulla, che si allarga, poi torna a restringersi, fino poi a scomparire nuovamente: un prodigio! un fantasma!

Se riusciamo a capire quanto è limitata la visione dei Flatlander, dovremmo riuscire a farci un’idea di quanto è limitata la nostra visione, che non riesce a cogliere la 4^ dimensione.
La 4^ e tutte le successive dimensioni possono ben spiegare il collegamento a distanza, e ci forniscono, quindi, un supporto scientifico per il vissuto del “Collegamento di Coscienza”, che è la versione ad alta vibrazione del Collegamento a Distanza.