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A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati, Maria Pia Nicole Rubino e Fortunata Folino *

Premesse

Libertà ed il libero arbitrio sono tre concetti fortemente connessi alla mente.
Infatti, la Conoscenza si realizza gradualmente solo attraverso la libera espansione della Mente, che si basa sulla possibilità del libero arbitrio: un concetto che accompagna l’uomo, nel suo sviluppo evolutivo.

Il concetto di Libertà è strettamente connesso alla possibilità di utilizzare liberamente la Mente e di scegliere, attraverso il Discernimento, che è la nota fondamentale della mente e che va allenata ed innalzata fino alla fusione con il Cuore.
In particolare, il termine Libertà proviene dal latino libertas-atis: il significato corrente indica la condizione di chi è libero, come chi può agire o decidere e disporre di sé senza costrizione o controlli. Inolktre, il termine

Libero proviene dal latino Liberum, derivante dalla radice Lub-ere, far piacere, aggradare e Libens, volenteroso. Quindi, mentre la prima accezione (far piacere ed aggradare) si riferisce ad un primo livello di libertà, quella di Volenteroso apre un livello più impegnativo e complesso del concetto di libertà.

In altri termini, il Primo livello di libertà, che corrisponde al Libero Arbitrio, viene acquisito laddove si ha la percezione di non essere sottoposti a nessun padrone e si può decidere in piena autonomia e libertà: questa condizione è fondamentale per l’essere umano, per acquisire una piena Individuazione. Infatti, l’essere umano proviene da una condizione di appartenenza simile al branco animale (famiglia patriarcale, gregge umano degli uomini comuni, gruppi di varia natura), dove la decisione viene presa dal branco, guidato da un capo, non dal singolo, e va in direzione della conquista della mente individuale, esercitata con il libero arbitrio.

Solo laddove una unità umana abbia acquisito la capacità di Discernimento può avviarsi a conquistare un secondo livello di Libertà: il termine Discernimento proviene dall’accostamento di due termini greci: Dis, due volte, doppiamente e Cernere, separare: pertanto, significa «Separare due volte», o «Separare doppiamente» ed indica la possibilità di dividere minutamente le cose, o le idee, per meglio conoscerle e giudicarle.

Kant e il Noumeno

Uno dei filosofi, che ha esplorato il concetto di Libertà e di libero arbitrio è Immanuel Kant, che, nel libro “Critica della Ragion pura”, considerato dall’autore stesso come «risultato di una meditazione che mi ha tenuto occupato per almeno dodici anni», isola i due estremi (idealismo e materialismo) e riflette a fondo sui meccanismi alla base dell’essere e del processo di conoscenza dell’uomo.

Egli si occupa della relazione tra scienza e metafisica, distinguendo il concetto di Fenomeno (oggetto, legato all’apparenza) da quello di Noumeno («pensabile», dal participio di Noéo, che, in greco significa pensare).

Per Kant, la «la realtà in sé», cioè, la vera natura di un oggetto (Archetipo), è inconoscibile: essa è ciò che, in senso proprio, non si può conoscere, ma che, tuttavia, è necessario pensare, come concetto-limite del nostro conoscere: il Noumeno. Il Noumeno, in altri termini, è il massimo tentativo della mente, in termini di pensabilità della «realtà in sé», è il suo riflesso intuitivo.

Il Fenomeno è ciò che appare agli occhi degli uomini e viene categorizzato dalla mente inferiore: è conoscibile attraverso la Discriminazione della mente inferiore, che lavora attraverso la contraddizione (creazione di differenze), attraverso il Libero Arbitrio. Il Noumeno, invece, è conoscibile solo attraverso il ragionamento filosofico (mente globale, astratta) e l’intuizione che va verso la sintesi e si libera da ogni contraddizione: Discernimento e Libertà dall’identificazione con la personalità.

Un concetto fondamentale che deriva dalla sua riflessione è quello del «Come se»: noi non possiamo essere perfetti, ma possiamo vivere come se lo fossimo. Il «come se» ci porta ad identificarci con un’idea, senza sezionarla con la mente inferiore e ci consente di conoscerla, vivendola dentro di noi.

Kant e l’Etica

Quando Kant vide piangere il suo fedele servitore, Lampe, per la morte di Dio (fatto fuori nella «Critica alla Ragion pura»), ebbe compassione e disse: «il vecchio Lampe deve avere un Dio, altrimenti non potrà essere felice … per quanto mi riguarda, la Ragion Pratica può, dunque, garantire che Dio esista».
La Critica della Ragion Pratica, scritto 7 anni dopo, affronta gli elementi a priori della morale, attraverso il concetto dell’Imperativo Categorico, che è alla base dell’Etica, in quanto costituisce le Leggi Etiche dell’io e viene prima della libera scelta (libero arbitrio).
L’Imperativo Categorico è la voce della Coscienza, simile al Demone socratico, che ci spinge a seguire le Leggi Spirituali, nel nostro comportamento.
Questo Imperativo Categorico, per Kant, assume due forme:

1. «Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni valga come Legge Universale»,
2. «Agisci in modo da trattare l’umanità in te e negli altri sempre come fine e mai come mezzo».

In questo modo, Kant consente all’uomo la massima libertà nell’agire, orientandolo, al tempo stesso, alle Leggi: il metro di valutazione del giusto può variare al massimo da una generazione ad un'altra, ma le regole alla base rimangono comuni, perché trascendentali ad ogni spazio ed ad ogni tempo.
In tal modo, Kant realizza due sintesi fondamentali:

  • rende conciliabili il Libero Arbitrio e la Libertà, intesa come partecipazione consapevole all’espressione delle Leggi Spirituali nei rapporti umani,
  • supera la differenza tra Autonomia ed Eteronomia: nel tentativo di Identificazione con la Ragione Assoluta, esistente al di là dell’uomo, è sia possibile creare autonomamente un pensiero ed un’Etica Individuale, che

scoprire una Forma Pensiero ed una Legge che esiste al di là del pensiero individuale.
In altri termini, Kant getta le basi per la libera e consapevole identificazione con le Leggi Spirituali, che l’uomo deve scoprire, riflettendo e meditando liberamente, nella propria Coscienza. Tale concetto si sintetizza nella seguente frase: “Libero non è colui che può ciò che vuole, ma colui che vuole ciò che deve”.

Marzo 2011

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia