Questo sito si avvale di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all’utilizzo del sito stesso. Cliccando sul bottone accetto si acconsente al loro utilizzo in conformità alla nostra Cookie Policy.

Secondo Lasalle e Maffray (2006) in questa particolare fase, è inevitabile lavorare sul distacco, ad esempio con il pensionamento ed il distacco dal lavoro, o con la morte dei propri genitori, inevitabile in questa fase di vita di un adulto.
In questo momento inoltre, l’individuo sarà pronto ad aprirsi ad una dimensione “soprasensibile”, in cui prevalgono l’attenzione all’interiorità ed alla creatività; si sviluppa la possibilità per l’individuo di riflettere sullo scopo della sua vita e sul motivo per il quale è venuto su questa terra. Potrà inoltre riassumere le prove vissute e cercarne il senso; infine: “Gli risulterà più facile perdonare, guarire le vecchie ferite del passato, aprirsi al futuro, ad una nuova forma di creatività o di espressione di sé, anche per aiutare gli altri ed il mondo”.
E dunque, partendo dal presupposto che la conoscenza è fondamentale per ampliare la Coscienza, alle soglie della Terza Età risulta importante realizzare un bilancio della propria esistenza, di quanto vissuto, comprendendo il perché delle scelte fatte, tentando di imparare dagli errori, cercando di sciogliere, laddove ancora possibile, punti non ancora risolti.
Fare il cosi detto “bilancio”, può significare anche andare alla ricerca del senso di alcuni accadimenti, del perché sono avvenuti proprio determinati fatti più o meno dolorosi, piuttosto che altri.
Anche se la psicologia applicata agli anziani è stata per lungo tempo trascurata, da alcuni anni però alcune correnti come la “Psicologia della Salute”o la “Psicologia del Ciclo di Vita” hanno dedicato una nuova attenzione a questa fase, mettendo in evidenza proprio le sue potenzialità e le sue caratteristiche, definendola una fase cruciale dell’esistenza e mostrando come, da quella crisi che spesso la caratterizza, può prendere vita una visione nuova dell’esistenza stessa.
Il lavoro degli psicologi in particolare, e degli operatori sanitari in generale, dovrebbe quindi progressivamente orientarsi affinché possano essere offerte nuove occasioni alle persone mature e affinché venga introdotta nella loro mente e nella mente delle persone che sono loro accanto, l’idea che è possibile prepararsi alla Terza Età, con la serenità connessa al fare un bilancio di ciò che è stato compiuto e di cosa si può realizzare, e di comprenderne il senso.
Dopo ogni esperienza di vita, la Coscienza trattiene le esperienze più valide derivanti dall’ambiente, mentre tutto il resto viene abbandonato, compiendo appunto una sintesi. Ogni esistenza può certamente fornire qualche valore all’acquisizione della Coscienza. Nel momento in cui per una persona si avvicini la Terza Età, la si può quindi accompagnare a raccogliere le esperienze di vita più significative compiute e realizzate ed a fissare e focalizzare i passaggi centrali di quella vita.

A questo riguardo, Linda Viney nel testo “L’uso delle storie di vita nel lavoro con l’anziano” (2003), propone un metodo molto interessante per le attività di riabilitazione e di animazione con le persone anziane, basato appunto sulla valutazione delle loro storie di vita. Esso consiste nella ricostruzione e nella ri-narrazione controllata di tali racconti, in modo che si possa sfruttare appieno il loro potenziale.
Questa operazione è del resto, ad un livello umano, la stessa sintesi che la Coscienza compie nel momento in cui si stacca definitivamente dal veicolo fisico dopo il trapasso, e che ci è stata descritta anche dalle persone che hanno fatto esperienza di pre-morte come la sensazione di rivivere, in un secondo, il film della propria vita. Farlo quindi insieme all’anziano può rappresentare un agevolazione, in termini di Consapevolezza, al lavoro che la Coscienza svolgerà successivamente.