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Meditazione del Plenilunio in Cancro (22 giugno - 22 luglio)

Significato del Segno del Cancro

Motti

“E la parola disse: “Che l’isolamento sia la norma e tuttavia esista la folla” (Ordinario)
“Costruisco una casa illuminata e vi dimoro” (Evoluto)

Il segno del Cancro è un segno di inizio: esso avvia la concretizzazione dell’idea nata sul piano mentale in Ariete. Il Cancro inizia a dare una casa, una forma adeguata, per l’espressione di una certa qualità e idea della Coscienza.

La sua Funzione, quindi, all’interno di un gruppo, dovrebbe essere quella di portare una nota legata a come realizzare concretamente una idea. Ricordiamo che i Raggi del Cancro sono il 3° e il 7°, ma anche il 4° e il 6°, veicolati dalla Luna e Nettuno.

Le qualità del Cancro si manifestano anche nel “prendersi cura”, sacrificando l’aspetto affettivo per Servire la Coscienza, così può affermare il suo motto esoterico “Costruisco una casa di Luce”.
Possiamo sintetizzare le qualità descritte, come la capacità di iniziare a portare in manifestazione l’idea, prendendosene cura con Amore disinteressato, nutrendola con le qualità più elevate del Cuore.

Raggi e pianeti

Il Cancro è un Segno di inizio ed è utile comprendere quale ciclo di esperienze l’individuo nativo del Segno si trova ad iniziare. Per questo il Cancro ha bisogno del 3° Raggio dell’Intelligenza per porsi in attività e del 7° Raggio dell’Organizzazione, per non perdersi nell’emotività.

I reggitori planetari del Cancro sono la Luna (4° Raggio) e Nettuno (6° Raggio), per cui la forma è unita al desiderio, alle sensazioni ed alla sensibilità. Uno dei compiti del nativo del Cancro è quello di essere cosciente di tutti questi elementi del piano emotivo, per raffinarli e farli divenire più luminosi.
Il Segno del Cancro è mancante del 2° Raggio, nonostante l’individuo sia molto amorevole; è però un tipo di amore legato più al desiderio ed è quindi di natura mutevole.

Il Simbolo del Cancro

È un simbolo circolare, morbido, protettivo e che si rivolge verso l’interno. Per questo, sembra parlare della sensibilità e della tendenza a vivere molto all’interno o in alcune occasioni attraverso la chiusura dentro se stessi, aspetti peculiari del Cancro.

Il simbolo inoltre, esprime una nota di movimento che sembra ricordare l’inizio di un ciclo che il Cancro connota spesso, che permette di cambiare direzione, fino al momento precedente.

Fatica di Ercole collegata al segno: “La cattura della cerva”

Ercole si trovava ad affrontare la quarta porta e prima di attraversarla, vide un paesaggio e il tempio del Signore, il santuario del Dio Sole; osservando questo splendido paesaggio, vide all'orizzonte una cerva.

La Dea Artemide rivendicava il possesso di tale cerbiatta e anche Diana, la cacciatrice dei cieli, disse che la cerva era sua.

Un’altra voce colpì il suo orecchio con tono autoritario: “La cerva non appartiene ad alcuna delle due fanciulle, o Ercole, ma a quel Dio di cui tu vedi il tempio lassù su quel monte lontano. Vai, liberala, portala in salvo nel tempio e lasciala lì. Poiché sei figlio di Dio, puoi cercare e catturare la cerva. Va’”.

Per un anno intero, Ercole cercò di catturare la cerva, la rincorse per boschi e prati, fino a che un giorno la vide addormentata presso uno stagno.

Ercole scoccò una freccia e ferì la cerva ad una zampa e così la catturò, si avvicinò a lei e la strinse al suo cuore.

In quel momento pensò che la cerva fosse sua, in quanto per lungo tempo l’aveva cercata, ma sentì una voce dirgli che la cerva non gli apparteneva e che doveva essere portata al tempio del Dio Sole.

Dopo diverse resistenze nel lasciare la cerva, Ercole la condusse al tempio.

Anche Artemide, che osservava la scena, rivendicò nuovamente il possesso della cerva e così il Dio Sole disse nuovamente: “La cerva è mia, non tua, o Artemide! Il suo spirito riposa con me dall’eternità, qui nel centro del sacro tempio. Tu non puoi entrare qui, o Artemide, ma sappi che dico la verità. Diana, la bella cacciatrice del Signore, può entrare qui per un momento e dirti ciò che vede”.

Diana vide la cerva morta e si chiese come mai Ercole, che l’aveva uccisa, potesse entrare nel tempio e le due fanciulle no.

Il Dio Sole disse: “Perché egli ha portato la cerva tra le braccia, stretta al suo cuore e in questo luogo Sacro, la cerva trova riposo e così anche l’uomo. Tutti gli uomini sono miei. La cerva è del pari mia, non tua, di nessun altro che mia".

Ercole, superata la prova, passò nuovamente la porta e vide il tempio del Dio Sole e vicino a questo sulla collina, vide nuovamente la cerva libera.

Si chiese se avesse veramente superato la prova ed una voce gli disse: “La quarta Fatica è compiuta e, per la natura della prova e per la natura della cerva, la ricerca deve essere frequente. Non lo dimenticare e rifletti sulla lezione che hai appreso”.

L’interpretazione della Fatica ci spiega che per Apollo, il Dio Sole, la cerva rappresentava l’intuizione, per Diana, la cacciatrice dei cieli, la cerva rappresentava l’intelletto e per Artemide, la Luna, la cerva era “soltanto” istinto.

Il problema di ogni ricercatore Spirituale è quello di usare correttamente l’istinto, nel luogo giusto e nel giusto modo, per imparare ad usare l’intelletto sotto l’influsso di Diana, (la cacciatrice, figlia del Sole), mettendosi così in rapporto col mondo delle idee umane e della ricerca.

Ercole personifica la “foga” dell’aspirante, che alcune volte vede la Coscienza come una facoltà che si impara attraverso l’aggressione. Infatti, più volte Ercole ferisce la cerbiatta, attraverso la freccia dei pensieri (arroganza e orgoglio mentale) finendo per non catturala. Riesce a catturarla solo nel momento in cui l’abbraccia.

La Fatica ci insegna che l’abbracciare la cerbiatta significa amare, includere e proteggere le vite minori, cioè quegli aspetti del piano emotivo meno elaborate. Il piano emotivo e la personalità si allineano nel momento in cui impariamo ad affrontarle accettando senza l’arroganza di giudicarle.

Inoltre, non c’è alcuna possibilità di successo per l’aspirante finché non ha trasmutato l’istinto in intuizione (la cerva che appartiene al dio Sole), né può esservi un corretto uso dell’intelletto finché non entra in gioco l’intuizione, che interpreta ed estende l’intelletto e conduce alla realizzazione. Allora l’istinto è subordinato ad entrambi.