Questo sito si avvale di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all’utilizzo del sito stesso. Cliccando sul bottone accetto si acconsente al loro utilizzo in conformità alla nostra Cookie Policy.

La Compassione

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati e Maria Pia Nicole Rubino *

“Il Cuore dell’Universo è Compassione inalterabile, e … l’uomo non è solo”  (Bailey,: L’Esteriorizzazione della Gerarchia, pag. 287).
Il concetto di Compassione è stato spesso stravolto nel significato comune, intendendolo come un atteggiamento comprensivo e soccorrevole verso uno stato penoso, oppure come una situazione o condizione che suscita una profonda pena e solidarietà affettiva o infine, come una reazione negativa sottolineata da disprezzo, di fronte al comportamento altrui.
In realtà, il termine Compassione richiama quello di Empatia, poiché deriva dal latino cum passus, participio passato di pati (Cum-pati = soffrire con) e dal greco συμπἀθεια (sym patheia/simpatia= provare emozioni con).
La Compassione ci richiama quindi ad un processo graduale e consapevole, che porta dal dolore e dalla piccolezza delle cristallizzazioni della personalità, al passaggio della condivisione progressiva e della consapevolezza di essere parte di un Organismo più grande.
Il dolore gioca un ruolo centrale in tale processo(patio–pandere): è un attivatore o una porta, che ci permette un passaggio di Liberazione progressivo.
In questo passaggio è fondamentale comprendere la piccolezza delle emozioni individuali, che incatenano, per acquisire la bellezza dei sentimenti nobili, che un Cuore libero e luminoso genera. Intesa in questo senso, la Cum-Passione è un Passaggio insieme verso uno spazio di Amore e Fratellanza.
In questa accezione, non a caso la parola Compassione richiama la parola “Compasso”, che rappresenta la costruzione di rapporti umani e sociali geometrizzati e connessi ad un Centro.

Quindi, mentre comunemente si associa la Compassione alla “pena”, vediamo che essa in questo modo possiamo intenderlo come un concetto dalla profondità immensa, che richiede una lunga sequenza di sviluppo, centrata sulla Libertà nella gestione del dolore, connesso all’ascolto del proprio Cuore. Indica una capacità matura di darci all’altro, distaccandoci dalla nostra personalità e preparandoci a sacrificare la nostra tendenza all’egoismo e a vedere le cose dalla ristrettezza del nostro punto di vista: muoverci unicamente all’insegna delle Leggi Spirituali, collocando la Coscienza (il Noi) saldamente prima della personalità (io).

Possiamo dire, con le parole della Blavatsky, che “La Compassione non è un attributo; è la Legge delle Leggi, l’Armonia eterna, il Sé di Alaya (Dea della Vita), sconfinata essenza universale, luce della giustizia sempiterna, congruenza di tutte le cose. Legge d’Amore eterno, più ti fai uno con lei, immergendo il tuo essere nel suo, più la tua Anima si unisce con ciò che è, e più diventerai Compassione assoluta” (Blavatsky, Le Sette Porte, pag. 47).

 

Febbraio 2017

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia