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La fotocamera come metafora del percorso di crescita dell’individuo

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati e Fortunata Folino *

La fotografia

La fotografia, che deriva dall’unione del termine greco Photòs (Luce), con il termine Graphia (Disegno, Scrittura, Rappresentazione), può rappresentare, in termini di analogia, la metafora più brillante del Percorso di Crescita di un individuo.
Tra tutte le arti creative, la fotografia opera direttamente con la Luce, che, attraverso i suoi raggi, determina una modifica permanente sulla sostanza reagente, della pellicola.

La fotografia è, per definizione, l’immagine di un oggetto, fissata, mediante proiezione ottica, su di un supporto (analogico, o digitale), sensibile alla luce.
Una macchina fotografica, così come l’occhio umano, è costituita dai seguenti elementi fondamentali:

1. un corpo, con un’apertura anteriore, per permettere alla luce di entrare (globo oculare),
2. una superficie di registrazione della luce (pellicola, o CCD) (retina),
3. un sistema di lenti, per la regolazione della distanza e la messa a fuoco (cristallino),
4. un diaframma, che regola la quantità di afflusso di luce (muscolatura dell’iride),
5. un otturatore, che regola il tempo di esposizione (palpebra).

Pertanto, nel funzionamento sia dell’occhio, sia della fotocamera, abbiamo l’applicazione di tre elementi, rappresentati in un Triangolo:

1. l’agente di Impressione: la Luce, in entrambi i casi,
2. l’Elemento Responsivo: la pellicola, il CCD e la retina,
3. la Sintesi Creativa: la pellicola impressionata e la codificazione della visione.


Il 1°elemento è uguale: riguarda la Luce, sia per la fotocamera, che per l’occhio umano: senza di essa, non è possibile alcuna impressione.

Invece, il processo sottostante al 2° aspetto cambia completamente: nella fotocamera abbiamo una modificazione chimica, mentre nell’occhio una trasduzione elettrochimica.

Il 3° elemento si differenzia fortemente, in quanto, la sintesi creativa, nel caso della fotocamera è il Negativo Fotografico, mentre nel caso dell’occhio umano, è la codificazione della visione.
Questa dipende da diversi fattori, tra i quali:

1. i codici cognitivi,
2. i codici culturali,
3. il livello evolutivo.

In entrambi i casi, otteniamo una Sintesi Creativa, irreversibile: il Negativo Fotografico non può più tornare pellicola impressionabile, così come quando il nostro cervello codifica una visione,
soprattutto se “l’impressione è forte”, non possiamo più tornare indietro, come se non avessimo visto nulla.

L’unica possibilità è la negazione, il meccanismo di difesa per eccellenza (“chiudere gli occhi”), che è sempre temporanea e richiede, però, un prezzo elevato, per il suo utilizzo.

Continuando ad utilizzare la metafora della fotografia, per descrivere il processo evolutivo
dell’individuo, un fenomeno, particolarmente interessante è il Difetto di Reciprocità, un fenomeno fotografico, che si verifica solo a tempi di esposizione molto brevi, o molto lunghi. In questo caso, nelle pellicole b/n, gli elementi sensibili non reagiscono allo stesso modo, producendo una risposta alla luce insufficiente: si può correggere questo difetto, variando l'esposizione e compensando la risposta insufficiente.

Questo fenomeno può simboleggiare ciò che avviene nella vita di un individuo, in cui alcuni eventi della vita, troppo brevi (i lampi della vita quotidiana), e poco incisivi, o al contrario troppo lunghi, (non si riesce ad abbandonare gli schemi mentali, per aprirsi ad una nuova visione) non lasciano un’”impressione”, ossia un segno di aumento di consapevolezza nella vita dell’individuo stesso.

Un altro fenomeno, che si verifica nella fotografia, è quello della Pulizia dell’obiettivo: infatti, sappiamo che se un piccolo corpo estraneo si poggia sull’obiettivo, le foto ritrarranno quell’elemento.

Questo fenomeno ci spiega il processo della Proiezione: se inquadro un oggetto esterno e scatto una foto, l’impressione che ne deriva riguarda quell’oggetto, più il granello di polvere sull’obiettivo: in questo modo, non distinguiamo più tra i due oggetti e tendiamo a confonderli, senza riuscire a capire che l’elemento in più, che stiamo attribuendo all’altro, appartiene a noi. L’evidenza di una proiezione, infatti, ci porta davanti alla necessità di ripulire la lente da un oggetto che dobbiamo identificare, accettare e trasformare, per poter rendere il nostro obiettivo un po’ più “obiettivo”.

Un’altra funzione della fotocamera, che permette di creare dei collegamenti con il percorso evolutivo dell’individuo è il Bilanciamento del Bianco, che consente di rendere naturali i colori delle fotografie, anche se nella luce ci sono delle dominanti di colore: infatti, una volta che si è corretto il bianco, anche tutti gli altri colori appariranno naturali.

Possiamo collegare questo fenomeno con quello che succede nella nostra vita quotidiana, in cui le luci (eventi, incontri, esperienze) cambiano continuamente ed il nostro occhio sottile (la Coscienza) ha bisogno, periodicamente di “Bilanciare il Bianco”, mettendoci nella “Camera Oscura” di una stanza di Meditazione e meditando in gruppo, magari, vestiti di Bianco, in modo da ritrovare il Centro.

Proseguendo la Metafora, un capitolo fondamentale della Fotografia è rappresentato dall’inquadratura, ossia “la porzione di spazio fisico (un ambiente, un paesaggio, etc.) inquadrata dall'obiettivo della fotocamera: l'atto di inquadrare consente di delimitare con precisione lo spazio che sarà ripreso e al contempo di escludere tutto il resto (che rimarrà "fuori campo", ossia all'esterno del campo visivo dell'osservatore)”.

Comprendiamo, dalla definizione stessa dell’inquadratura, quanto sia fondamentale imparare ad inquadrare bene l’oggetto, la cui luce dovrà impressionare la pellicola, anche perché tutto il resto, rimarrà “fuori campo”.
Pertanto, in termini sottili, ci possono essere 2 possibili attitudini nel disporre l’inquadratura della nostra mente:

  •  il campo del Desiderio, escludendo tutto ciò che non è desiderabile: Inquadratura Astrale,
  •  la Necessità Evolutiva della mia Coscienza, della Coscienza dell’altro e del Cuore del Rapporto: Inquadratura Sottile.

È inutile ricordare gli effetti del primo stile di inquadratura, che portano all’illusione, al dolore e ad altri nodi karmici.

Dicembre 2010

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia