Questo sito si avvale di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all’utilizzo del sito stesso. Cliccando sul bottone accetto si acconsente al loro utilizzo in conformità alla nostra Cookie Policy.

Il concetto di Empatia Educativa nasce in seno all’Educazione Evolutiva, per definire una delle Qualità più elevate che l’Educatore può sviluppare ed utilizzare metodologicamente, nel lavoro con adolescenti e fanciulli in crescita, giovani Coscienze in Evoluzione, per sostenerli nella loro crescita.

Essa rappresenta uno strumento evolutivo, che è possibile sviluppare attraverso lo sviluppo contemporaneo, ed allo stesso tempo progressivo, di una serie di Qualità elevate, legate alla Mente ed al Cuore: elementi che necessitano di una fusione armonica, per poter essere realmente Educatori consapevoli ed armonici.

L’Educazione Evolutiva basa il suo lavoro sulla creazione di uno spazio di Reciprocità con le Coscienze in Evoluzione, per poter cogliere quali siano i loro talenti e sostenerli nel farli emergere.
In questo processo il concetto di Empatia Educativa sostiene a comprendere quali possono essere i passi metodologici per accompagnare i piccoli nella loro crescita, oltre che ad aver presenti gli errori da evitare.

Il concetto di Empatia, trae la sua origine dal greco: [en] dentro [pathos] sentimento. Concerne quindi la capacità di entrare nel sentimento dell’altro e di comprenderlo appieno, come se l’altro fosse se stesso.

Sappiamo dall’ampia letteratura sul tema che il concetto è spesso utilizzato per esprimere tale vicinanza e corrispondenza sul piano emotivo, difatti, per questo riguarda per lo più la capacità di percepire i sentimenti più profondi dell’altro.

Nell’Educazione Evolutiva il concetto di Empatia viene esteso ed ampliato, riguardando non solo il piano emotivo, bensì anche quello mentale, ed ancora più in profondità, il livello della Coscienza e la sua Necessità Evolutiva.

Difatti, dal punto di vista dell’Educatore, sviluppare Empatia Educativa, vuol dire compiere il tentativo di cogliere la Necessità Evolutiva globale della Coscienza che si ha di fronte (di un bambino o di un adolescente), consapevoli di quanto la sua personalità sia in costruzione, e richieda la realizzazione di un’opera “maieutica” (da Platone; trad: “arte della levatrice”), che mira ad educare, nel senso di “condurre fuori” come appunto una levatrice riesce a fare, per far “nascere” i talenti insiti e disponibili nella Coscienza di ciascuno, indipendentemente dal livello di sviluppo della sua personalità.

Pertanto, il concetto di Empatia Educativa, comprende lo sviluppo dell’altro su tutti i piani: fisico-energetico, emotivo, mentale e della Coscienza.

Ciò presuppone che l’Educatore, sviluppi un’attitudine di Coerenza, impegnandosi nello sviluppo il più possibile armonico, delle stesse dimensioni, rispetto a sé stesso, cercando di perseguire la propria Necessità Evolutiva, nella vita quotidiana e nei rapporti con gli altri (ed a maggior ragione nei rapporti di cura dell’altro).

Alla luce di quanto descritto, quindi, la realizzazione dell’Empatia Educativa richiede un impegno su tutti i piani, attivando in ciascuno di essi la controparte più elevata ed armonica, pur riconoscendo l’aspetto inferiore e meno evoluto.

L’Empatia Educativa è strettamente connessa al concetto di Reciprocità. Lo Spazio di Reciprocità è costituito dalle energie sottili che due o più individui che partecipano ad una relazione mettono in comune, condividono. Anche nella relazione tra Educatore e un adolescente o un fanciullo, se questa vuole essere autentica e veramente di crescita per entrambi, deve avvenire uno scambio reciproco delle Qualità di ognuno, in modo che l’Educatore possa, attraverso i suoi talenti, far fiorire quelli delle Coscienze in Evoluzione. Nel momento in cui si immettono nella relazione elementi più legati all’istruzione che all’Educazione, e quindi vengono imposti ad adolescenti o fanciulli delle regole e dei concetti senza averli creati e discussi assieme a loro, ci si sposta su una dimensione di personalismo, in cui non si tiene conto dell’”altra parte” della relazione educativa. Spesso, questo atteggiamento è accompagnato dalla mancanza di Coerenza verso i concetti che vengono promulgati dall’educatore.
Curare uno Spazio di Reciprocità prevede piuttosto di accogliere pienamente la visione ed il limite dell’altro, osservando quale può essere il prossimo passo evolutivo, senza forzarlo e senza proteggerlo, consapevoli anche dei propri limiti in quanto Educatori. Questo presuppone una piena capacità di Accoglienza e di Amore verso se stessi e verso gli altri, ed una sospensione del giudizio e della critica nei suoi confronti.

 

 

Una serie di motivi, storici, politici e culturali, hanno reso la parola «Disciplina» una parola spaventosa, alla quale vengono associate spesso immagini e sensazioni negative o fuorvianti.

Il saggio di Bernarhard Bueb «Elogio della Disciplina» descrive efficacemente i pregiudizi culturali e psicologi che hanno reso la disciplina un concetto desueto.

Esistono diverse correnti pedagogiche che aborriscono il concetto di «premio» e «punizione» in educazione e così faticano a confrontarsi con quello di «giustizia».

Naturalmente, come educatori, siamo influenzati dalle esperienze che abbiamo fatto noi stessi con premi e punizioni:

  • quale è stata la nostra esperienza con premi e punizioni?
  • quale è l’idea che abbiamo sviluppato?
  • quale è la differenza tra premi e punizioni che rafforzano la forma («obbedienza formale») e risposte di premio e punizione alle azioni del bambino che nutrono la Coscienza («Obbedienza interiore»)?

Il termine "Disciplina" deriva da “Disco”, Discernere; indica la differenza tra personalità (gli impulsi individualistici ed egoisti, imparentati con il regno animale) e Coscienza (i Valori).

La personalità di adulti e bambini è abituata per definizione a sopraffare o a essere sottomessa; la Coscienza nasce solo dalla Reciprocità.

Il dolore è un'opportunità per apprendere.

Per costruire la Reciprocità, è importante imparare a distinguere tra i propri bisogni e quelli dei bambini: a partire dal riconoscimento dei bisogni dei bambini è possibile aprire uno spazio di confronto con loro, uno spazio di Reciprocità, in cui costruire un terreno comune creativo in cui educatore e bambino si incontrano, crescono insieme e costruiscono regole, fino ad arrivare a veri e propri accordi, nell'adolescenza.

L’arte dell’educatore consiste nella capacità di distinguere le regole e le situazioni per le quali non sono necessarie tante parole o spiegazioni, e quelle per le quali è fondamentale impiegare del tempo, per spiegarle e applicarle.

Cosa fare se si perde la pazienza con il bambino, per esempio alzando troppo la voce:

  • riparlarne con il bambino
  • chiedere scusa e ammettere l’errore
  • non dire “l’ho fatto per il tuo bene”
  • riconoscere dentro di sé i motivi profondi per quell'impulsività.

Sono considerati cardini dell’Educazione Evolutiva:

  1. “un’atmosfera d’amore, che espella il timore e in cui il bimbo s’accorga di non aver ragione di timidezza, ritrosia o cautela, e nella quale venga trattato con gentilezza e debba comportarsi in egual modo a sua volta … nasce dalla comprensione delle potenzialità del bimbo in quanto individuo, da un giusto senso di responsabilità, dall'assenza di pregiudizi, di antagonismi razziali e soprattutto dalla tenerezza compassionevole
  2. un’atmosfera di pazienza, in cui il bimbo possa divenire, in modo normale e naturale, un cercatore della luce della conoscenza; in cui sia certo di trovare pronta e accurata risposta a tutte le domande, e dove non si noti mai l’aria frettolosa o sbrigativa
  3. un’atmosfera di attività ordinata, in cui il bimbo impari i primi elementi del vivere responsabile
  4. un’atmosfera di comprensione, in cui il bimbo sappia sempre con certezza che le ragioni e i motivi dei suoi atti saranno riconosciuti e che i grandi che vivono con lui capiranno la natura dei suoi impulsi, anche se non approveranno sempre le sue attività o ciò che ha fatto”. (Alice Bailey, Educazione nella Nuova Era)

Nella civiltà sumera (4500-2057 a.C.) e assiro-babilonese (2000-539 a.C.) e in quella egiziana (3238-525 a.C.), l’istruzione viene impartita in scuole dirette da sacerdoti e ha come ideali educativi il sentimento patriottico e l’ubbidienza al sacerdote supremo, al principe o al faraone. Consiste in un apprendimento mnemonico di elenchi di vocaboli e testi scritti e mira alla formazione di scribi. Esistono anche delle scuole tecniche, dove si apprendono da maestri artigiani le arti e i mestieri.

Nella civiltà fenicia (1500-500 a.C.) le scuole hanno carattere commerciale e vi si insegnano le abilità pratiche (lettura, calcolo) necessarie a diventare artigiani, mercanti e navigatori. Gli insegnanti sono maestri privati.

Nella civiltà ebraica antica (1100 a.C.-70 d.C.) l’educazione consiste nell’insegnamento della Bibbia ed è volta a promuovere l’obbedienza incondizionata alla legge del Signore. Il padre ha come primo dovere di insegnare un mestiere al proprio figlio, mentre l’istruzione elementare (lettura e scrittura sul Talmud), viene impartita in scuole annesse alla sinagoghe, aperte a tutti. É interessante sottolineare che in questa civiltà gli educatori seguono chiare indicazioni, scritte sul Talmud, sull’importanza della gradualità dell’insegnamento, dell’attenzione psicologica all’allievo, sulla limitazione massima delle punizioni corporali.

Nella civiltà indiana (1800-300 a.C.) l’istruzione è di appannaggio delle classi superiori, mira a sviluppare la conoscenza e l’obbedienza alle leggi sacre, col fine del perfezionamento spirituale volto al mantenimento di una prosperità comune, garantita da un corretto comportamento morale. Nel periodo braminico l’educazione viene impartita mediante lezioni individuali di maestri detti bramani; dopo l’avvento del buddismo l’istruzione viene aperta a tutti coloro che se ne mostrino meritevoli e viene impartita in classi all’interno dei conventi.

Nella civiltà cinese (2500 a.C.-476 d.C.) l’educazione è aperta a tutti, ma richiede un costo elevato che di fatto la rende di appannaggio dei ricchi. É sostenuta da maestri privati, ma viene controllata dallo stato attraverso severi esami locali e nazionali. L’obiettivo dell’educazione è quello di promuovere la conoscenza di se stessi, di sviluppare la bontà insita in ogni uomo, che deve portare all’adoperarsi continuo per il benessere materiale della comunità.

Nella civiltà greca arcaica (XXI sec.-VII sec. a.C.) l’insegnamento dei doveri pubblici ha un’impronta laica, la cultura letteraria viene trasmessa per via orale dai cantori dei poemi epici, che stimolano una comunicazione emotiva inconscia, basata sull’imitazione e sulla memoria, volta al mantenimento di una sorta di “memoria collettiva”.

Nella civiltà spartana (X-VIII sec. a.C.) l’educazione è essenzialmente corrispondente all’addestramento militare, molto duro e obbligatorio. È volta a promuovere l’emulazione e l’agonismo, la costante tensione a dimostrarsi degno del maestro, fino a raggiungere eccessi quali quello della pederastìa, diffusissima peraltro in tutta la Grecia arcaica.

Nella civiltà ateniese del VII-VI sec. a.C. l’educazione mira a formare la condotta del buon cittadino e implica un addestramento militare. L’istruzione è aperta a tutti, ma di fatto pochi possono permettersela, le scuole sono rette da maestri privati, diversi per disciplina, che si occupano solo di insegnare le materie come la grammatica, la musica, la ginnastica, senza entrare propriamente nel campo dell’educazione morale, che è affidata ai genitori e al pedagogo, un schiavo che sorveglia il fanciullo durante tutto l’arco della giornata. Le discipline sono insegnate seguendo un piano analitico razionale che non considera accorgimenti di carattere psicologico. L’organizzazione educativa è controllata dallo Stato tramite specifici funzionari.

Con l’avvento della sofistica (V sec. a.C.) l’educazione ateniese è volta alla formazione dell’uomo politico e si estende a tutti gli strati sociali. I sofisti inaugurano lo studio di discipline a carattere generale che servano a fornire una cultura di base e diano pieno potere ai procedimenti logici, senza paura per le conclusioni che ne possono trarre. Purtroppo questo ha portato ad una degenerazione dell’arte della controversia, che viene utilizzata principalmente in funzione di critica. Socrate (470-399 a.C.) riprende dai sofisti la convinzione che ogni uomo abbia diritto di divenire artefice del proprio destino e che tutto può essere discusso.
L’imperativo morale è: “conosci te stesso!”. L’insegnamento si articola nei due momenti dell’ironia (fingere di approvare le opinioni dell’interlocutore per rilevarne poi l’incongruenza) e la maieutica (aiutare l’interlocutore, con opportune domande, a trovare in se stesso la verità).
Platone (427-347 a.C.) fonda l’Accademia, un istituto di educazione in cui si intende risvegliare nel discepolo la conoscenza che ha in potenza, tramite il rapporto di Amore, all’interno di una debita disciplina che non permetta nessuna mollezza. Lo scopo è quello di formare cittadini in grado di conoscere e praticare la virtù. Si sottolinea la necessità dell’individuazione delle capacità del singolo e del gioco come mezzo migliore per favorire l’apprendimento nei bambini.
Aristotele (384-322 a.C.) definisce che lo Stato deve provvedere all’educazione dei cittadini in modo da perpetuare le istituzioni vigenti. Lo scopo dell’educazione è la virtù, raggiungibile attraverso la ragione, virtù che deve essere sia individuale che sociale. L’educazione si rivolge ad una élite, visto che per questo autore c’è una parte dell’umanità (gli schiavi ad esempio) incapace di svolgere attività veramente umane. Il periodo ellenistico (dal IV sec. a.C.) vede il fiorire di scuole di retorica, in cui si impara la tecnica oratoria, contrapposte a scuole dialettiche e filosofiche, nelle quali si promuove l’argomentazione e la riflessione. In generale l’ideale educativo è volto alla formazione del burocrate attraverso studi umanistici, promuovendo una cultura enciclopedica.

Nella civiltà romana (753 a.C.-476 d.C.) l’ideale educativo si incarna nel buon oratore, che deve avere una conoscenza completa delle varie discipline. Seneca sottolinea l’importanza della filosofia per l’educazione morale. I primi anni dell’educazione familiare sono vissuti dai bambini insieme ai fratelli di latte e alla moltitudine di figure che, con ruoli diversi, ruotano attorno a loro. Il principale canale educativo è rappresentato dai racconti, diversi a seconda dell’oratore.
Tutta una serie di divinità sono preposte alla guida del bambino durante la sua crescita. Nel periodo repubblicano ci sono tre gradi principali di scuole, tutte a pagamento. Nel ludus litterarius si insegna a leggere, scrivere e far di conto ai fanciulli dai 7 ai 12 anni, con metodo analitico. Nel ludi grammatici si insegnano ai ragazzi dai 13 ai 17 anni la poesia, la storia, l’interpretazione dei testi e la critica letteraria. Infine il ludus rethoris è una scuola di eloquenza che prevede una specializzazione in Grecia o a Rodi. In ogni tipo di scuola domina l’apprendimento mnemonico. La professione del maestro è screditata e mal pagata, all’ultimo posto nella scala sociale, ed essi sono poco preparati e spesso abusano delle punizioni corporali. A partire dall’intervento di Vespasiano lo Stato si occupa direttamente dell’educazione istituendo scuole e occupandosi della remunerazione dei maestri.

Nel cristianesimo primitivo i fedeli frequentano le scuole pagane e ricevono parallelamente un’educazione religiosa incentrata sugli ideali della carità e della giustizia evangelica. L’insegnante, che spesso coincide con la figura del sacerdote, ha un altissimo rilievo ed è colui che detiene la verità da instillare nell’allievo. S. Agostino sottolinea il rapporto di anime che c’è tra insegnante e allievo e il contingente cambiamento che l’atto educativo determina in entrambi. In seguito i monasteri si rivelano i luoghi privilegiati dell’istruzione: in essi si promuove l’ideale ascetico e si insegnano i salmi a interni ed esterni. Le pene corporali sono un simbolo dell’educazione. Dal 787 in poi Carlo Magno si adopera per una ristrutturazione dell’organizzazione educativa trasformando i monasteri in scuole di pubblica frequenza e prevedendo di pari l’istituzione di scuole rurali, in
modo da permettere a quanti ne fossero in grado, di essere raggiunti dall’istruzione. La grammatica costituisce la base dell’insegnamento e l’apprendimento è mnemonico.

Dall’XI al XIV sec. si consolidano le città e si incrementano le scuole cattedrali, fino alla istituzione delle Università, che garantiscono diritti e privilegi all’alta borghesia nascente. Inoltre si consolidano le scuole episcopali e si istituiscono le scuole delle corporazioni, destinate alla piccola borghesia artigiana. La nuova complessità politica necessita della formazione di uomini competenti specializzati in vari campi. La Scolastica (X-XV sec.) rivendica i diritti della ragione, sistematizzando il sapere in argomentazioni raccolte nella Summae, promuovendo uno studio logico-analitico, purtroppo troppo astratto e slegato dalla realtà. Per Tommaso D’Aquino l’educazione vede coinvolti Dio, che infonde la luce della conoscenza, il maestro, che traduce questa luce in principi e il discente, che riceve dal maestro le conoscenze e deve adoperarsi per metterle in atto. L’autore insiste sulla gradualità dell’insegnamento per stimolare la cooperazione dell’allievo.

L’ educazione di un popolo deve iniziare dalla prima istruzione dei fanciulli, nella loro età più giovane: quanto prima, tanto meglio
Siate certi che la fatica cerebrale deriva solo dalla goffaggine
La madre, presso la culla, pronuncia la prima formula di istruzione:
“Tu puoi fare qualunque cosa”
I divieti non servono; neppure le cose pericolose sono da proibire
È bene invece indirizzare semplicemente l’attenzione a ciò che più giova e più attrae
Il precettore migliore è colui che sa rendere affascinante il bene
Inoltre, non mutilate le belle Figure per una supposta incomprensione da parte dei fanciulli:
non umiliateli
Ricordate che la vera scienza è sempre attraente, breve, precisa e bella
La famiglia deve conoscere almeno i rudimenti dell’educazione
Dopo i sette anni molto è già perduto
Già dopo i tre, di norma, l’organismo è pienamente ricettivo
Fin dai primi passi l’educatore deve indirizzare l’attenzione ai mondi lontani, e indicarli
I giovani occhi devono percepire l’Infinito: devono abituarsi ad accoglierlo
La parola poi deve esprimere esattamente il pensiero. Falsità, scherno, villania sono da espellere
Il tradimento è inammissibile, anche se embrionale
I bambini devono essere incoraggiati a ripetere i lavori dei grandi
Dopo i tre anni la coscienza afferra facilmente l’idea di comunità
Quale errore credere che i piccoli debbano possedere cose loro!
Essi capiscono subito che sono da tenersi in comune Affermare:
“Posso fare qualunque cosa” non è una vana pretesa; ma la semplice realizzazione
di un apparato. Anche l’essere più sciagurato può trovare la corrente per l’Infinito, poiché
ogni lavoro di qualità ne apre la porta
(Morya, Comunità 102).

Premesse

Che cosa è l’Educazione?
Proviamo a rispondere con questa citazione:
Vorrei raccomandare di definire l’educazione come possibile esercizio di meditazione individuale. Che ciascuno si domandi che cosa intenda per “ educazione; se la sua riflessione sarà profonda, si accorgerà che per rispondere occorre penetrare fino al più intimo senso della vita stessa. Pensare seriamente al significato dell’educazione ci costringe ad affrontare i problemi fondamentali della vita, come mai prima abbiamo fatto… La meta dell’educazione è la conoscenza? Certamente sì, ma perché? Lo scopo è forse il potere? Ancora sì, ma a qual fine?
Tende essa all’assestamento sociale?
L’era moderna risponde decisamente di sì, ma di quale assestamento si tratta, e quali sono gli ideali che lo determinano?
Che l’educazione miri non soltanto all’acquisizione di un qualsiasi tipo di conoscenza o di potere, bensì al giusto uso di questi, e cosa chiaramente riconosciuta dal pensiero educativo più progredito, sebbene non dall’opinione pubblica dei nostri giorni…
La nuova educazione ha quindi, come suo grande scopo, la preparazione e lo sviluppo dell’individuo per fini sociali, cioè per un più vasto servizio a favore dell’uomo...
(Randall, cit. da Bailey, Dall’Intelletto all’Intuizione ver. 28).

L’Era dell’Acquario e le principali note da sviluppare

Come sappiamo stiamo entrando nell’Era dell’Acquario che avrà il suo inizio nel 2025.
Tale Era rappresenterà, per l’uomo, un passaggio importante da molti punti di vista e vedrà cambiare molti dei concetti di base dell’educazione e della Cultura in generale.
Sarà un’Era legata alla Sintesi e porterà con sé principi quali la Collaborazione, la Cooperazione e la fioritura della Coscienza Umana basata sullo sviluppo della mente astratta.
Il compito dell’uomo, in questo momento, è proprio quello di imparare a dominare la dimensione emotiva per sviluppare in maniera sempre più chiara la dimensione Mentale Superiore, o mente Astratta.
In questi anni possiamo avere il compito di avvicinarci a queste nuove energie preparando il terreno a partire dalla costruzione di una nuova educazione che permetta ai bambini di oggi di crescere su principi già adatti alle energie che arriveranno.
Gli educatori che in questo periodo storico si stanno occupando di questo dovrebbero avere come obiettivo quello di porre delle sane e salde fondamenta in merito alla Civiltà Futura che abbia come base la Fratellanza e la visione dell’umanità come organismo unico e non separato.
Come educatori quindi abbiamo il compito di preparare una nuova rinascita delle arti e di portare una nuova onda di energia creativa nell’uomo.
Per creare una nuova civiltà occorre fare riferimento a tutti quegli eventi del passato che hanno visto la nascita di nuovi correnti di pensiero e nuovi stimoli creativi in modo da stimolare il pensiero in positivo e a creatività.
La Scienza dello Spirito ci dice come insegnando ai bambini a riconoscere i grandi momenti del passato in cui si sono immessi valori quali la Fratellanza ed il rispetto ed a tempo stesso l‘inutilità della guerra si potrà sperare in un futuro migliore.
Per iniziare a rispondere alle energie della Nuova Era occorre, come prima cosa, iniziare ad insegnare ai bambini due idee fondamentali:

  • Il Valore dell’Individuo
  • L’umanità come Unità.

Insegnando questi principi i bambini progressivamente diverranno degli adulti consapevoli della loro responsabilità come parte di un organismo più grande.

La scienza dello Spirito afferma che ci sono tre obiettivi che racchiudono l’Educazione della Nuova Era che sono:

  • Civiltà
  • Cultura
  • Educazione.

Tali principi sono, anche se in modo ancora grossolano e imperfetto, alla base della distinzione dei tre tipi di scuola:

  • elementare (civiltà= il bambino diviene un cittadino)
  • media (cultura=apparenze, valori e significato)
  • superiore (Unificazione=collegamento tra l’uomo ed il mondo sottile).

Dati questi obiettivi possiamo affermare che:
Primo compito dell’educazione al fine di civilizzare il fanciullo è di esercitarne e dirigerne correttamente gli istinti.
Secondo dovere è di curarne la vera cultura, insegnandogli a far giusto uso dell’intelletto.
Terzo, evocare e sviluppare in lui l’intuizione” (L’Educazione nella Nuova Era, ver.50).

Date queste premesse per comprendere a pieno il tema dell’Educazione abbiamo bisogno di introdurre un nuovo concetto:

  • Differenza tra Personalità e Coscienza.

Compresa questa differenza vediamo come ci sia bisogno di un’educazione che permetta di collegare le varie parti dell’uomo con l’ambiente e con il “tutto” più grande all’interno del quale deve l’uomo deve compiere la sua parte.
Questo presuppone un altro concetto di base ossia che il minore deve essere l’espressione del superiore, va da sé quindi che la personalità dovrebbe pian piano essere educata a esprimere la Luce della Coscienza.
Ma come possiamo applicare questo concetto all’Educazione?
È il problema di giudicare con esattezza quale sia il centro o il punto focale dell’attenzione di un uomo, e notare dove sia principalmente centrata la sua coscienza. Lo si dovrà allora istruire in modo da rendere possibile lo spostamento di quel punto focale in un veicolo Superiore” (A. Bailey, L’Educazione della Nuova Era, ver. 52).

Sintetizzando i valori che occorre sviluppare sono:

  • Fratellanza
  • Civiltà
  • Cultura
  • Unitarietà
  • Amore verso il gruppo.

Gli obiettivi devono essere:

  • Creare dei ponti tra l’uomo il suo ambiente e i mondi sottili
  • Creare un ponte tra Anima e Personalità
  • Allineare progressivamente cervello, mente ed Anima.

Come possono contribuire i genitori? Creando:

  • Un’atmosfera di Amore
  • Un’atmosfera di pazienza
  • Un’atmosfera di attività ordinate
  • Un’atmosfera di comprensione.

I Bambini della Nuova Era

Saranno i pionieri della Nuova Era, uomini dotati E’ esperienza comune aver notato come le nuove generazioni stiano cambiando molto in termini di attitudini, di interessi e di intelligenza.
“…Si deve ricordare (e lo si riconosce sempre di più) che la qualità dei bambini che vengono in incarnazione oggi migliora e si eleva costantemente.
In molti casi essi sono intelligenti in modo abnorme, ed il loro quoziente d’intelligenza è spesso altissimo.
Ciò accadrà sempre più sovente, finché i giovani di quattordici anni avranno le doti e l’intelligenza dei migliori studenti universitari d’oggi”(A. Bailey, Dall’Intelletto all’Intuizione, Ver. 57).

Va da sé che l’educazione attuale non riesce a rispondere alle esigenze delle nuove Coscienze che si stanno incarnando ed è evidente lo sforzo che come educatori dobbiamo compiere per costruire un tipo di approccio educativo che tenga conto di questo.
L’impegno che ci possiamo prendere è quello di cercare, attraverso lo sforzo mentale e l‘applicazione pratica, di creare un nuovo approccio che, se applicato, permetterà di costituire un gruppo di uomini capaci di unificare insieme i due emisferi del mondo, mettendo insieme i conseguimenti dell’uno e dell’altro ed unendo la dimensione oggettiva con quella soggettiva.
"Saranno i pionieri della Nuova Era, uomini dotati di senso pratico, saldamente piantati sulla terra, ed al tempo stesso, mistici e veggenti, che vivranno anche nel mondo dello spirito, traendone ispirazione ed illuminazione per la vita d’ogni giorno” (A. Bailey, L’Educazione nella Nuova Era Ver. 57).
Il nostro compito come educatori è quello di creare questo gruppo di pionieri e per fare questo occorrono due cose:

  • Menti addestrate, dotate di un’ampia conoscenza generale come fondamento (e ciò può essere offerto dal sistema occidentale),
  • Consapevolezza spirituale della divinità interiore, l’anima, conseguibile mediante il sistema orientale di meditazione scientifica.

I Cinque Corpi nel bambini e come nutrirli

L’Educazione Evolutiva fa riferimento ad un preciso modello di Evoluzione e Sviluppo dell’Uomo, che viene descritto attraverso i suoi 5 Corpi o «dimensioni» che chiamiamo:

  • Corpo Fisico
  • Corpo Eterico
  • Corpo Emotivo
  • Corpo Mentale
  • Corpo Causale.

I 5 Corpi sono organizzati tra di loro e funzionano con le regole che governano i sistemi gerarchici, per cui ogni corpo è controllato e compreso da quello immediatamente superiore.
I Corpi superiori sono più sottili, ovvero più raffinati e potenti di quelli inferiori, perché le energie superiori sono più vicine alla Dimensione Spirituale.

 

Distinguiamo, inoltre, a seconda delle età:

  • Corpo Fisico: crescita e conoscenza del corpo, esplorazione del tempo e dello spazio (0-7 anni)
  • Corpo Eterico: conoscenza e sperimentazione dell’Energia (7-14 anni)
  • Corpo Emotivo: riconoscimento, espressione ed elaborazione delle emozioni (14-21 anni)
  • Corpo Mentale: connessioni crescenti, conoscenza delle leggi fisiche, relazionali e coordinate dell’identità (21-28 anni)
  • Corpo della Coscienza: visione globale di sé, del mondo, del senso della vita (28-35 anni).

Proviamo ora ad approfondire la dimensione cerebrale in generale, per poi collegarla alle riflessioni sull’Educazione Evolutiva che stiamo realizzando.
Nella zona cerebrale inferiore ci sono le aree più primitive che regolano sia la respirazione che le altre funzioni corporee; qui risiedono anche le reazioni e impulsi innati come la risposta di attacco o fuga e le emozioni più intense come la rabbia.
La parte superiore del cervello costituita dalla corteccia e dalle sue diverse parti è il luogo in cui avvengono i processi mentali più complessi come il pensiero la pianificazione e l'immaginazione.
Nella parte alta del cervello risiede la capacità di decidere e pianificare la capacità di controllare il corpo fisico e le emozioni, la comprensione di sé, l’empatia, la moralità.
E interessante tenere presente il fatto che se la parte superiore del cervello matura intorno ai 25 anni, quella inferiore è già formata fin dalla nascita.
Durante l’adolescenza avvengono infatti dei processi fondamentali per la maturazione.

E’ importante a questo punto mettere a fuoco il ruolo dell'amigdala, una piccola parte del cervello che fa parte del sistema limbico; essa consente una rapida elaborazione ed espressione delle emozioni in particolare la rabbia e la paura.
Quando l'amigdala avverte la paura è capace di prendere completamente il controllo prendendo in ostaggio la parte alta del cervello.
Sono le situazioni in cui, nel bene o nel male, agiamo prima di pensare; quando a causa di un grosso spavento o di una grande rabbia si attiva l’amigdala può succedere che l'attivazione sia così potente da bloccare completamente il collegamento con la parte superiore del cervello.

Relativamente alle crisi di rabbia, per esempio, dei bambini, è possibile distinguere due possibilità:

  1. una crisi di rabbia in cui il bambino attiva volontariamente una crisi di rabbia, mettendo in campo una serie di atteggiamenti provocatori; in questi casi, capiamo che potrebbe smettere immediatamente se ottenesse quello che sta chiedendo o se venisse minacciato di perdere qualcosa a cui tiene molto
  2. una crisi di rabbia connessa al corpo emotivo e al fatto che la parte inferiore del cervello ha preso completamente potere sul resto del cervello; in questi casi il bambino è completamente incapace di controllare sia il corpo emotivo, che il corpo mentale; in questi casi solo successivamente è bene parlare al bambino in maniera più razionale.

Il corpo fisico e il corpo emotivo dei bambini ricoprono un'importanza fondamentale; è per questo che i bambini vengono facilmente sopraffatti da emozioni confuse e caotiche.
Crisi di rabbia, capricci, comportamenti aggressivi parlano di questo aspetto.
E’ interessante il fatto che alcuni studiosi descrivono l'emisfero destro e l’emisfero sinistro come fossero due individui dalla diversa personalità: essi sono connessi a due «corpi» diversi.
L'emisfero sinistro, connesso al Corpo mentale è logico, letterale, linguistico, lineare (mente inferiore).
L'emisfero destro, connesso al Corpo emotivo è collegato alle sensazioni viscerali, «di pancia» ed è influenzato più direttamente dal fisico e dalle regioni inferiori del cervello.
Nei bambini molto piccoli è dominante l'emisfero destro, soprattutto nel corso dei primi tre anni di vita, a quest'età infatti i bambini non hanno ancora acquisito completamente la capacità di usare la logica e le parole per esprimere le proprie emozioni.
Quando i bambini cominciano a chiedere in continuazione «perché?» vuol dire che l'emisfero sinistro sta entrando in gioco con la sua razionalità, i suoi pensieri che funzionano a causa/effetto.
Sfera destra e sinistra sono collegati da un fascio di fibre nervose: il corpo calloso.
La comunicazione fra i due cervelli avviene attraverso queste fibre che realizzano la cosiddetta integrazione orizzontale; se vivremo in un deserto emotivo o in un diluvio emotivo o se saremo persone equilibrate si vedrà dalla loro integrazione.
Ricordando il fatto che è l'emisfero destro a interpretare i segnali non verbali, è fondamentale comprendere il fatto che se il bambino è stanco o di cattivo umore e potrebbe concentrarsi solo sulle parole che diciamo e non sul nostro tono che magari dice qualcosa di diverso.
Per esempio, quando i bambini fanno delle esternazioni sommersi da un'intensa ondata di emozioni provenienti dal loro corpo emotivo, possiamo difenderci oppure metterci a discutere con loro: ma sarebbe una contrapposizione tra corpo mentale e corpo emotivo, insensibile ai ragionamenti e alle spiegazioni.
In questi casi è molto più utile entrare in sintonia, re-incanalare le emozioni del bambino cavalcando la sua onda emotiva; quando avviene questa sintonizzazione, genitore figlio provano un profondo senso di unione.
Dopo che è stato creato un contatto più emotivo e possibile creare contatto sul piano mentale.
Sostenere i bambini a raccontare le vicende che li hanno toccati di più dal punto di vista emotivo è uno dei metodi principali per insegnare loro ad associare l'emisfero sinistro con quello destro, ovvero il corpo mentale con il corpo emotivo.
Per raccontare una storia il bambino deve mettere ordine servendosi del linguaggio e della logica, mentre il corpo emotivo dà il suo contributo con le sensazioni corporee. le emozioni e i ricordi personali.
In altre parole, per raccontare una storia, il corpo emotivo e il corpo mentale insieme al corpo fisico devono mettere insieme le loro energie.
Studi scientifici dimostrano come il solo fatto di dare un nome o una definizione, anche se sommaria, alle emozioni che proviamo riduce l'attività dei circuiti emozionali dell'emisfero destro, questo vuol dire che dare un nome alle nostre emozioni vuol dire attivare il corpo mentale e depotenziare quello emotivo.
Da questo punto di vista, è possibile spiegare ai bambini il funzionamento e l'esistenza del piano emotivo in modo che essi possano cominciare a conoscerlo a utilizzarlo piano piano a dominarlo.

L'approccio della Mindfulness parla di ricordi impliciti e ricordi espliciti; i ricordi impliciti sono quei ricordi non consapevoli che creano delle aspettative in noi. Per esempio se contiamo sui nostri genitori perché ci consolino quando stiamo male è perché lo hanno sempre fatto in precedenza; al contrario, per chi abbia ripetutamente fatto l’esperienza opposta, con genitori che abbiano mostrato disinteresse o fastidio per la sua sofferenza.
Soprattutto i ricordi impliciti negativi possono avere un effetto potente nella nostra vita: la soluzione è illuminare con la luce della consapevolezza i ricordi impliciti; questo implica gettare la luce della mente del nostro Corpo mentale sui contenuti del corpo emotivo.
Nel nostro cervello c'è una parte che ha il compito di integrare i ricordi impliciti e quelli espliciti: l'ippocampo, come il «motore di ricerca» per il recupero dei ricordi.
L'ippocampo collabora con le diverse parti del cervello per recuperare le immagini, le emozioni e le sensazioni della memoria e permette di formare un quadro completo.
Quando aiutiamo un bambino a integrare il passato nel presente il bambino diventa capace di comprendere cosa avviene dentro di lui, in altre parole diviene consapevole del suo mondo interno, della sua Coscienza, e fa l'esperienza di come il corpo mentale può dominare quello emotivo.
Nei passaggi che possiamo fare per insegnare ai bambini l'esistenza e la gestione dei cinque corpi è fondamentale considerare il rapporto gerarchico stessi corpi.

Possiamo insegnare ai bambini a guardare dal punto di vista della loro Coscienza, che descriveremo loro come il punto di tranquillità e di calma che è dentro di loro, i corpi sottostanti.
Insegneremo loro che i pensieri, i sogni, i desideri e le loro emozioni, le loro percezioni e sensazioni corporee non sono l'elemento centrale della loro vita ma solo uno degli elementi della loro vita.
Quando i bambini, ma questo può succedere anche agli adulti, provano un particolare stato d'animo, per esempio si sentono soli o frustrati, possono essere tentati di definirsi sulla base di questo vissuto temporaneo e dunque invece di dire e pensare «mi sento solo» dicono «sono solo».
Imparare a guardare a se stessi dall'alto e come un sistema gerarchico, è un'esperienza che crea nuove connessioni neurologiche e può modificare e influire sul benessere di tutta la vita.
Per conoscere e per insegnare a conoscere sempre più approfonditamente il corpo emotivo ai nostri bambini è fondamentale tenere presente:

  1. L'importanza delle percezioni fisiche nel bambino accompagnando ad ascoltare in profondità quello che sentono nella pancia, nello stomaco, nel petto, nei muscoli delle gambe e delle braccia: questo può contribuire molto a calmarli, soprattutto se impariamo a collegare le sensazioni fisiche alle emozioni.
  2. Tenere presente che il mondo delle emozioni è fluttuante e influenzabile, e accompagnare i bambini a riconoscerlo.

Conclusioni

Diviene chiaro quindi, come nell’alba della Nuova Era, ciascun genitore ed educatore, e potremmo dire, ciascun adulto che è in contatto con un bambino, sia necessariamente tenuto a “guardarlo come Coscienza in evoluzione”, come energia nuova, discesa sulla Terra per sostenere il pianeta nella sua Evoluzione.
L’attenzione ai corpi di cui ciascuno di noi è composto, e le modalità attraverso cui nutrirli, a partire dalla più tenera età, è uno strumento fondamentale, che la Scienza dello Spirito ci offre, per divenire esseri umani ed educatori consapevoli, a sostegno dell’evoluzione, di un piccolo pezzetto di Umanità del futuro.
L’Umanità gioiosa e consapevole della Nuova Era.

Bibliografia

  1. Bailey, (1981) Dall’Intelletto all’Intuizione, Nuova Era
  2. Bailey, (1981) L’Educazione nella Nuova Era, Nuova Era
  3. Morya, (1926) Nuova Era Comunità, Nuova Era.

Nell’Umanesimo la cultura è intesa come base della formazione di un uomo capace di vivere una vita piena nella realtà terrena. L’educazione è improntata alla ricerca, nell’idea che l’uomo debba divenire costruttore di sé e del suo stato, in collaborazione con altri uomini. Hanno un posto privilegiato gli studi letterari, in quanto il linguaggio è il mezzo attraverso il quale gli uomini si connettono ai loro simili.

L’accento è posto sulla formazione morale e civile dell’individuo, si dà molta importanza allo studio dei classici. Montaigne sottolinea l’importanza del fatto che il precettore sia un uomo avveduto piuttosto che un dotto, l’importanza del dubbio come metodo educativo e valorizza l’irrobustimento del corpo utile a calare i propri pensieri nella realtà. È in questo periodo che nascono le prime scuole a tempo pieno (ad esempio la “Casa Zoiosa” di Vittorino da Feltre) e si capisce l’utilità della vita comunitaria. L’istruzione umanistica è limitata alla classe aristocratica.
Parallelamente, nel periodo rinascimentale, si sviluppano scuole in cui si insegna in lingua volgare, che danno una formazione commerciale. Si insegna a leggere, scrivere, fare contabilità. Queste scuole condividono con quelle umanistiche un ideale di uomo come “faber fortunae suae”.

La Riforma, negando la funzione intermediaria della Chiesa nell’interpretazione dei testi sacri, vede nell’educazione estesa a tutti il solo modo per attuarsi e rinforzarsi. Si gettano le basi per un’istruzione elementare statale e obbligatoria (tutti i fanciulli devono saper leggere) e si rivaluta il ruolo del maestro. In molte scuole l’impostazione degli studi è umanistica.

Durante la Controriforma l’educazione è lo strumento positivo per arginare lo scisma luterano. La realizzazione del compito educativo è demandata alle congregazioni religiose insegnanti, in special modo alla Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola. Il piano educativo dei Gesuiti è regolato dalla “Ratio studiorum”, l’insieme di norme minuziose fissate in modo definitivo nel 1599, a cui tutti gli insegnanti dell’ordine devono attenersi. Si prescrive di tenere un costante controllo sugli allievi, di organizzare la vita della classe come una gara, di verificare con prove ed esercizi prestabiliti il profitto degli scolari. Si sacrifica ogni iniziativa personale e ogni spirito di libertà. I collegi dei Gesuiti sono scuole complete che si dividono in due gruppi di studi: uno di lettere e l’altro di filosofia e teologia.

Tommaso Campanella (1568-1639) espone la sua concezione educativa nel saggio utopico “La Città del Sole”. L’ideale è quello di un comunismo etico tendente a potenziare le varie attività umane, attraverso processi di istruzione che valorizzino un apprendimento. L’educazione è affidata all’ambiente, sia fisico sia sociale, parte dall’esperienza diretta e dal continuo contatto con la natura.

Francis Bacon (1561-1626) propone una comunità utopica, la Nuova Atlantide: la scienze è liberata dagli errori e si fonda sul metodo induttivo. Si educa più con le cose che con le parole. L’educazione è volta a sviluppare nell’individuo, attraverso la formazione di un metodo, le capacità per agire direttamente sul mondo reale a vantaggio di tutta l’umanità. Bacone è un sostenitore delle scuole di Stato.

Per Amos Comenio, educare significa insegnare tutto a tutti. L’istruzione ha lo scopo di insegnare agli individui ad essere uomini, attraverso lo studio attento della natura, facendo loro riscoprire la loro origine divina e indicando la via per risalire fino a Dio. Si insiste sull’importanza di non incorrere in pregiudiziali differenziazioni tra gli studenti. Comenio distingue quattro fasi di età crescente: infanzia (0-6 anni), puerizia (6-12 anni), adolescenza (12-18 anni), giovinezza (18-24 anni). Ad ogni fase corrisponde una tappa di istruzione assegnata ad un particolare tipo di scuola.
L’insegnamento nel primo grado si basa sui sensi, nel secondo sull’immaginazione e sulla memoria, nel terzo sulle cognizioni intellettuali e sul giudizio, nel quarto sulla conoscenza intellettuale e sull’armonico concorso di tutte le facoltà dell’individuo.

Per i Giansenisti l’educazione deve essere volta a dare all’individuo il controllo degli affetti, dei sentimenti e dei pensieri, senza per questo indulgere mai a metodi autoritari e repressivi.
L’educazione serve a perfezionare la ragione: Pascal dice che il compito della ragione è quello di avviarci verso uno stato in cui la ragione non è più necessaria, allo stato della fede. Si ha una visione pessimistica dell’uomo, l’allievo viene concepito come un ammalato che ha bisogno di continue cure.

Gli Oratoriani sottolineano l’importanza della formazione della mente per il conseguimento di una vita morale e religiosa. L’atteggiamento dell’educatore è comprensivo e liberale. I Fratelli della Dottrina Cristiana, fondati da De La Salle (1651-1719) si preoccupano dell’istruzione popolare, sostenendo che l’istruzione deve essere a servizio di tutto il popolo e quindi in costante rapporto con il mondo del lavoro. Il metodo è improntato sulla severità e si ricorre alle punizioni corporali.
L’atmosfera delle scuole è cupa e oppressiva, perché ritenuta più consona all’educazione delle classi popolari.

François Fénelon (1651-1715) valorizza il metodo dell’educazione indiretta: si offrono all’allievo possibilità di vivere esperienze mediate su cui riflettere poi assieme al maestro. Compito dell’educazione è diffondere la moralizzazione dei costumi. Fénelon si occupa anche dell’educazione femminile, scrivendo un trattato su questa che sarà una delle opere più influenti per almeno un secolo.

I Pietisti intendono diffondere uno spirito di devozione e fratellanza fra il popolo, ogni disciplina inserita nel piano educativo deve essere volta a scopi moralmente e socialmente utili.
August Hermann Francke (1663-1727) organizza un sistema che prevede una scuola gratuita per i poveri, una scuola tedesca per borghesi, una scuola latina, dove si studiano i classici, le discipline scientifiche e la storia, un paedagogium, per i nobili, dove si studia il latino, la filosofia, la medicina e il diritto, un seminarium, per la formazione degli insegnanti. Infine pensa ad una Realschulen, un paedagogium particolare, che mira all’insegnamento dell’economia rurale e dell’amministrazione agricola, della professione di commerciante , di funzionario, di artigiano.

In John Locke (1632-1704) non c’è una concezione ottimistica dell’infanzia. I giovani hanno bisogno del precettore per attingere alle possibilità di miglioramento del carattere, da soli non ne sospetterebbero l’esistenza. Si vuole formare un individuo che sappia autogovernarsi, dominando le proprie inclinazioni per l’amore di quanto la ragione gli consiglia come conveniente. Si insiste sull’importanza di un’educazione del corpo, secondo la massima: mens sana in corpore sano. Il lavoro manuale è un aspetto basilare della formazione dell’uomo. Locke accentua l’importanza che intervengano nell’educazione tutte le figure che stanno vicine al bambino, genitori, parenti, servitù. L’educazione è fatta da un insieme di interventi che sia basano sulla considerazione dei bambini reali che hanno un loro modo di essere e un modo di essere percepiti in quella determinata società. È importante dare spazio al gioco come forma di apprendimento e giustificare razionalmente le proibizioni per instaurare velocemente le buone abitudini.

Giambattista Vico (1668-1744) individua delle tappe in cui si snoda l’educazione: il senso nell’infanzia, la fantasia nella fanciullezza, la ragione nella giovinezza. Lo studio della storia ha un posto importantissimo nel curriculum scolastico, poichè attraverso questa disciplina l’individuo può conoscere il suo passato e quindi se stesso. Si rivendica l’importanza della fantasia e della memoria, della capacità di sintesi, per la formazione dell’individuo, di elementi razionali e irrazionali.

Nel periodo dell’Illuminismo, la natura è vista come un sistema di leggi universali che costituiscono l’essenza della vita umana e ne guidano lo sviluppo in senso positivo. L’impostazione è laica, l’educazione deve sradicare i pregiudizi e le superstizioni. Si sente l’esigenza di una riforma del sistema sociale, l’educazione deve essere estesa a tutti e vigilata dallo Stato. In questo periodo si inizia a intravedere una sensibilità nei confronti del diverso e si iniziano a considerare metodi di
educazione per i bambini con handicap (Itard, Séguin). Gli handicap maggiormente considerati sono la cecità e il sordomutismo.

Antonio Genovesi (1713-1769) afferma che le azioni degli individui sono determinate dall’ambiente esterno, per cui l’educazione consiste nella possibilità di plasmare razionalmente
l’uomo, tenendo in debito conto le inclinazioni naturali, secondo il criterio dell’interesse generale.
La pedagogia deve indirizzare le passioni dell’uomo nel giusto senso, grazie ad esempi da imitare.
Genovesi sottolinea la necessità che la scuola si fondi su un’unità linguistica.

Vincenzo Cuoco (1770-1823) afferma che l’educazione deve mirare alla liberazione del popolo
infondendogli una coscienza morale. Distingue il tipo di educazione a seconda delle classi sociali a cui si rivolge. Pensa sia necessario che ci sia un’istruzione per pochi, una per molti e una per moltissimi. L’educazione dei molti ha lo scopo di facilitare la comunicazione tra i pochi e i moltissimi.

Per Lessing (1729-1781) l’educazione è la voce di Dio comunicata all’individuo tramite la parola.
Essa permette di abbreviare i tempi per decodificare il messaggio divino e tende a fortificare l’intelletto e la volontà. Dalla scuola devono essere banditi premi o punizioni, in quanto essa deve fondarsi sulla serenità e sulla gioia di ritrovarsi insieme.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) ritiene che l’educazione debba mirare ad un radicale rinnovamento della società, sviluppando le tendenze naturali degli individui, così da formare
uomini capaci di trovare in sè la forza e l’equilibrio necessari a far fronte alle varie situazioni sociali. Il metodo si basa su un’educazione negativa, che consiste nel proteggere il cuore dal vizio e la mente dall’errore, piuttosto che nell’insegnare la virtù. Si concepisce inoltre un’educazione indiretta, basata sull’esperienza che fa il fanciullo rispetto a ciò che è utile per la sua età.
Attraverso l’educazione è possibile raggiungere i cuori degli uomini e rinnovare la società, costituendo uno stato di giustizia e uguaglianza sociale.

Per Immanuel Kant (1724-1804) l’educazione è il mezzo principale per sottomettere la natura, gli istinti, alla ragione, facendo dell’uomo un essere libero che subordina le sue azioni alla legge che egli stesso si impone. Le massime devono scaturire dall’anima stessa dell’uomo. L’educazione mira alla libertà, abituando l’individuo al rispetto della legge, della disciplina che la sua stessa ragione gli impone. Una morale autentica non ha bisogno di appoggiarsi a nessuna religione confessionale.
Fin da piccolo il bambino ha bisogno di contrarre buone abitudini, già all’interno della famiglia. Le scuole dovrebbero garantire la libertà e stimolare sentimenti di amore per il prossimo e cosmopolitici; in esse il maestro dovrebbe momentaneamente rappresentare la legge per il fanciullo, l’esempio vivente che è possibile sottomettere l’istinto e raggiungere la libertà.