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L’Evoluzione

A cura di: Eugenio D. Sepe ed Eulalia A. Onorati *

Premessa

Per evoluzione, in termini scientifici, si intende un progressivo e costante processo di trasformazione di una specie vivente, che passa per il meccanismo di trasmissione genetica. Etimologicamente, “Evoluzione” deriva dal latino “Evolvere”, che sta per svolgere. Evolvere, a sua volta, si compone di “Ex” e “Volvere”: volgere fuori, cavar fuori. “Volvere” ci ricorda “Vulva” (vagina), che deriva dal sanscrito “Vur-Vam”, legato alla radice “Var”, coprire, avvolgere, velare. Dalla stessa radice, “Var”, deriva il termine “Valva”, che significa battente ed imposta. “Valva” indica anche una metà del guscio di una conchiglia, che può aprirsi, o chiudersi. Sia la “Vulva”, che la “Valva” hanno il compito di accogliere, avvolgere e custodire la fragilità della vita, come fa un grembo.

In sintesi l'Evoluzione concerne la scintilla divina che va "cavata fuori", attraverso lo sviluppo della Coscienza, che impara ad uscire dal grembo della personalità materiale, rompendo il velo che la separa dal mondo spirituale. Pertanto, l'Evoluzione è lo svolgimento della nostra Coscienza al di fuori della nostra personalità e dei suoi veli: questo svolgimento, per avvenire, deve esprimersi necessariamente nella nostra vita quotidiana e nei nostri rapporti con gli altri. Pertanto, nell'accezione etimologica, il termine Evoluzione ricorda il processo che va dal concepimento alla Nascita: dopo che lo spirito è entrato nell'intimità della materia, per fondersi, deve uscirne arricchito di consapevolezza, come Coscienza. Ricordiamo anche che l'essere umano non è altro che Coscienza Evolvente.

L’importanza della Reciprocità

L’Evoluzione di un atomo, così come di un essere umano, procede, quindi, secondo due strade fondamentali: una è quella che segue la vita interna (e che risponde all’espansione della vibrazione della Coscienza) e l’altra è la relazione con gli altri atomi e, quindi, con gli altri esseri umani.

La seconda via è quella della Reciprocità dei rapporti e della Cooperazione. Infatti, non possiamo vivere egoisticamente la nostra vita, separati dal gruppo in cui abbiamo il nostro posto e che riconosciamo essere il nostro gruppo.

“… se il nostro fratello rimane indietro e non progredisce, se gli altri atomi umani non vibrano come dovrebbero, ogni atomo dell’intero gruppo ne è influenzato. Nessuno di noi sarà completo fino a che tutte le altre unità non avranno raggiunto il loro pieno e più completo sviluppo” (MT, La Coscienza dell’Atomo, pag. 47).

Inoltre, il processo di Evoluzione può essere inteso come una tensione costante verso l’Unità, ovvero il ritorno a ciò che ha generato la Coscienza stessa. L’unificazione su tutti i livelli (emozionale, intuitivo, spirituale e divino) consiste nell’agire con continuità di Coscienza, vale a dire nella piena consapevolezza del processo e nella sua ricerca. In tutti i casi, l’unificazione è preceduta da una combustione per mezzo del fuoco interiore e dalla distruzione, per mezzo del sacrificio, di ogni elemento che separa.

Il Cuore ed il flusso Evolutivo

“La pulsazione del cuore del Logos è la fonte di tutta l’evoluzione ciclica; di qui l’importanza data a quell’aspetto dello sviluppo detto “cuore” o “aspetto amore”, e l’interesse suscitato dallo studio del ritmo. Ciò è vero non solo cosmicamente e macrocosmicamente, ma anche nello studio dell’uomo. Sottostanti ad ogni senso fisico collegato al ritmo, alla vibrazione, ai cicli ed al battito del cuore, si trovano le loro corrispondenze soggettive: amore, sentimento, emozione, desiderio, armonia, sintesi e successione ordinata e dietro a queste analogie sta la fonte di tutto, l’identità dell’Essere Supremo, che in tal modo si esprime” (MT, Il Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 128).

L'accostamento che il Maestro Tibetano fa tra il Flusso Evolutivo ed il Cuore è gravido di intuizioni. Il funzionamento del Cuore fisico, lontano riflesso fisico del Cuore del Logos, è infatti particolarmente interessante, se visto in un'ottica evolutiva.

Il Cuore è l'organo centrale dell'apparato circolatorio, che consente a tutte le cellule dell'organismo fisico di ricevere l'ossigeno proveniente dai polmoni ed il nutrimento necessario. Pertanto, il Cuore è la pompa della vita, che lavora incessantemente, senza sosta: quando si ferma il cuore, si ferma la vita.

Il Cuore segue un preciso ritmo: riceve e dà, senza né possibilità di chiudersi, né di trattenere, contraendosi, nel corso di una vita media, più di 2,5 miliardi di volte.

Anche la Circolazione del sangue è molto interessante, sul piano simbolico. Il sangue porta nutrimento ed O2 alle cellule del corpo, arrivando, attraverso la fittissima rete di capillari, a raggiungere anche l'ultima cellula del corpo. I capillari sono arterie finissime, che consentono lo scambio di elettroliti (sali minerali dissociati in ioni) e gas fra il sangue ed il liquido interstiziale, dove le cellule vivono e si nutrono. Il sangue si carica delle sostanze e vibrazioni di scarto e di CO2 (anidride carbonica), torna al cuore, come sangue venoso, e raggiunge gli alveoli polmonari, dove si libera di CO2 e si carica di O2 e vibrazioni armoniche, per ricominciare il suo Servizio.

Il Cuore è il motore centrale, che Anima l'intero processo di circolazione.

Attraverso il respiro, il sangue ha anche la funzione di collegare l'intimità cellulare con l'esterno: attraverso il nostro respiro, infatti, noi creiamo un rapporto tra la vibrazione delle nostre cellule con l'ambiente circostante. Questo processo vitale, teso a raggiungere ogni singola cellula dell'organismo, per caricarla del giusto nutrimento e vibrazione, assomiglia alla vita dell'Aspirante Spirituale.

Come Aspiranti, infatti, cerchiamo di esprimere il nostro Servizio, cercando, giorno per giorno, di portare il nutrimento e l'O2 (Speranza, Valori e Visione) ad ogni singola Coscienza, con la quale siamo in rapporto (famiglia, amici, conoscenti, colleghi, etc.). In questo scambio, noi ci appesantiamo di tante vibrazioni dense: paure, preoccupazioni, angosce, pensieri pesanti e violenti, parole disarmoniche. Torniamo al Cuore (il nostro Angelo Solare o il nostro Gruppo), dove attraverso la Meditazione (rapporto con l'Alto) ci liberiamo delle vibrazioni pesanti, per riprendere la Speranza e la Visione (O2), per ripartire nuovamente verso i nostri rapporti da nutrire. In questo processo, noi cominciamo la nostra "carriera" da singoli globuli rossi (Idealisti), per poi divenire capillari (Aspiranti), poi Arterie (Discepoli), poi Arterie fondamentali, come l'Aorta, o le Coronarie (Iniziati), fino a divenire vero e proprio Cuore.

Le cristallizzazioni del sangue

Il Cuore è sia forte (deve battere senza mai fermarsi, per tutta la vita), che fragile: non contiene ossa ed è protetto dalla gabbia toracica. Sia il ritmo del Cuore, che la pressione dell'apparato circolatorio vanno mantenuti entro un range di giusta armonia: ciò ci ricorda la moderazione e la costanza del Cuore, che non prevede eccessi. Inoltre, sia il Cuore, che il flusso ematico, funzionano attraverso un'attività scandita da un ritmo armonico e geometrico. La Cristallizzazione è particolarmente pericolosa per il Cuore e l'apparato circolatorio, in quanto comporta la creazione di elementi che ostacolano il flusso ematico: trombi ed emboli.

Il trombo è una formazione costituita da piastrine, fibrina, globuli rossi, che occlude il vaso in cui si è formata. L'embolo è un corpo di varia natura (può essere anche liquido, gassoso, colesterolo, o un trombo staccatosi dalla parete, etc.) che viaggia lungo i vasi fino ad arrivare in qualche piccolo vaso in cui si incunea, occludendo la via. Pertanto, queste cristallizzazioni possono divenire molto pericolose, producendo un'ischemia (mancanza totale, o parziale di sangue in un organo). L'ischemia porta ad una sofferenza delle cellule e degli organi colpiti che può arrivare fino alla necrosi, o alla morte. Le ischemie più gravi sono a carico dei due organi più delicati: l'ischemia al cervello può essere di lieve entità (attacco ischemico transitorio, o TIA) o di entità più grave (ictus, dal latino - colpo) e comportare lesioni alle cellule cerebrali, producendo diversi gradi di invalidità. L'ischemia al Cuore in genere, è legata ad una stenosi delle coronarie, che porta all'angina pectoris (riduzione del flusso ematico nelle coronarie), o all'infarto del miocardio (il tessuto muscolare del Cuore). Rispetto al Flusso Evolutivo, le Cristallizzazioni sono tutti quegli elementi che ostacolano l'Evoluzione, cioè, ritardano l'espansione della Coscienza. Infatti, mentre per l'organismo fisico la buona salute riguarda prima l'accrescimento iniziale e, poi, il benessere quotidiano, per la Coscienza, la buona salute riguarda la graduale e costante espansione: questo processo di espansione della Coscienza dell'Umanità va di pari passo con la realizzazione del Piano Divino sul nostro pianeta. Infatti, la Coscienza, proprio come l'organismo fisico, va nutrita ogni giorno, attraverso lo studio dei Valori, la Meditazione ed il contatto con l'AS ed ha bisogno di respirare, attraverso lo scambio di energia con altre Coscienze.

Le Cristallizzazioni della Coscienza, pertanto, sono tutte quelle costruzioni della personalità, come le cattive abitudini, che rappresentano degli emboli per il Flusso Evolutivo: esse producono una congestione, che imprigiona la Coscienza in uno schema ("ischemia sottile") che comporta una inevitabile crisi, che ricadrà sulla stessa personalità.
Se osserviamo la nostra vita quotidiana con il modello del Cuore, possiamo scoprire quanti piccoli trombi tendiamo a fabbricare, senza rendercene conto. Essi, oltre a provocare malattie fisiche, disagi emotivi e mentali, costituiscono la base per gli emboli (nodi karmici), che saremo richiamati ad affrontare in futuro, per scioglierli. Basta osservare i limiti dei nostri genitori, per intuire quali trombi abbiamo costruito in passato. Se accettiamo fino in fondo questa visione, possiamo provare ad intraprendere l'unica strada del benessere di Coscienza: il rispetto delle Leggi Spirituali e la sintonia alla Vita dell'Anima e del Gruppo, senza spostarci.
In tal modo, il Flusso Evolutivo può nutrire costantemente la nostra Coscienza, attraversandola, per renderla un'arteria di Servizio sempre più ampia e affidabile.

Conclusioni

Il principale obiettivo dell’Evoluzione, in questo momento, è il raggiungimento della Continuità di Coscienza, il che significa che ognuno dovrà rendersi conto, nella concretezza della vita quotidiana, nella mente, nei legami, nei rapporti, negli ideali e negli scopi, di quale “Noi” faccia parte, ovvero di quale appartenenza e di quali collegamenti abbia bisogno per ampliare la propria visione.

Quindi, scopo dell’Evoluzione è sviluppare molecole di rapporti consapevoli nell’Umanità, favorendo, su tutto il pianeta, la Continuità della Coscienza.

Il rapporto con il proprio gruppo di Ricerca Spirituale può diventare, al tempo stesso, una molla per evolvere ed una fonte di Servizio: quando ci apriamo alla Mente di Gruppo, senza sviluppare alcun tipo di aderenza, il rapporto con la nostra Coscienza è fortemente favorito.

Maggio 2012

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio

La fotocamera come metafora del percorso di crescita dell’individuo

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati e Fortunata Folino *

La fotografia

La fotografia, che deriva dall’unione del termine greco Photòs (Luce), con il termine Graphia (Disegno, Scrittura, Rappresentazione), può rappresentare, in termini di analogia, la metafora più brillante del Percorso di Crescita di un individuo.
Tra tutte le arti creative, la fotografia opera direttamente con la Luce, che, attraverso i suoi raggi, determina una modifica permanente sulla sostanza reagente, della pellicola.

La fotografia è, per definizione, l’immagine di un oggetto, fissata, mediante proiezione ottica, su di un supporto (analogico, o digitale), sensibile alla luce.
Una macchina fotografica, così come l’occhio umano, è costituita dai seguenti elementi fondamentali:

1. un corpo, con un’apertura anteriore, per permettere alla luce di entrare (globo oculare),
2. una superficie di registrazione della luce (pellicola, o CCD) (retina),
3. un sistema di lenti, per la regolazione della distanza e la messa a fuoco (cristallino),
4. un diaframma, che regola la quantità di afflusso di luce (muscolatura dell’iride),
5. un otturatore, che regola il tempo di esposizione (palpebra).

Pertanto, nel funzionamento sia dell’occhio, sia della fotocamera, abbiamo l’applicazione di tre elementi, rappresentati in un Triangolo:

1. l’agente di Impressione: la Luce, in entrambi i casi,
2. l’Elemento Responsivo: la pellicola, il CCD e la retina,
3. la Sintesi Creativa: la pellicola impressionata e la codificazione della visione.


Il 1°elemento è uguale: riguarda la Luce, sia per la fotocamera, che per l’occhio umano: senza di essa, non è possibile alcuna impressione.

Invece, il processo sottostante al 2° aspetto cambia completamente: nella fotocamera abbiamo una modificazione chimica, mentre nell’occhio una trasduzione elettrochimica.

Il 3° elemento si differenzia fortemente, in quanto, la sintesi creativa, nel caso della fotocamera è il Negativo Fotografico, mentre nel caso dell’occhio umano, è la codificazione della visione.
Questa dipende da diversi fattori, tra i quali:

1. i codici cognitivi,
2. i codici culturali,
3. il livello evolutivo.

In entrambi i casi, otteniamo una Sintesi Creativa, irreversibile: il Negativo Fotografico non può più tornare pellicola impressionabile, così come quando il nostro cervello codifica una visione,
soprattutto se “l’impressione è forte”, non possiamo più tornare indietro, come se non avessimo visto nulla.

L’unica possibilità è la negazione, il meccanismo di difesa per eccellenza (“chiudere gli occhi”), che è sempre temporanea e richiede, però, un prezzo elevato, per il suo utilizzo.

Continuando ad utilizzare la metafora della fotografia, per descrivere il processo evolutivo
dell’individuo, un fenomeno, particolarmente interessante è il Difetto di Reciprocità, un fenomeno fotografico, che si verifica solo a tempi di esposizione molto brevi, o molto lunghi. In questo caso, nelle pellicole b/n, gli elementi sensibili non reagiscono allo stesso modo, producendo una risposta alla luce insufficiente: si può correggere questo difetto, variando l'esposizione e compensando la risposta insufficiente.

Questo fenomeno può simboleggiare ciò che avviene nella vita di un individuo, in cui alcuni eventi della vita, troppo brevi (i lampi della vita quotidiana), e poco incisivi, o al contrario troppo lunghi, (non si riesce ad abbandonare gli schemi mentali, per aprirsi ad una nuova visione) non lasciano un’”impressione”, ossia un segno di aumento di consapevolezza nella vita dell’individuo stesso.

Un altro fenomeno, che si verifica nella fotografia, è quello della Pulizia dell’obiettivo: infatti, sappiamo che se un piccolo corpo estraneo si poggia sull’obiettivo, le foto ritrarranno quell’elemento.

Questo fenomeno ci spiega il processo della Proiezione: se inquadro un oggetto esterno e scatto una foto, l’impressione che ne deriva riguarda quell’oggetto, più il granello di polvere sull’obiettivo: in questo modo, non distinguiamo più tra i due oggetti e tendiamo a confonderli, senza riuscire a capire che l’elemento in più, che stiamo attribuendo all’altro, appartiene a noi. L’evidenza di una proiezione, infatti, ci porta davanti alla necessità di ripulire la lente da un oggetto che dobbiamo identificare, accettare e trasformare, per poter rendere il nostro obiettivo un po’ più “obiettivo”.

Un’altra funzione della fotocamera, che permette di creare dei collegamenti con il percorso evolutivo dell’individuo è il Bilanciamento del Bianco, che consente di rendere naturali i colori delle fotografie, anche se nella luce ci sono delle dominanti di colore: infatti, una volta che si è corretto il bianco, anche tutti gli altri colori appariranno naturali.

Possiamo collegare questo fenomeno con quello che succede nella nostra vita quotidiana, in cui le luci (eventi, incontri, esperienze) cambiano continuamente ed il nostro occhio sottile (la Coscienza) ha bisogno, periodicamente di “Bilanciare il Bianco”, mettendoci nella “Camera Oscura” di una stanza di Meditazione e meditando in gruppo, magari, vestiti di Bianco, in modo da ritrovare il Centro.

Proseguendo la Metafora, un capitolo fondamentale della Fotografia è rappresentato dall’inquadratura, ossia “la porzione di spazio fisico (un ambiente, un paesaggio, etc.) inquadrata dall'obiettivo della fotocamera: l'atto di inquadrare consente di delimitare con precisione lo spazio che sarà ripreso e al contempo di escludere tutto il resto (che rimarrà "fuori campo", ossia all'esterno del campo visivo dell'osservatore)”.

Comprendiamo, dalla definizione stessa dell’inquadratura, quanto sia fondamentale imparare ad inquadrare bene l’oggetto, la cui luce dovrà impressionare la pellicola, anche perché tutto il resto, rimarrà “fuori campo”.
Pertanto, in termini sottili, ci possono essere 2 possibili attitudini nel disporre l’inquadratura della nostra mente:

  •  il campo del Desiderio, escludendo tutto ciò che non è desiderabile: Inquadratura Astrale,
  •  la Necessità Evolutiva della mia Coscienza, della Coscienza dell’altro e del Cuore del Rapporto: Inquadratura Sottile.

È inutile ricordare gli effetti del primo stile di inquadratura, che portano all’illusione, al dolore e ad altri nodi karmici.

Dicembre 2010

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia

Conoscenza, Liberta e libero arbitrio: una riflessione su Kant

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati, Maria Pia Nicole Rubino e Fortunata Folino *

Premesse

Libertà ed il libero arbitrio sono tre concetti fortemente connessi alla mente.
Infatti, la Conoscenza si realizza gradualmente solo attraverso la libera espansione della Mente, che si basa sulla possibilità del libero arbitrio: un concetto che accompagna l’uomo, nel suo sviluppo evolutivo.

Il concetto di Libertà è strettamente connesso alla possibilità di utilizzare liberamente la Mente e di scegliere, attraverso il Discernimento, che è la nota fondamentale della mente e che va allenata ed innalzata fino alla fusione con il Cuore.
In particolare, il termine Libertà proviene dal latino libertas-atis: il significato corrente indica la condizione di chi è libero, come chi può agire o decidere e disporre di sé senza costrizione o controlli. Inolktre, il termine

Libero proviene dal latino Liberum, derivante dalla radice Lub-ere, far piacere, aggradare e Libens, volenteroso. Quindi, mentre la prima accezione (far piacere ed aggradare) si riferisce ad un primo livello di libertà, quella di Volenteroso apre un livello più impegnativo e complesso del concetto di libertà.

In altri termini, il Primo livello di libertà, che corrisponde al Libero Arbitrio, viene acquisito laddove si ha la percezione di non essere sottoposti a nessun padrone e si può decidere in piena autonomia e libertà: questa condizione è fondamentale per l’essere umano, per acquisire una piena Individuazione. Infatti, l’essere umano proviene da una condizione di appartenenza simile al branco animale (famiglia patriarcale, gregge umano degli uomini comuni, gruppi di varia natura), dove la decisione viene presa dal branco, guidato da un capo, non dal singolo, e va in direzione della conquista della mente individuale, esercitata con il libero arbitrio.

Solo laddove una unità umana abbia acquisito la capacità di Discernimento può avviarsi a conquistare un secondo livello di Libertà: il termine Discernimento proviene dall’accostamento di due termini greci: Dis, due volte, doppiamente e Cernere, separare: pertanto, significa «Separare due volte», o «Separare doppiamente» ed indica la possibilità di dividere minutamente le cose, o le idee, per meglio conoscerle e giudicarle.

Kant e il Noumeno

Uno dei filosofi, che ha esplorato il concetto di Libertà e di libero arbitrio è Immanuel Kant, che, nel libro “Critica della Ragion pura”, considerato dall’autore stesso come «risultato di una meditazione che mi ha tenuto occupato per almeno dodici anni», isola i due estremi (idealismo e materialismo) e riflette a fondo sui meccanismi alla base dell’essere e del processo di conoscenza dell’uomo.

Egli si occupa della relazione tra scienza e metafisica, distinguendo il concetto di Fenomeno (oggetto, legato all’apparenza) da quello di Noumeno («pensabile», dal participio di Noéo, che, in greco significa pensare).

Per Kant, la «la realtà in sé», cioè, la vera natura di un oggetto (Archetipo), è inconoscibile: essa è ciò che, in senso proprio, non si può conoscere, ma che, tuttavia, è necessario pensare, come concetto-limite del nostro conoscere: il Noumeno. Il Noumeno, in altri termini, è il massimo tentativo della mente, in termini di pensabilità della «realtà in sé», è il suo riflesso intuitivo.

Il Fenomeno è ciò che appare agli occhi degli uomini e viene categorizzato dalla mente inferiore: è conoscibile attraverso la Discriminazione della mente inferiore, che lavora attraverso la contraddizione (creazione di differenze), attraverso il Libero Arbitrio. Il Noumeno, invece, è conoscibile solo attraverso il ragionamento filosofico (mente globale, astratta) e l’intuizione che va verso la sintesi e si libera da ogni contraddizione: Discernimento e Libertà dall’identificazione con la personalità.

Un concetto fondamentale che deriva dalla sua riflessione è quello del «Come se»: noi non possiamo essere perfetti, ma possiamo vivere come se lo fossimo. Il «come se» ci porta ad identificarci con un’idea, senza sezionarla con la mente inferiore e ci consente di conoscerla, vivendola dentro di noi.

Kant e l’Etica

Quando Kant vide piangere il suo fedele servitore, Lampe, per la morte di Dio (fatto fuori nella «Critica alla Ragion pura»), ebbe compassione e disse: «il vecchio Lampe deve avere un Dio, altrimenti non potrà essere felice … per quanto mi riguarda, la Ragion Pratica può, dunque, garantire che Dio esista».
La Critica della Ragion Pratica, scritto 7 anni dopo, affronta gli elementi a priori della morale, attraverso il concetto dell’Imperativo Categorico, che è alla base dell’Etica, in quanto costituisce le Leggi Etiche dell’io e viene prima della libera scelta (libero arbitrio).
L’Imperativo Categorico è la voce della Coscienza, simile al Demone socratico, che ci spinge a seguire le Leggi Spirituali, nel nostro comportamento.
Questo Imperativo Categorico, per Kant, assume due forme:

1. «Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni valga come Legge Universale»,
2. «Agisci in modo da trattare l’umanità in te e negli altri sempre come fine e mai come mezzo».

In questo modo, Kant consente all’uomo la massima libertà nell’agire, orientandolo, al tempo stesso, alle Leggi: il metro di valutazione del giusto può variare al massimo da una generazione ad un'altra, ma le regole alla base rimangono comuni, perché trascendentali ad ogni spazio ed ad ogni tempo.
In tal modo, Kant realizza due sintesi fondamentali:

  • rende conciliabili il Libero Arbitrio e la Libertà, intesa come partecipazione consapevole all’espressione delle Leggi Spirituali nei rapporti umani,
  • supera la differenza tra Autonomia ed Eteronomia: nel tentativo di Identificazione con la Ragione Assoluta, esistente al di là dell’uomo, è sia possibile creare autonomamente un pensiero ed un’Etica Individuale, che

scoprire una Forma Pensiero ed una Legge che esiste al di là del pensiero individuale.
In altri termini, Kant getta le basi per la libera e consapevole identificazione con le Leggi Spirituali, che l’uomo deve scoprire, riflettendo e meditando liberamente, nella propria Coscienza. Tale concetto si sintetizza nella seguente frase: “Libero non è colui che può ciò che vuole, ma colui che vuole ciò che deve”.

Marzo 2011

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia

La trasmutazione del desiderio

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati, Fortunata Folino e Maria Pia Nicole Rubino *

Premessa

Molte delle discipline spirituali in tutto il mondo descrivono la “prova del desiderio” come una delle tappe fondamentali nell’evoluzione dell’Uomo. L’articolo descriverà il senso più profondo e spirituale del desiderio e una serie di passaggi che ci potranno condurre dal dominio del desiderio, come avviene per gli animali, al Dominio della Coscienza, che trasforma il desiderio in Aspirazione spirituale.

Etimologia e senso sottile del “desiderio”

La disciplina del desiderio è una delle conquiste più difficili, all'inizio del Percorso Spirituale.
Etimologicamente, Desiderare proviene da: “de” (mancanza) + “siderare”, da “sideris” (stelle): vuol dire quindi “mancanza delle stelle”. Quindi, il desiderio indica il volgersi verso la cosa che manca e da cui si è attirati: lo sguardo è rivolto alla scintilla di Assoluto (stelle), che manca e che si vorrebbe avere (essere).
Pertanto, il desiderio è una scintilla dell'Assoluto, impiantata nell'intimità della materia, che richiama verso l'alto.

L’utilizzo del desiderio

Il desiderio implica sempre un processo di fusione: desidero un cibo da mangiare (portare dentro di me), una donna (uomo), con cui fondermi, un oggetto da possedere. Quindi, il desiderio è un'energia fondamentale, con la quale è impossibile non confrontarci.
Il punto è andare alle cause di ogni desiderio, per scegliere con Libertà e Consapevolezza, come gestirlo, per la nostra salute e per la nostra evoluzione.
Possiamo dire che ogni desiderio va trasmutato dall’azione inconsapevole (agito) alla Considerazione consapevole.
Il nostro Percorso è sintetizzabile in questo semplice processo: la trasformazione dei desideri agiti (e subiti) in desideri "Considerati" (Aspirazioni).
L'uomo comune è pienamente schiavo del desiderio, che vive in modo automatico e non consapevole.
I “creativi” basano i messaggi pubblicitari unicamente sui desideri dell'uomo comune:

  • Sessualità
  • Potere
  • Prestigio
  • Supremazia
  • Bellezza
  • Fascino
  • Eleganza

In altri termini, da questo punto di vista, l'uomo comune è come un animale, da manipolare, sulla base del desiderio.
Un fattore particolare nell'uomo è legato all'attrazione per la trasgressione: il desiderio di trasgressione è una delle piattaforme illusorie che incatenano l'uomo al desiderio. Esso è legato all'illusione della libertà: “faccio come dico io”, tipico della personalità potente. Una serie di pubblicità sfruttano l’illusione della Libertà, intesa come trasgressione.

La trasmutazione del desiderio

Per la trasmutazione del desiderio, è necessaria la coltivazione di sette Qualità, che descriviamo di seguito.

Volontà di elevazione: essa si manifesta quando cominciamo a stancarci dei “giocattoli” degli uomini comuni: ricerca del piacere, in ogni sua forma, ed evitamento del dolore, in ogni modo. Allo stesso tempo, cominciamo a sentire in noi un Fuoco nuovo, che ci spinge ad elevare la nostra vibrazione.

Aspirazione applicata: dopo aver teorizzato a lungo su ciò che andrebbe fatto, cominciamo ad applicare l'Aspirazione ai diversi ambiti della vita quotidiana, elevando, gradualmente la nostra vibrazione ed applicando il Desiderio, ad un livello più elevato. Cominciamo a sperimentare nei rapporti una modalità più leggera e coerente, legata al Cuore: il Noi si fa strada.

Creazione Intelligente: si attiva un duplice processo, che da una parte porta alla distruzione progressiva delle abitudini più grossolane, e dall’altra, alla nascita di nuove forme, per soddisfare i desideri, più sottili ed elevate. Armonizzazione delle diverse dimensioni dell’essere umano (spirituale, mentale, emotivo, eterico e fisico), generando uno squilibrio tra vecchie e nuove abitudini. Si configura, gradualmente, una lotta interiore e la nuova Coscienza impara, pian piano, a generare Armonia nei vari corpi, attraverso questo continuo scontro: ad ogni passo, vengono armonizzati, progressivamente, tutti i Corpi.

Discriminazione: essa è fondamentale per distinguere, all'interno dei nostri comportamenti, le tracce dei desideri nascosti. La mente deve imparare a discriminare la vera causa di ogni comportamento, accettando che, spesso, è la mente di Gruppo a vederla e non la nostra piccola e confondibile mente individuale. Il reale movente di molti comportamenti, ammantati di buone intenzioni, spesso, è un desiderio. Ad esempio, possiamo opporci ad un progetto solo perché non siamo stati noi a proporlo (desiderio occulto di affermazione e di supremazia) e la mente, poi, cerca ogni buon motivo per sconfermarlo.

Sacrificio del piacere, intendendo il piacere come “desiderabilità” di qualcosa. L'inversione di priorità tra Coscienza e personalità si realizza con il mancato rispetto di questo punto.
Il Sacrificio di ciò che la personalità ritiene desiderabile per sé è un processo delicato e graduale. Il lavoro in un Gruppo è un aiuto insostituibile alla realizzazione di questo processo: è solo in Gruppo che impariamo a disarmare alcuni antichi automatismi, destinati a tenere lontano il dolore e ad accettare di vivere la propria parte di dolore.

Ordine Rituale: esso prevede una gestione ordinata e rituale della vita quotidiana. Non è più il desiderio della personalità a decidere cosa e quando mangiamo, come parliamo e quando ci addormentiamo, ma uno stile di vita ciclico ed ordinato, orientato alla Coscienza.

Conclusioni

In sintesi, il desiderio, come attrazione verso qualcosa che manca, rappresenta un elemento di propulsione fondamentale della vita. Per questo, l’obiettivo di un ricercatore spirituale non è quello di reprimerlo, creando delle congestioni nel corpo emotivo ed eterico, ma di elevarlo e trasmutarlo in aspirazione.

 

Novembre 2014

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia

La Necessita Evolutiva

A cura di: Eugenio D. Sepe, Eulalia A. Onorati e Fortunata Folino *

 

Il termine «Necessità» deriva dal latino Necessitatem, proveniente da Necessus, o Necesse (il necessario); Necessus, a sua volta, si compone di Nec (non) e Cessus (participio passato di cedere): letteralmente, «non cedere», cioè, incessante, o non cedibile. Questa radice ci riporta a ciò che in ogni organismo vivente non è cedibile, o non cede, nel senso che incessantemente tende a manifestarsi: la scintilla divina, l’Anima, l’essenza. Questo significato ci indica che, per coltivare l’essenza, occorre eliminare il superfluo (cedibile) e tenere solo «il necessario».
Al tempo stesso, Necessus è anche riconducibile alla radice Nac, che ha il senso di raggiungere e di conseguire; ancora più indietro, troviamo la radice greca a-nagke, costringimento, bisogno, necessità.
Pertanto, se proviamo a sintetizzare le tre radici ottenute (incessante, conseguire e bisogno), ricaviamo il cuore del significato del termine necessità: una scintilla di luce divina, costretta nella profondità della materia, che rappresenta l’essenza non cedibile di ogni organismo e che, incessantemente, manifesta la sua necessità di raggiungere il suo obiettivo, ossia la fioritura della Coscienza dell’organismo, che essa anima.

La Necessità e lo sviluppo evolutivo

L’essere umano, nel suo sviluppo evolutivo, risponde, alla Legge del Karma, per cui dovrà vivere consapevolmente tutti gli effetti delle proprie azioni precedenti, in modo da comprendere, sul piano della Coscienza, le Cause ed il Senso di tutto quello che gli accade e dei suoi comportamenti. Per una buona parte delle sue vite, tutto questo accade in modo inconsapevole e per tentativi ed errori, dato che il magnete fondamentale che direziona le sue scelte e le sue azioni, è quello del desiderio.

Nell’essere umano, quindi, ogni comportamento è dominato dall’esigenza di soddisfare un qualche desiderio o necessità, che muta secondo il livello evolutivo della persona. La soddisfazione del desiderio, infatti, è una caratteristica dell’uomo, a qualsiasi livello di sviluppo: essa può esprimersi nell’impulso istintivo di conservazione (tipico dei selvaggi), quanto nei problemi economici dell’uomo moderno; sia nell’impulso alla riproduzione che nell’espressione del desiderio sessuale; sia nel desiderio di avere una fama riconosciuta, di essere rispettato e stimato (tipico della personalità che ha potere); sia nel desiderio di soddisfazione intellettuale e di conquista mentale del vero, o nel bisogno profondamente radicato di «paradiso e di pace» tipico del cristiano, o nella «aspirazione alla Luce» del mistico, o nell’anelito a identificarsi con la realtà, che è il “desiderio” dell’occultista.

Il Buddha, nel suo insegnamento, consapevole di quanto il desiderio, nelle sue diverse forme, condizioni l’umanità e causi i maggiori problemi dell’umanità, ribadisce l’importanza del suo dominio.
Le Quattro Nobili Verità infatti, ribadiscono il valore del dominio del desiderio:

1. L’esistenza nell’universo fenomenico è inseparabile dal dolore e dalla sofferenza
2. La causa della sofferenza è il desiderio di esistere nell’universo fenomenico (Legge di Necessità e del Karma)
3. Alla cessazione della sofferenza si perviene sradicando il desiderio per l’esistenza fenomenica (attaccamento alla forma ed alla materia)
4. La Via che conduce alla fine della sofferenza è il nobile ottuplice sentiero: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione.

Ognuno di questi passaggi rappresenta un discostamento dalla necessità legata alla materia ed un accostamento allo Spirito.
Anche il Cristo, avendo compreso la necessità, per l’uomo, di esser liberato dal desiderio insito nella sua stessa natura, fondò il suo insegnamento sulla necessità di cercare il bene del prossimo anziché il proprio, e di realizzare una vita di servizio, di sacrificio di sé e di amore per tutti gli esseri che potesse distogliere dal desiderio personalistico e condurre all’aspirazione all’Alto.
Solo in questo modo la mente e “l’occhio del cuore” (visione vera) possono essere distolti dalle soddisfazioni personali, e rivolti alle più profonde esigenze dell’umanità.
In tal modo, pian piano, si passa dal rispondere alle esigenze della personalità (soddisfazioni esterne, tangibili e materiali) al perseguire quelle dell’Anima.

La Funzione dei Valori e degli Ideali

Nel lento e faticoso passaggio tra la Personalità e la Coscienza, i Valori e gli Ideali svolgono una fondamentale funzione: quella di agenti catalizzatori.
Infatti, una Personalità Integrata, non orientata ad alcun valore, con un forte potere di azione, è un vero e proprio pericolo: essa, infatti, cercherà di accrescere il suo potere, utilizzando qualsiasi tipo di strumento ("il fine giustifica i mezzi") e cercando di portare le sue regole e di privilegiare i propri interessi, prima di ogni altra cosa.

L’Ideale costituisce un Punto di Tensione esterno, a cui la Personalità comincia a guardare, un po’ alla volta: infatti, dopo la fase della Personalità Integrata, troviamo quella dell’Idealista, dove il filo della Necessità Evolutiva si esprime attraverso la tensione impiegata, per raggiungere l’Ideale, considerato di valore.

Questa tensione dura vite e vite e produce una lenta e graduale trasmutazione della personalità, i cui meccanismi vengono pian piano depotenziati, per fare posto all’Ideale, a cui si aspira. In tal modo, la vita, in questa fase, ci offre una lunga serie di prove alle quali impariamo a rispondere, incrementando, di prova in prova, il livello di coerenza tra la risposta della personalità ed il Valore scelto.

 

Ottobre 2011

* Psicoterapeuti e Psicologi dell’Associazione Dhyana, Lazio e Lombardia