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La Donazione e la Fragilità: il Cuore in azione

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati, Fortunata Folino e Maria Pia Nicole Rubino *

Il concetto di Donazione

La parola “donazione” deriva dalla parola “dono”, che proviene dalla parola “dare”, che è collegata alla parola “domino”, signore.

In moltissime lingue antiche (sanscrito, zendo) la parola dare e dono, inizia con la lettera D, o Delta (Δ), la cui forma deriva dalla porta triangolare delle tende; un’altra provenienza è la lettera daleth (ד), al 4° posto in molti alfabeti semitici, basata graficamente su un antico glifo, chiamato Dalt., che rappresenta una porta.

In termini spirituali, cosa significa “donazione” e com'è connessa al concetto di “porta”?

La Donazione che noi abbiamo ricevuto, dal punto di vista spirituale, è la nostra Luce interiore, che costituisce una Porta per la Coscienza.

La Luce interiore che ci è data è il prototipo di ogni Donazione, perché ci è data senza chiedere nulla in cambio.

Quando siamo presi dalla nostra personalità e chiudiamo il Cuore, operando con la mente inferiore, quella Luce si allontana.

Appena riapriamo il Cuore ed operiamo con la Mente Globale, quella Luce si riavvicina.

Dietro ogni passo spirituale, dietro ogni idea luminosa, c’è quella Luce.

L’articolo 769 del Codice Civile riporta: "La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto, o assumendo verso la stessa un’obbligazione".

Anche la Legge coglie che la Donazione nasce da uno spazio di Libertà.

Inoltre il Diritto Civile stabilisce che la causa della donazione è "l'Animus Donandi" e che la Donazione fa parte degli Atti di Liberalità, che sono tutti a titolo gratuito.

La Legge umana, in questo caso, è pienamente sintonizzata con quella Divina: la Donazione è il frutto di un canale aperto al Cuore, attraverso il quale scorre l'energia di un puro Amore, che non chiede nulla in cambio.

Il valore spirituale di una Donazione dipende dal suo movente: qual è la vera causa che ci spinge a donare?

Esistono varie forme di donazione, che risuonano solo sui piani di personalità fisico, emotivo, mentale:

  • sbarazzarci di qualcosa (fisico)
  • ingraziarci (emotivo)
  • conquistare (emotivo)
  • ringraziare (emotivo)
  • rinnovare l'affetto (emotivo)
  • compensare un senso di colpa (emotivo basso)
  • coltivare un interesse comune (mentale)
  • festeggiare (emotivo)
  • sdebitarsi (emotivo).

Ci sono infinite forme di donazione: possiamo donare cibo agli animali, o ai mendicanti.

Possiamo donare un sorriso, quando incontriamo qualcuno per strada.

Possiamo donare uno sguardo amorevole e luminoso ad un amico.

La presenza è una forma preziosa di donazione: essere costantemente presenti, con la mente positiva ed il piano emotivo calmo è un dono prezioso in ogni ambiente.

Questa presenza è una delle principali forme di Servizio: riuscire a mantenere un equilibrio stabile in ogni situazione ed offrire sempre la nostra presenza (anche a distanza), laddove le Coscienze con cui siamo connessi ce lo richiedono.

Riuscire ad offrire questa presenza calma, amorevole e positiva in ogni ambiente è già una fonte preziosa di donazione.

Assomiglia un po' a ciò che la nostra Coscienza fa con noi.

Il concetto di Fragilità

La parola “fragile” deriva dal latino frag-ilem, che proviene da frang-ere, rompere e frag-mentum, frammento.

La fragilità riguarda un elemento debole, facile a rompersi, che va protetto.

In questi termini, la fragilità indica una zona di crisi (passata, o in corso), una linea di scissione, rispetto ad una vecchia forma, un punto di dolore emotivo e mentale, che segna il passaggio da un equilibrio conosciuto ad un altro, sconosciuto.

In una visione materialista, è naturale incapsulare il dolore e renderlo intoccabile, attraverso un filo spinato, mentre, in una visione Spirituale, ricca della “Speranza delle cose non viste”, la materia ha la funzione di contribuire alla nascita della Coscienza Cristica.

La fragilità può essere gestita dalla nostra Coscienza in due modi opposti:

  • con la paura e la visione negativa
  • con il Coraggio e la visione Spirituale.

Nel primo caso, laddove si apre in noi una fragilità, connessa ad un dolore, la mente comincia a partorire pensieri influenzati dalla paura, che il dolore dilaghi e l'angoscia divenga insopportabile: è la cosiddetta "mente negativa", utile solo se attivata consapevolmente e per uno scopo preciso.

La mente negativa si nutre delle paure e genera un film di eventi disastrosi, dove il copione è sempre lo stesso: "andrà a finire male, se mi apro": la personalità, così attivata, avvia una chiusura attorno alla zona di fragilità, in modo da salvaguardare la sua integrità.

Nel secondo caso, attraverso il Coraggio di affrontare la paura che, automaticamente, la nostra natura animale fa scattare, in presenza di un dolore, noi accettiamo la fragilità e cominciamo a conoscerla ed a condividerla.

La fragilità condivisa diventa una ferita rimarginata, una zona di maggiore sensibilità.

La Donazione, in termini Spirituali, è possibile solo in presenza di fragilità accettata. Al contrario, la donazione, con un blocco sulla fragilità, non tocca il Cuore e tende a vincolare al plesso solare: genera legami di attaccamento.

La vera Donazione è offrire ciò che abbiamo di più caro e di più intimo: è questo tipo di Donazione che tocca ed apre il Cuore.

La donazione del perdono

Perdonare significa concedere un dono (per – dono), vuol dire abbandonare il «proprio io», mettersi nei panni dell’altro ed andare alla cause di quanto accaduto: occorre portarsi nel punto più alto della nostra Coscienza, comprendere le cause e gestire le emozioni provate.

Il perdono consente di lasciare andare il passato, l’evento a cui siamo rimasti attaccati e che ci ha provocato dolore, vuol dire riconoscere la responsabilità dell’altro, lasciando andare l’attaccamento a quanto accaduto, ci consente di tornare al nostro presente ed alle possibilità che ci offre, senza gli inutili legacci dei risentimenti passati.

«Il perdono è un grande atto di donazione: perdono, come dono, regalo a me stesso e a chi mi ha offeso la liberazione da una serie di condizionamenti, perché ho compreso che tutti abbiamo fatto e continuiamo a fare errori e che ognuno fa ciò che la sua Coscienza gli permette di fare. Allora trasformiamo il Perdono nella Comprensione Amorevole. Solo in questo modo la nostra Coscienza può davvero esprimersi pienamente» (F. Varetto: Philia - Valori Etici per imparare ad Amare, pag. 120).

L’esempio di Mandela

Il nome di battesimo di Mandela è Rolihlahla (“colui che provoca guai”): nasce il 18 luglio 1918 (Cancro) a Mvezo, un piccolo villaggio nel Sud Est del Sudafrica e muore a Johannesburg il 5 dicembre 2013 (Sagittario), a 95 anni.

Il nome Nelson (di origine Inglese), gli viene attribuito alle scuole elementari; il nomignolo Madiba proviene dal suo clan di appartenenza.

Mandela rifiuta ogni limitazione alla libertà, fin da giovane: a 22 anni rifiuta l'imposizione del matrimonio combinato e scappa con suo cugino a Johannesburg.

Nel 1942 si unisce all'African National Congress (ANC).

Nel 1944 fonda l'associazione Youth League e lotta contro l'apartheid.

L'apartheid (letteralmente "separazione") è la politica di segregazione razziale, istituita dal governo di etnia bianca, del Sudafrica nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1993.

L'apartheid viene dichiarato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite nel 1973 e successivamente inserita nella lista dei crimini contro l'umanità.

Dopo la vittoria, nel 1948, del Partito Nazionale, favorevole all'apartheid, Madiba si impegna in una campagna di resistenza.

Nel 1955 viene stilata la Carta della Libertà, che dichiara i diritti di Libertà e Democrazia del popolo sudafricano.

L’estratto da un suo discorso: “Quindi, noi, il popolo del Sudafrica, bianchi e neri insieme eguali, compatrioti e fratelli, approviamo la presente Carta delle Libertà. E ci impegniamo a lottare insieme, senza lesinare né forza né coraggio, finché non avremo ottenuto i cambiamenti democratici sanciti dal presente documento. Tutti godranno degli stessi diritti, indipendentemente dalla razza, dal colore e dal sesso di ciascuno”.

Nel 1961 diviene il comandante dell'ala armata dell'ANC, detta “Lancia della nazione”, o MK, e coordina la guerriglia contro il governo.

L’11 luglio 1963 viene arrestato in un sobborgo di Johannesburg ed imprigionato a Robben Island (Isola delle foche), un'isola al largo di Città del Capo.

Nel 1985 gli viene offerta la libertà condizionata, in cambio della rinuncia alla lotta armata: egli rifiuta, restando in carcere altri 5 anni.

Madiba durante la detenzione studia l'Inglese, imparandolo a perfezione e legge molte poesie ed opere letterarie.

La crescente pressione internazionale porta alla sua scarcerazione, l'11 febbraio 1990, dopo 27 anni di carcere: l'ANC viene accolto nell'alveo della legalità.

Nel 1993 vince il Premio Nobel per la pace.

Nel maggio 1994 Mandela diviene Presidente del Sudafrica, governandolo fino al Giugno 1999: presiede la transizione dal vecchio regime basato sull'apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale.

Egli istituisce un tribunale speciale, Commissione per la Verità e la Riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission - TRC), che ha lo scopo di raccogliere la testimonianza delle vittime e dei perpetratori dei crimini commessi da entrambe le parti durante il regime.

Il tribunale ha una vista eco nazionale e internazionale e molte udienze vengono trasmesse in televisione; esso svolge un ruolo importante nella transizione del Sudafrica dal segregazionismo alla reale democrazia.

Mandela riesce a fare in modo, attraverso il TRC, che il Perdono sia la principale risposta dei neri a ciò che subiscono durante l'apartheid: molti afrikaner giudicati colpevoli, ma rei confessi, ricevono l’amnistia.

 

Gennaio 2014

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio